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L'evocazione del passato

Amarezza e malinconia, quando lo sguardo va al passato


di Marina Zinzani

Quando il passato torna, il tempo sembra non sia mai passato, si riaprono immagini, ricordi, si ripresentano come cosa attuale gli eventi, che hanno mantenuto la loro forza.
E’ qualcosa legato alla sfera personale dell’individuo, c’è un elemento che ha evocato una parola, un profumo, un sapore, e si apre una porta, che può essere anche dolce, se si pensa alla madeleine di Marcel Proust.
L’evocazione diventa mezzo per riaffermare la presenza del cordone ombelicale che ci lega a qualcosa, a delle radici, a degli eventi, che hanno segnato la crescita, distrutto anche, certo cambiato.
L’evocazione è legata anche ai ricordi collettivi di un Paese, alle sue tragedie, ai suoi momenti belli, basta pensare ad una partita dei Mondiali, ai fatti di cronaca che a suo tempo hanno colpito l’opinione pubblica.
L’evocazione fa ritornare indietro nel tempo, fa parte di una misteriosa macchina del tempo. Con il senno di poi, quando si ricorda quell’evento si pensa che le cose dovevano andare diversamente. Ci si chiede perché non sono andate in altro modo. Si vedono le tante possibilità che allora non si erano viste. Ci si chiede perché certe cose sono accadute, si è permesso che accadessero.
Questo fa parte della vita e dei suoi vicoli tortuosi, del senno di poi. L’evocazione diventa quindi percorso amaro spesso, malinconico per ciò che è svanito di buono, di gioioso, e quando l’evocazione riguarda fatti pubblici sembra che ogni nota negativa sia un piccolo mattone che ha costruito, negli anni, il disincanto, la rassegnazione, il non voler partecipare più a nulla.
La vita è ora, dietro alle spalle c’è un mondo sì, ma spesso di altre persone, di ciò che eravamo.

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