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Cos'è il plagio?

Ci confrontiamo con la scrittura degli altri, e non sempre è plagio. Le facce della memoria definiscono la nostra identità


di Davide Morelli

Alla voce plagio nella Treccani si trova scritto: "Il fatto di chi pubblica o dà per propria l’opera letteraria o scientifica o artistica di altri; anche con riferimento a parte di opera che venga inserita nella propria senza indicazione della fonte”.
Chi commette il reato di plagio si appropria in modo indebito di un'opera dell'ingegno altrui. Già Marziale si lamentava di questa pratica. Chi plagia potrebbe essere perseguito legalmente o comunque squalificato dalla comunità letteraria. Bisogna portare le prove. Non si può genericamente scrivere o dire che un'opera è uno scopiazzamento. Si dica dove e da chi ha copiato questo o quell'autore. Lo si sbugiardi con riscontri oggettivi.

Il plagio può essere volontario o involontario
Esiste il caso della cryptomnesia, ovvero una distorsione cognitiva che fa ritenere propria un'espressione o una idea di altri. D'altronde anche la memoria può fare dei brutti scherzi. Si può incorrere nel plagio per lacuna (una persona è ignara che qualcosa è già stata creata) o per inganno della memoria (un poeta  ritiene di avere creato un inusuale accostamento di parole ed invece scopre che quell'espressione verbale era già stata coniata). 
Sono per così dire i rischi del mestiere. Ma un conto sono due parole. Un altro è copiare per intero. Musicalmente vanno molto di moda "le interpolazioni", cioè gli inserimenti di pezzi di canzoni altrui nelle nuove. Musicalmente le cause durano anni per stabilire le somiglianze tra brani. In letteratura si distingue tra il plagio, che è un vero furto, e il richiamo intertestuale, che è  un omaggio. Non è nessuno dei due invece l'eavesdropping, tanto cara ai poeti di ricerca, cioè l'intercettazione di una frase di una conversazione origliata. 
Osservazioni? Almeno tre.

Non bisognerebbe avere buona memoria

Bisognerebbe leggere e poi subito dimenticare i grandi autori e le loro grandi opere. Bisognerebbe cercare di scacciare dalla mente il più possibile i grandi per non scimmiottarli, per non imitarli goffamente. Chi legge troppo rischia di commettere plagio o addirittura di essere plagiato dalle voci degli autori. Bisogna dimostrare di avere delle proprie idee. Bisognerebbe cercare di dimenticare per essere o perlomeno sentirsi più liberi nella scrittura. La Deledda, Quasimodo, Montale, Dario Fo non erano dei letterati: erano prima di tutto degli autodidatti geniali. Sembra un paradosso: in Italia sono stati più gli autodidatti che gli accademici a vincere il Nobel per la letteratura. Troppa cultura può soffocare la creatività.

Bisognerebbe avere ottima memoria
Ricordarsi tutte le opere lette per non ripetere gli stili e le idee dei grandi autori. Bisognerebbe avere ottima memoria anche per non ripetere gli errori delle brutte opere lette. Leggere significa assorbire. Chi è più colto sa veramente se quello che scrive è creativo o meno. Per essere veramente originali bisogna sapere cosa è stato scritto prima. La cultura aumenta la consapevolezza di quel che si fa. Solo le persone colte riescono ad avere risultati apprezzabili nella scrittura. Per T. S. Eliot la poesia era la mistura di talento e conoscenza della tradizione. 

Talvolta non è importante la cultura
Forse scrivere dipende in alcuni casi dalla capacità di inventare storie e in altri dalla capacità di raccontare le storie che si è vissuto. Spesso non dipende neanche da questo. Che cosa è che tiene incollato qualcuno alla scrivania in una bella giornata di sole? Spesso chi scrive lo fa soltanto perché è una persona che soffre o che ha disturbi di personalità più o meno lievi oppure di disturbi dell'umore. Ciò che contraddistingue gli scrittori quindi non sarebbe tanto la cultura, l'intelligenza o le abilità verbali quanto la capacità di esperire più intensamente gli stati di animo. Gli artisti sarebbero più “saturnini” come scriveva Calvino in Lezioni americane. La scrittura spesso è consolatoria. La poesia è terapeutica. Spesso la scrittura è determinata dall'assenza. Chi scrive lo fa perché gli manca qualcuno o qualcosa.
Se i suggerimenti non sono sufficienti, conviene osservare gli altri. 

La poesia contemporanea oltre il plagio
Altre cose sono i  détournement dei situazionisti (citazioni deformate, dissacranti e decontestualizzate) o le citazioni ludiche dei postmodernisti. Si pensi più recentemente al googlism, in cui i poeti contemporanei creano un componimento con i risultati delle ricerche del motore di ricerche. In questo caso si tratta di un furto particolare: all'intelligenza collettiva del web. E che dire delle poesie combinatorie di Nanni Balestrini, create negli anni sessanta con alcuni testi di altri autori? Il grande poeta travalicò il concetto stesso di plagio con l'arte combinatoria. Lo stesso fecero e fanno tutti gli artisti che creano poesia visiva con la tecnica del collage. In questo caso i poeti prendono a prestito parole dai quotidiani. Come considerare i cut up di Burroughs? Sono pratiche scorrette che portano all'inautenticità? 

L’ossessione del plagio, come difendersi?
I giurati dei premi letterari sono ossessionati dai plagi. C'è sempre qualcuno in malafede o qualche goliardico che partecipa ai concorsi spacciando per propri componimenti di altri autori. Talvolta questa paura di incorrere in un errore madornale porta a giudicare dei bei componimenti come artefatti o non genuini. 
D'altronde i critici letterari non possono conoscere a memoria tutte le poesie scritte nel mondo in ogni epoca ed è altrettanto vero che al momento non esiste un motore di ricerca poetico, che contenga i versi scritti da tutti gli autori di ogni luogo e di ogni epoca. Poi è sempre difficile giudicare la qualità delle poesie. È vero che è improponibile il paragone tra la poesia di un bambino di terza elementare e una di Montale. Ma spesso le differenze non sono così marcate.
Gli artisti più creativi sono quelli che hanno uno stile inconfondibile e riescono ad esprimere una loro visione del mondo, prendendo con le loro opere coscienza di certe problematiche e fornendo al lettore una nuova chiave interpretativa.
Borges scriveva di poeti che avevano trovato "il loro filone di cose". Gadamer fa l'esempio della Provenza rappresentata dai quadri di Van Gogh, che viene arricchita di senso ed assume una nuova significazione. È già molto se un autore riesce nello straniamento, cioè nel rovesciare il punto di vista del lettore come Tolstoj nel racconto Cholstomér o più recentemente Brown nel racconto fantascientifico Sentinella

L’imitazione come rinuncia alla creatività

Molti imitano, è perfettamente comprensibile. Talvolta impersoniamo una parte, recitiamo un ruolo. Molto spesso siamo maschere. Secondo Schopenhauer nella vita perdiamo 3/4 di noi stessi per essere come gli altri. Molti preferiscono  essere amati a tutti i costi dagli altri. Anche se questo significa perdere genuinità e significa essere amati per ciò che non si è. Molti cercano approvazione. Questo appiattimento, questa pressione esercitata dal conformismo inibisce la creatività. 
Sempre Eliot in Philip Massinger scriveva che "i poeti immaturi imitano e i poeti maturi copiano". Secondo la legge di Felson "rubare un'idea a uno è plagio, rubarle a molti è ricerca". Allo stesso tempo altri  poeti, veri o presunti, ricercano l'originalità a tutti i costi, ma anche questo può risultare stucchevole. Sempre a proposito di questi anni di "sovrapproduzione poetica", in cui tutti scriviamo, Alfonso Berardinelli sostiene in La poesia verso la prosa che "l'eccezione diventa la regola". Riguardo alla poesia Dario Bellezza sosteneva che molti fossero chiamati e pochi gli eletti. Vittorio Sgarbi provocatoriamente dichiarò che i poeti dovessero andare a vendere i loro libri porta a porta per vedere le reazioni delle persone.

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