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Prima del viaggio


di Cristina Podestà 

Le panchine della stazione erano gremite di persone. Eliza guardava spaesata quei convogli passare velocemente, tanto che se non fosse stata attenta, sarebbe volata via. Le mani raggrinzite per il freddo, nonostante i guanti, il cappello calato fin quasi sugli occhi, il pellicciotto che la copriva ma le lasciava al freddo le gambe, strette in un paio di jeans.
Intorno pullulavano valigie, signore altezzose, uomini ben vestiti e clochard; studenti universitari, ragazzine con i piercing, sbadate e con la pancia scoperta, un giovane tutto tatuato che appariva molto infreddolito ma orgoglioso della sua maglietta a maniche corte. 
Eliza guardava con interesse ciascuna situazione intorno a sé: immagini che la colpivano in ogni istante e che avrebbe ricordato negli anni a venire. Una giovane donna incinta sui tacchi, un distinto signore di una certa età con un impermeabile firmato Burberry, un giovanotto stanco che trascinava la valigia con scarsa volontà. 
Entrò nel bar, affollatissimo e pulsante. Profumo di caffè e vocio: “un cornetto alla marmellata s'il vous plaît, a coffee please, scusi potrebbe farmi un the verde, vorrei un cappuccino con poca schiuma, avrei bisogno della toilette”. Una benevola confusione le faceva compagnia, in questo giorno difficile, in cui lasciava ogni suo angolo conosciuto per addentrarsi in un mondo nuovo e chissà cosa avrebbe trovato. 
Quel giorno la stazione rappresentava per lei un porto ancora sicuro, prima di balzare in un poi ancora tutto da realizzare. Eliza chiese un caffè e, sorridendo ad un cagnolino che le si avvicinava al guinzaglio di una signora di una certa età, sorseggiò più serena. 

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