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"Il monaco nero" di Anton Čechov

(La dacia di Čechov - Wikipedia)
di Liana Monti

“Il professor Andrej Vasil’ič Kovrin era affaticato e aveva un esaurimento nervoso.” Inizia così un racconto, scritto nel 1894, che scava nella profondità di un uomo all’apparenza normale il quale vive una vita dove in teoria non manca nulla e tutto dovrebbe o potrebbe essere perfetto.
In realtà qualcosa non va. Un tormento interiore, un desiderio non ascoltato, una necessità inconfessata.
In questo percorso egli incontra un uomo insolito, con il quale si instaura un dialogo che via via diventa sempre più introspettivo. I due entrano in confidenza e per il protagonista quell’uomo diventa una presenza importante, che lo ascolta, lo capisce e lo consiglia. Il monaco nero. La leggenda narra che il monaco nero appare ogni mille anni. Il monaco assegna al professore una missione molto importante ed egli si sente onorato e un privilegiato, un eletto.
Purtroppo questo personaggio è visibile solo per lui, nessun altro lo vede o lo sente parlare.
Chi osserva il professore mentre ragiona e discute con il monaco ha l’impressione che egli stia parlando con il muro. Il lettore stesso a volte non capisce bene dove sia il confine fra la realtà e l’illusione. Egli esiste solo nella sua immaginazione? È un fantasma?
Il professore, sospettato di soffrire di una malattia che provoca allucinazioni, venne curato per un certo periodo durante il quale il monaco non gli apparve più ed egli, senza quella presenza, si sentì perso.
Poi un giorno il monaco tornò a fargli visita per l’ultima volta. Il racconto incuriosisce, stupisce e lascia una serie di interrogativi su vari aspetti dell’esistenza.

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