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Romania al bivio, il futuro europeista del Paese

(Nicușor Dan, foto Repubblica)
Post scriptum del 18 maggio. C’è ancora speranza per l’Europa e la democrazia. Nicușor Dan, 55 anni, ha vinto con oltre il 53% dei voti, ed è già al lavoro. All'annuncio, la capitale romena in festa. La sfida costruttiva del presidente in pectore: «Riunire il Paese».

(Angelo Perrone) Le elezioni presidenziali in Romania rappresentano un momento cruciale per il Paese e per l’Europa.
Il ballottaggio del 18 maggio vedrà contrapposti George Simion, leader dell’estrema destra nazionalista, e Nicușor Dan, sindaco di Bucarest e candidato europeista. Dan, matematico con studi alla Sorbona, è considerato l’ultima speranza per i liberali e per chi crede in una Romania ancorata ai valori europei.
Tuttavia, la sfida è ardua: Simion ha ottenuto il 40,5% dei voti al primo turno, mentre Dan si è fermato al 20,9%, superando di poco il candidato governativo Crin Antonescu.
La Romania è un Paese chiave per la stabilità dell’Unione, soprattutto alla luce della guerra in Ucraina e delle tensioni geopolitiche. La vittoria di Simion, noto per le sue posizioni euroscettiche e per i legami con l’ex candidato filorusso Calin Georgescu, potrebbe segnare un cambio di rotta per la politica estera rumena.
Dan, invece, rappresenta una visione opposta: trasparenza, lotta alla corruzione e rafforzamento dei legami con Bruxelles. Il suo programma punta su riforme economiche e istituzionali per garantire una Romania più integrata nell’UE.
La sfida tra i due candidati riflette una divisione profonda nella società rumena: da un lato, chi vede nell’Europa una garanzia di stabilità e progresso; dall’altro, chi vuole un ritorno alla sovranità nazionale e una politica più indipendente. Il voto sarà decisivo per il futuro del Paese e per la direzione che prenderà l’Europa nei prossimi anni.

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