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Tricolore, l'errore che parla di noi

(Altre riflessioni in La fascia negata, Critica liberale 21.5.25)

(Angelo Perrone) Il gesto della neosindaca di Merano, Katharina Zeller, di togliersi la fascia tricolore durante la cerimonia di insediamento ha suscitato opposte reazioni.
La scena mostra la sindaca che chiede se sia davvero necessario indossare la fascia, per poi rimuoverla immediatamente. Disagio, imbarazzo, fastidio. Toni poco appropriati.
La destra ha parlato di disprezzo verso il tricolore e sfida nei confronti degli italiani della città; mancanza di rispetto verso la comunità italiana.
Di fronte alle polemiche, la Zeller ha cercato di ridimensionare, di fatto sottolineando, per negarla, l’offesa ai cittadini di lingua italiana: non aveva inteso disprezzare la fascia. Ma le sfuggiva il senso grave del gesto.
In un caso e nell’altro, il medesimo errore: quello di fare, della fascia tricolore, un simbolo di parte. La Zeller ha mostrato una mancanza di educazione istituzionale, oltre che di consapevolezza della storia alla quale anche lei appartiene. È stata irrispettosa verso tutti, non solo “gli italiani”.
Nella caduta di stile che tutti unisce, s’è persa forse, da parte della Zeller e dei patrioti di destra, l’occasione di riaffermare semplicemente che la fascia è motivo di orgoglio per tutti, è un simbolo che tutti rappresenta e che, nel caso, sta a indicare dignità del ruolo e appartenenza. Le quali derivano in ultimo dal voto appena espresso.
Forse c’è una storia di tutti e più alta, oltre a quella dei gruppi linguistici, delle tradizioni locali e delle tendenze di parte.

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