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Gaza, massacro senza fine

(foto Unicef)
(Sull'argomento, "Gaza in cenere", Critica liberale 9.5.25)

(Angelo Perrone) Tra macerie e fame, il grido disperato di Gaza. Il fuoco infinito di Netanyahu («Siamo alla vigilia di un’invasione massiccia nella Striscia. La popolazione verrà spostata») divora un popolo. La situazione a Gaza è una tragedia umanitaria. Il massacro in corso, la fame che affligge la popolazione civile e la politica di Netanyahu stanno portando la regione in un baratro. Elly Schlein (segretaria Pd) definisce il piano di occupazione e deportazione dei palestinesi un «disegno criminale».
Le immagini che arrivano da Gaza mostrano una popolazione stremata, costretta a sopravvivere in condizioni disumane. Il blocco degli aiuti umanitari ha aggravato la crisi, lasciando migliaia di persone senza cibo, acqua e cure mediche. La comunità internazionale ha il dovere di agire, ma le risposte tardano ad arrivare, il governo israeliano continua la sua offensiva senza alcun freno.
Netanyahu ha giustificato le operazioni militari come una necessità per la sicurezza di Israele, ma la realtà è che la popolazione civile sta pagando, senza ragione, il prezzo più alto. La deportazione forzata dei palestinesi e la distruzione sistematica delle infrastrutture di Gaza non possono essere considerate misure di sicurezza, ma atti di violenza indiscriminata. La politica di Netanyahu alimenta un ciclo di odio e vendetta che compromette ogni possibilità di pace.
(foto Reuters)
Liliana Segre, senatrice a vita e testimone della Shoah, in un intervento sul Corriere della Sera, ha espresso «profonda repulsione» per il governo di Benjamin Netanyahu, criticando duramente la sua gestione del conflitto a Gaza. La guerra ha assunto «connotati di ferocia inaccettabili, andando ben oltre i limiti del diritto di difesa e violando i principi umanitari e il diritto internazionale».
Pur condannando il fanatismo teocratico e sanguinario di Hamas, Segre ha sottolineato che il governo israeliano ha commesso stragi di civili e distruzioni immani. Il popolo israeliano e quello palestinese sono «intrappolati in una condanna a odiarsi e combattersi a vicenda», guidati dalle peggiori componenti delle rispettive classi dirigenti. Così i crimini del governo Netanyahu, che non possono essere imputati all’intero popolo ebraico, sono diventati un pretesto per sdoganarlo.
La comunità internazionale deve smettere di essere spettatrice e assumersi la responsabilità di fermare questa tragedia. Il silenzio e l'inazione equivalgono a complicità. Gaza non può essere abbandonata a un destino di distruzione e sofferenza. È tempo di agire.

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