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L'arte che fa soffrire

Non si può usare l’arte per mascherare sé stessi, ed apparire solo eccentrici di Maria Cristina Capitoni (Commento a Roman Polanski, l’arte e la biografia dello stupro , PL, 12/11/19) Un uomo piccolo piccolo, qui l'arte non c'entra nulla. Lui, Roman Polanski, ha un talento, indubbio, e indubbiamente sprecato; l'arte però è altra cosa, investe tutta la sfera vitale di una persona, illumina le zone d'ombra, nutre il quotidiano attraverso uno sguardo che tutto trasforma e reinterpreta in positivo, l'artista soffre ma non fa soffrire, non consapevolmente.

Impunità

I riflettori celebrano ed esaltano la fama. Spesso solo del più forte. Non possono cancellare l’infamia di Marina Zinzani (Commento a Roman Polanski, l’arte e la biografia dello stupro , PL, 12/11/19) C’è sempre un potere sopra che non permette di dire, di denunciare. E’ una storia vecchia come il mondo, gli scambi di ruoli fra vittima e carnefice, i colori non meglio definiti.  Il denunciare un personaggio noto comporta avere tutta l’attenzione addosso, attenzione non richiesta, che non lenisce il dramma che si è vissuto. Anzi, spesso lo amplifica.

Polanski, l'arte e la biografia dello stupro

Dietro l’accusa di stupro contro il regista Roman Polanski, autore del film J’accuse, l’eterna questione della libertà dell’arte rispetto al giudizio sulla persona dell’autore. La memoria non guarisce senza riparazione delle ferite. E l'arte non può giustificare nefandezze private (a.p.) L’accusa di stupro mossa dall’ex attrice francese Valentine Monnier , dopo 44 anni di silenzio, non è soltanto la quinta denuncia di questo tipo che piove sulla testa del regista franco-polacco Roman Polanski. Né è l’ennesimo episodio di violenza sessuale in cui sia coinvolto un personaggio dello spettacolo. Come a proposito del produttore cinematografico americano Harvey Weinstein , incolpato da uno stuolo di attrici, compresa la nostra Asia Argento.

Autunno

Le svariate suggestioni di una stagione come l'autunno: i ricordi non sono spettri possessivi, piuttosto evocano la ricchezza del passato di Bianca Mannu Con gli occhi ben aperti ospita le sere quest’autunno d’annata pastore vagheggino di nuvole giocose per pettinarle aggraziate sui becchi d’orizzonte.

Bassifondi

Non solo la povertà, l’aridità che porta alla mancanza di ogni speranza di Marina Zinzani Il bambino e i bassifondi, si vede tutto con gli occhi della mancanza: manca il cibo, l’acqua, il gas, il telefono, manca un futuro.

Evanescenza

Il rimpianto per un amore perduto di Marina Zinzani Delicate erano le sue mani, eleganti le sue movenze, il mondo appariva armonia, magia breve e intensa: così ricordava quell’amore passato, il sale, la goccia di rugiada che si nota su una foglia, un sorso di vino che inebria il palato.

Amedeo Modigliani in mostra nella sua Livorno: ritratto di un'epoca

Livorno rende onore ad Amedeo Modigliani: una grande mostra, che vuole raccontare, insieme al genio, un’epoca, un mondo artistico, e infine la Parigi magica di inizio ‘900 (ap*) Livorno ricorda e celebra il suo Modì. Con una mostra – la più attesa dell’anno, non solo in Italia – che già nel titolo, Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori delle collezioni Netter e Alexandre , indica l’ampiezza del disegno organizzativo che l’ha ispirata. Appena aperta ai Bottini dell’olio , nel suggestivo quartiere La Venezia , costruito sui canali di accesso al mare, dove ha sede il Museo della città. Un luogo simbolico, questo ex deposito di olio, proprio per essere sull’acqua, come la casa in Laguna a Venezia dove il pittore risiedette per qualche tempo, mentre studiava all’Istituto per le belle arti, prima di emigrare in Francia.

Il bracciante traffichino

A Gesòli, paese immaginario della Sardegna, la storia di Ranieri colpito da una sventagliata di colpi durante l’occupazione nazista. Credeva d’essere morto, ma non era arrivato il suo momento di Bianca Mannu Ranieri, camminando non vedeva quasi nulla davanti a sé, gli occhiali punteggiati di pioggia. Ma certo sentiva. E sentiva qualcosa, qualcosa di somigliante a voci. Sempre più chiaramente sentiva voci, voci ansimanti, strane, come emissioni sfrangiate, in corsa. Mugolii anche, ma umani, troppo umani, femminili, anzi femminili e nasali, da lingua torpida. “Qui? E come può essere ?”.

I tuoi fantasmi, figlio

Pensieri di madre: la vita in pericolo di Laura Maria Di Forti Guardami. Guarda le mie mani, hanno tanto faticato. Guarda i miei occhi, hanno tanto pianto. Guarda la mia bocca, ha tanto gridato. Eppure sono ancora qui.

Destarsi un giorno

Familiarità e contraddizioni: l’oscurità con cui ci confrontiamo di Maria Cristina Capitoni T’ho visto qui infinite volte come fosse la prima casa tua è sempre la stessa hai perduto spesso il cuore altre la testa dormivi tutto il tempo e poi di nuovo il gioco appena desto un’altra mano ancora