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Ibusemi: la malinconia sottile che non sappiamo spiegarci 🇯🇵

Immagine serale da una finestra, un fiume che scorre e in lontananza torri, chiese, palazzi di una città antica
(Introduzione a Marina Zinzani). Esistono emozioni che la lingua italiana fatica a perimetrare con un unico termine. “Ibusemi” è una di queste: una parola giapponese che tenta di dare forma a uno stato d’animo. Non è solo tristezza, ma una vibrazione dell’anima che ci connette a ciò che manca o che avrebbe potuto essere.

(Marina Zinzani). 

La geografia dell'assenza

“Ibusemi” è una parola giapponese che cerca di cogliere uno stato d’animo di non facile lettura. La malinconia che assale, senza una spiegazione ben precisa. Ma la malinconia in sé ha contorni spesso indefiniti.
È la mancanza di una persona cara, di un ambiente che si ricorda gradevole, di una persona amica. È quel senso di solitudine della domenica pomeriggio, quel vedere il sole e la vita là fuori suggerita, e percepire la mancanza di qualcosa, quello che poteva essere e non è stato, quello scontro umano quando doveva esserci assonanza, quel fiore che non colsi.

Tra versi e tempeste dell'anima

La malinconia che fa scrivere versi ai poeti, l’amore come una coperta dorata che ha investito l’altra persona, una coperta che era sprecata. È il navigare senza una meta precisa, su onde alte, in balia di tempeste.
È il mare dolce e amaro dell’essere sopravvissuti, l’abbracciare sé stessi, il sentirsi vivi, miracolati, e godere della vita nelle sue particelle più elementari. 

La forza della fragilità

Ibusemi è la voce di chi non è un vincente, di chi non ha risposte chiare e veloci, di chi non segue dogmi e protocolli, di chi si sente fragile e con la propria fragilità dialoga, e l’accetta. È l’arrendersi dolce ad un mattino d’estate. C’è stato un temporale la notte. L’aria è fresca sulla pelle.

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