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L’altalena e la tela nascosta: il segreto nel solaio 🖼️

una donna dell'800 siede di spalle in un'altalena e guarda la vallata
(Introduzione a Laura Maria Di Forti). Nel labirinto delle relazioni umane, l'arte diventa spesso l'unico rifugio per i desideri inconfessabili e le passioni non corrisposte. L’autrice ci conduce in una dimora apparentemente tranquilla, dove le dinamiche di un gruppo di amici nascondono tensioni sotterranee.
Il fulcro della narrazione si sposta rapidamente dal salone della colazione all'oscurità di un solaio, trasformato in un atelier segreto dell'anima. 
È qui che la scoperta di un dipinto rompe l'equilibrio delle finzioni quotidiane, spogliando i protagonisti delle loro maschere e rivelando la vulnerabilità di un amore impossibile e la spietata gelosia di chi si scopre improvvisamente escluso.

(Laura Maria Di Forti). 

Il risveglio di Guido e la calma apparente

Due giorni dopo, la febbre era totalmente passata e Guido poté recarsi in salone a fare colazione. Si sentiva ancora affaticato ma era sicuro che, con una buona tazza di caffellatte, qualche biscotto e un poco di aria fresca, avrebbe ritrovato le forze.
Mangiò pertanto con appetito e, mentendo spudoratamente, chiese scusa a Marco per averlo investito durante la sua caduta improvvisa dovuta allo svenimento. La cosa finì naturalmente in un batter baleno e ognuno di loro, dopo essersi più volte domandato in quei giorni che cosa ci facesse Guido con il pugno alzato contro Marco, pensando che fosse stato tutto un malinteso si ritenne pertanto soddisfatto.
La mattinata trascorse piacevolmente. Paola e Marco fecero un giro dei campi in bicicletta, Adele e Giacomo andarono a passeggiare e Flora e Franco rimasero in giardino a chiacchierare. Guido, come al solito, era sparito.

La ricerca di Flora e la stanza dei ricordi

Fu verso mezzogiorno che Flora, esasperata di non vederlo dall’ora di colazione, decise di capire dove fosse sparito Guido. Si alzò dal divanetto del giardino dove aveva pigramente fumato una sigaretta con il lungo bocchino e lo cercò in salone senza successo. Forse si era sentito male o era stanco o non aveva voglia di compagnia, e allora salì a cercarlo in camera ma anche lì non lo trovò.
Le venne in mente che l’anno precedente Guido, in un momento di debolezza, vinto da un forte desiderio per lei ed il suo corpo e felice di essere stato soddisfatto, le aveva confidato l’esistenza di una stanza segreta, su nel solaio, una stanzetta che lui, molto giovane ancora, aveva arredato e trasformato in un atelier dove potersi rifugiare per dipingere.
La cosa, all’epoca, le era sembrata una confidenza di poca importanza ma ora, alla luce di quelle continue assenze, poteva rivelarsi molto utile. Salì le scale che davano al solaio, scale che nessuno si sognava di usare mai, e aprì l’ultima porta a destra. Dentro, intento a dipingere, c’era Guido.

Il dipinto svelato: la fine del mito della musa

«È qui che ti rintani, allora! – esclamò Flora sulla soglia della stanza– la vecchia, antica stanza segreta della tua giovinezza!»
Guido si voltò di scatto. Flora entrò nella stanza e guardò il quadro. 
Una donna, dipinta di spalle ma il viso voltato di profilo, era circondata da un tripudio di rose e giacinti, di lantane e portulache di ogni colore, di edere rampicanti e, sullo sfondo, da un rivolo d’acqua con dei salici sulla riva. A fianco alla donna, vestita con un abito verde di seta leggero e un cappellino calcato in testa, era dipinta un’altalena.
Flora rimase senza fiato. L’altalena era un regalo che lui le aveva promesso da tempo ma la donna dipinta non era lei, la musa di ogni quadro, di ogni scarabocchio, schizzo, di ogni disegno. No, non era lei, la sola e unica musa capace di donargli estro e fantasia, di ispirare la sua arte, accendere la passione da trasferire sulle tele e sporcarle di rosso e di blu, di verde e di giallo, di ogni colore possibile.
Lei, Flora, non era raffigurata su quella tela dipinta di nascosto, senza occhi indiscreti a guardare, ammirare, magari anche criticare. La donna col cappello aveva i capelli biondi e il profilo di Adele.

L'ira di Flora e la confessione silenziosa

Flora lanciò un urlo, un piccione volò via dal tetto sbattendo energicamente le ali, Guido chiuse gli occhi, cosciente di essere stato scoperto. Nessun segreto più, ormai, a difenderlo dalla verità, nessuna possibilità di amare riamato o anche solo di amare e basta, il pensiero solitario di un uomo consapevole di non avere probabilità.
Flora gli si parò davanti inferocita, buttò per terra i pennelli e avrebbe scaraventato in aria il cavalletto, fatto a pezzi la tela imbrattandola e calpestandola pur di eliminare quell’amore che lei aveva presentito, fiutato, aveva immaginato, sospettato, forse solo indovinato.
Guido però le afferrò le braccia impedendole di distruggere quello che per lui era l’unico modo per amare una donna che non avrebbe mai potuto avere perché Adele, questo lo sapeva bene, non lo avrebbe mai guardato come le aveva visto fare nei confronti di Marco.
I suoi occhi azzurri non si erano accesi per lui, ma erano diventati luminosi come diamanti, brillanti come il più costoso cristallo di Boemia guardando Marco e gli avevano riso come quando si scopre, per la prima volta, l’amore. 

Anime nude: la verità oltre l'artificio

La rivelazione del dipinto lo aveva reso nudo, scoprendo il segreto del suo cuore, quel desiderio inconfessato che poche sere prima stava per essere palese a tutti e che solo la febbre aveva evitato concedendogli l’alibi dello svenimento.
Ma Flora aveva varcato la soglia di quello studiolo che rappresentava l’alcova segreta della sua anima, la fanciullezza del suo cuore tornato indietro nel tempo, giovane anima innocente ancora alla scoperta dell’amore, e lo aveva guardato scandalizzata, rabbiosa di gelosia e risentimento, e niente più aveva senso.
Il suo cuore, lo sapeva bene, avrebbe smesso di fremere anche solo al ricordo di quei capelli biondi e di un vestitino verde di seta che si muoveva al respiro del vento. Ora, sarebbe rimasto solo il ricordo della rabbia furente di Flora e della sua delusione. 
Guido guardò Flora negli occhi neri, divenuti due tizzoni ardenti, e vi lesse solo disprezzo. Ma il disprezzo avrebbe dovuto essere il suo, piuttosto, quello provato per essere stato derubato, essere rimasto senza maschere dietro cui nascondersi, senza artifizi e senza difese. Nudo, esposto e pertanto vulnerabile. Il suo segreto era stato scoperto, la sua intimità violata.
Flora, atterrita nel vederlo così immobile, ferito e consapevolmente immolato al proprio dolore, non ebbe più il coraggio di infierire e, muta anch’ella, uscì dalla stanza, consapevole di non essere più la donna amata, e nemmeno la sola musa. La donna del ritratto l’aveva soppiantata in amore e come modella.

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