Passa ai contenuti principali

Non li digerisco

I peperoni, dolci e saporiti: ma possono essere – come molte cose nella vita – persino indigesti

di Marina Zinzani

Mi piacciono i peperoni. Ce ne sono di vari tipi, gialli, rossi, verdi, arancioni. Mi piacciono crudi, in insalata, tagliati a fettine sottili, ma anche al forno, con un po’ di pangrattato e qualche cappero e acciuga. Mi piacciono ripieni di riso, o ripieni di cubetti di pane, di olive nere, di capperi e pomodorini.
Il peperone si presta a tanti piatti, e nella sua varietà di colori dà anche un tocco di piacere alla vista, quando si serve in tavola.
Mia moglie non digerisce i peperoni. E’ una donna fredda, fra l’altro. Questo non c’entra niente sul fatto che non li digerisca, non è l’unica, la pelle andrebbe tolta prima di servirli, questo si dice dei peperoni. Si mettono nel forno pochi minuti e la pelle poi si toglie.
Mia moglie non li ama perché non li digerisce, ma ci sono parecchie cose che non digerisce. E’ una donna perennemente insoddisfatta, vorrebbe fare altro, vivere un’altra vita, non digerisce la mia famiglia, non sopporta mia madre, cosa che accade di frequente nei rapporti di coppia, e non digerisce i miei colleghi, dice che hanno fatto battute stupide, in qualche cena di lavoro dove c’era anche lei.
Non digerisce il fatto che io sia un uomo semplice, che le ho offerto una vita semplice. Mia moglie è bella, da giovane aveva vinto anche un concorso da miss. Ma poi non è andata da nessuna parte, o meglio, ha incontrato me, si è fidanzata, e la sua vita si è rilegata in un ufficio e nella nostra modesta casa. Non abbiamo figli, e questo non so se sia un bene o un male.
Ricorda delle volte, quando ci ritroviamo con degli amici, di quell’occasione perduta in cui uno importante, che lavorava in tv, le aveva offerto una parte in un programma televisivo, e poi, per il fatto che lei era con me quel weekend e non era raggiungibile, quello ha chiamato un’altra.
Con gli anni, quell’episodio è diventato come un tarlo, nella sua mente. Certo, la cosa le è stata raccontata così, chissà se era vera. Poi quello poteva insistere anche negli altri giorni, se era così interessato a lei. Io credo invece che certi ambienti rovinino la testa, che ti fanno vedere i lustrini e dietro c’è la sporcizia. Credevo che una vita affettiva stabile, con un compagno che la ama, che la mette al centro del suo mondo, le bastasse.
La seconda opportunità, la seconda strada… Tutti vorremmo fare qualcosa di diverso, tutti avevamo dei sogni, prima di finire rinchiusi in una fabbrica, o dietro un bancone di frutta, o in giro a parlare con i clienti. Per una donna, per lei, questi sogni sono spesso legati alla bellezza, che sfiorisce dopo un po’, c’è poco da fare, sfiorisce e lei finisce col guardare la foto in cui si era in costume, con un sorriso felice, bagliore della giovinezza durato una frazione di secondo. Qualche anno, alla meglio.
Lei non digerisce i peperoni che io le cucino. Le ho fatto oggi una crema con i peperoni: ho messo in un tegame uno spicchio d’aglio, dei peperoni rossi e gialli, dei pomodorini, ho cotto il tutto, poi ho tolto l’aglio, frullato i peperoni e i pomodori, e aggiunto alla fine un po’ di crescenza e mescolato. Infine ho condito i maccheroni con l’aggiunta di un po’ di parmigiano, e due foglie di basilico. Erano buonissimi, per me.
Lei, appena ha capito che c’erano i peperoni, ha fatto una faccia contrariata. “Sai che non li digerisco!” Ne ha mangiato due forchettate, e poi li ha lasciati lì. Nessuno sforzo, e poi gli avevo tolto la pelle, quindi erano digeribili, erano digeribili.
Ma la vita scorre, e le cose brutte hanno anche una fine. Dovrò prendere una decisione. La mia vita è diventata un frigorifero dei sentimenti, credo di avere già sprecato molto tempo nel cercare affetto, calore, comprensione da questa donna. Ero stato abbagliato dalla sua bellezza, che poi ora è svanita.
Voglio trovare una donna bella dentro, che si sieda a tavola con me e dica: “Che buono questo piatto con i peperoni!”

Commenti

Post popolari in questo blog

"Move to Heaven", il potere delle cose che restano

(Introduzione a Daniela Barone). Lasciare andare le persone amate è uno dei passi più complessi dell'esistenza, un percorso in cui gli oggetti materiali cessano di essere semplici cose per trasformarsi in custodi di memorie, segreti ed emozioni taciute.  Qui, l'esperienza dolorosa dello sgombero della casa genitoriale diventa la chiave di lettura per esplorare Move to Heaven, celebre serie televisiva coreana targata Netflix. Il racconto ci invita a superare il tabù occidentale della morte, mostrandoci come il ricordo e la cura verso chi non c'è più possano diventare uno straordinario strumento di rinascita per chi resta. (Daniela Barone). Il doloroso addio Una persona amata ci lascia, le sue cose rimangono. Arriva per tutti il momento doloroso di svuotare la casa dei propri cari; c’è chi preferisce svolgere autonomamente l’incombenza e chi preferisce condividerla con qualcuno.  Io dovetti farlo da sola per entrambi i miei genitori, morti a distanza di sette mesi l’una dall’...

La rotta del mare: viaggio interiore oltre il passato

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni. Una potente allegoria sulla consapevolezza e sul libero arbitrio interiore. Come muoversi tra il rischio di rimanere imprigionati nella nostalgia e l'atto coraggioso di correggere lo sguardo? Un componimento che invita al silenzio e all'attesa attiva, ricordandoci che per tornare a navigare verso il futuro occorre smettere di guardare indietro. (Maria Cristina Capitoni) Abbagli e richiami improvvisi disturbano il flusso leggero un filo sottile conduce al sentiero  correggi lo sguardo  che guarda all’indietro  immagini e voci passate son solo riflessi e il fiato non basta per tutti  conviene aspettare  finché non riaffiora la rotta del mare.

Un eroe silenzioso: recensione di “Piccole cose come queste”

(Introduzione a Marina Zinzani). Cosa spinge un uomo comune a trasformarsi in un eroe? Non servono gesti eclatanti: a volte la grandezza risiede nell'incapacità di voltarsi dall'altra parte di fronte all'ingiustizia. Nella recensione, il film “Piccole cose come queste” (disponibile su RaiPlay) diventa una profonda riflessione sul coraggio individuale, la coscienza morale e le cicatrici storiche lasciate dalle Case Magdalene in Irlanda. (Marina Zinzani) Chi è davvero un eroe? Cos’è un eroe? E’ una persona che mette a rischio la sua persona e quella dei suoi cari, il suo inserimento sociale, il suo lavoro, in nome di qualcosa di elevato: un ideale, il senso di giustizia, ciò che è giusto fare. Nel film “Piccole cose come questa”, disponibile su RaiPlay, l’eroe è un carbonaio, padre di cinque figlie, che porta il carbone nelle case.  Anche nel convento della sua città. Siamo negli anni ‘80, in Irlanda, e lui, per caso, si imbatte in alcune cose che lo turbano all’interno della...

Il mio mondo in una tazzina di caffè: ricordi di una donna

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono gesti quotidiani che scandiscono la nostra esistenza. Il profumo di una moka che sale, il rumore del macinino di legno, la schiuma calda di un espresso al bar: per la protagonista di questo racconto, il caffè non è soltanto una bevanda, ma una mappa emotiva. Attraverso il suo aroma, l'autrice ci riaccompagna nei ricordi della prima infanzia, tra le ombre delle relazioni passate e le prime scintille di una sofferta emancipazione, fino alla conquistata serenità della maturità.  (Daniela Barone). Il profumo dei primi anni e il rituale della moka Il primo caffè che assaggiai fu quello di Carlotta, la mia anziana vicina di casa. Io avevo solo quattro anni ma accettavo con piacere di mettere i grani lucenti e profumati nel macinino di legno che faceva un rumore simpatico.  Data la mia tenera età mi era concesso di berne solo un cucchiaino ma devo ammettere che non ne ero entusiasta. Imparai ad apprezzarlo da ragazzina, al ritorno dal liceo; a...

"Il raggio verde": la definizione di sé nel film di Rohmer

(Introduzione a Marina Zinzani). In una società che spesso ci impone ritmi frenetici, socialità forzata ed etichette immediate, cosa significa rimanere fedeli alla propria sensibilità? L’autrice ci guida nel cuore di uno dei capolavori più intimi di Éric Rohmer: Il raggio verde. Attraverso lo sguardo malinconico e incompreso della protagonista Delphine, il testo esplora il peso delle definizioni altrui e la ricerca ostinata di un luogo dell'anima.  (Marina Zinzani) Il cinema di Rohmer tra verbosità e autenticità Il film “Il raggio verde” (disponibile su RaiPlay, Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia nel 1986) riporta immediatamente ai temi del suo regista, Eric Rohmer: il mondo dei giovani, i loro problemi e le contraddizioni. Con il passare degli anni, la realtà vista dagli occhi di Rohmer può sembrare rappresentata in modo troppo verboso, o con storie semplici e senza temi forti, rispetto ai film di oggi.  La solitudine nella Parigi estiva “Il raggio vede” è forse il...