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Al cinema, "La dea fortuna"

La stanchezza della routine, gli eventi che sconvolgono gli equilibri. L’umanità dolente che ritrova nell’amore la forza di reagire

di Marina Zinzani
(Commento al film La dea fortuna di Ferzan Ozpetek)

I rapporti stanchi e la capacità di innamorarsi ancora della stessa persona. Un sentimento espresso così poco a volte, talmente così poco che arriva a perdersi. La capacità di andare oltre ciò che sarebbe giusto fare, in nome di qualcosa di più alto.

La famiglia che può essere quella che si crea, composta da persone che si scelgono. Il dramma della solitudine, in certi momenti sono davvero poche le persone disposte ad aiutare, che possono farlo. I segni del passato che hanno creato la vita attuale, che hanno inciso una personalità, intarsi dolorosi spesso.
L’ironia che può diventare soffio su un ammasso di carte pesanti, di pensieri pesanti, che diventano un attimo dopo leggeri come piume, sorridere. L’amore che si cerca, si perde, si anela in ogni forma, in ogni essere vivente, e la vita è complicata, troppo, a volte.
La rigidità, l’incompetenza, anche dei genitori, e i danni. Le cose che si fanno spontanee che vanno sopra a tutto, trascinano, e valgono più di mille parole. L’idea della vecchiaia che spaventa, senza una persona accanto.
L’imperfezione delle persone, le attese deluse. La ricerca nell’altro di qualcosa e confondersi, nella vita di tutti i giorni. Reinventarsi, vederlo come necessità, ogni tanto. La sublime bellezza di una danza che fa ballare tutti. La fortuna che può partire da un atto magico.
La fortuna che dipende dalle scelte, dal coraggio, dalla volontà, dall’entusiasmo. La fortuna come una dea che si accorge di noi. Qualche spettatore ha definito il film di Ferzan Ozpetek  “La Dea Fortuna” un film magnifico. Tocca i cuori, fa sorridere e commuovere, porta in una dimensione in cui contano prima di tutto i sentimenti. Un grande regalo di Natale, questo di Ozpetek.

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