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Non una sventura

Essere donna, la capacità di rialzarsi e sorridere alla vita

di Cristina Podestà

Essere una donna, nei secoli e millenni, è sempre stata una sventura. Sottomessa al padre o ai fratelli prima, al marito poi, la donna non ha mai goduto di alcun diritto o privilegio. Si è abituata a mettersi da parte anche se non dovrebbe, perché ricca di virtù.
La donna sa, conosce, esplora gli anfratti più intimi degli animi altrui ma nessuno conosce le sue notti insonni, i suoi timori, i dolori rinchiusi nel cuore e nella gola. 
La donna crolla, muore dentro ma sorride e non mostra le sue crepe. Quelle le conoscerà, forse, solo qualcuno di speciale, quello a cui è concesso entrare nel luogo più intimo. La donna si allontana silenziosa, bevendo una lacrima che scivola nel suo sorriso, il cuore straziato, l’umore rotto, ma sempre a testa alta.
La donna ha classe, ce l'ha dentro fin da subito, anche se ferita si allontana senza disturbare, senza mai ammettere la sua sconfitta. La donna, fin dalla nascita, cura le sue ferite con tanta dignità, al punto tale che nessuno le vede e crede alla dura corazza esterna. 
La donna sa amare in modo incondizionato, sa rialzarsi anche dalla peggiore delle cadute, si riappropria della sua bellezza interiore anche dopo una immane sconfitta, ingoia lacrime dense dietro una minima smorfia, talora scambiata per un sorriso, e vive l’esperienza più affascinante, più intrigante, più intima e speciale che esista e che nessuno riuscirà mai e poi mai a toglierle, nonostante tutto: dare la vita!

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