Passa ai contenuti principali

Il peggio deve arrivare

di Marina Zinzani

“E non permetteva che alcuno si comportasse in modo crudele con gli uccelli e le altre bestie, ma insegnava l’amore e l’affetto e la carità, e ai poveri dava pane, e ai bisognosi dava vestiti, e nel paese regnavano la pace e l’abbondanza. Ma egli non regnò a lungo: tanto grande era stata la sua pena, e tanto amaro il fuoco della sua esperienza, che in capo a tre anni morì. E quello che regnò dopo di lui fu un re malvagio.” (Oscar Wilde)

La storia ha tanto da raccontare, in merito ai re venuti dopo. Ai re malvagi. La storia ha tanto da raccontare di paci precarie, di momenti di quiete, addirittura di prosperità e buon governo, e fioritura delle arti e incensamento degli artisti, che come per una magia, hanno utilizzato le loro armi, pennelli, colori, scalpelli, i tasti di un pianoforte, per richiamare bellezza. Bellezza e pace, in un momento di pace. 
Gli artisti hanno creato anche in momenti molto bui, ma la fioritura del Rinascimento, ad esempio, la ricerca dell’espressione di qualcosa di luminoso, è stata risaltata nei momenti floridi, e l’armonia era un’idea da fare emergere, a cui dare forma, attraverso le opere. Quelle opere che ancora oggi ammiriamo. C’era probabilmente allora un sovrano illuminato, che apprezzava il bello, che aveva dato possibilità, a chi poteva, di creare il bello.
Durano relativamente poco questi periodi, perché il re malvagio è dietro l’angolo, è quello che viene dopo, è quello che devasta, distrugge, deride, fa scempio di tutto ciò che si era creato prima, che si era creato con amore. Il re malvagio appare protetto da demoni, ride e prova piacere nel vedere le sofferenze altrui, e si circonda di squallidi personaggi compiacenti. Il potere diventa il mezzo per assaporare piacere nel creare le sofferenze altrui.
Quello che regnò dopo di lui fu un re malvagio. Si rimpiangono statisti, personaggi passati nella storia, non necessariamente capi di Stato, ma comunque persone che hanno lasciato un segno, attraverso la loro vita. Si rimpiangono persone che avevano avuto una luce dentro di sé, e quella luce l’hanno irradiata a chi era vicino, e non solo, anche con le loro parole, la loro presenza, sono stati un appoggio, un faro per tantissime persone.
I re malvagi, quelli che vengono dopo, sono dietro l’angolo. Una cosa che fa stringere il cuore. Che rende annichiliti.
Una donna piange suo figlio perduto in guerra, le madri che piangono i loro figli hanno lo stesso dolore. Volevano vivere in pace, vedere i figli costruirsi una famiglia, regalare loro un nipote. Il figlio era la loro vita, il loro futuro. I re malvagi se ne infischiano di queste cose, ridono, sono senza cuore.

Commenti

Post popolari in questo blog

Trieste, città del vento: sulle tracce di Joyce e dei suoi poeti

(Introduzione a Daniela Barone). Crocevia di culture e rifugio di grandi pensatori, Trieste non è un semplice luogo geografico, ma un vero e proprio stato d'animo. In questo diario di viaggio, la "scontrosa grazia" cantata da Umberto Saba si fonde con la memoria di James Joyce, che qui visse, amò e scrisse, trovando una seconda patria. Un itinerario evocativo tra le vie del centro, l'orizzonte plumbeo del mare e il colle di San Giusto, alla scoperta di una città sospesa tra nostalgia, mistero e poesia. (Daniela Barone). Il fascino mitteleuropeo e l'incontro letterario Una decina di anni fa, dopo un breve viaggio d’istruzione con la mia quinta a Trieste, volli ritornare in questa città che tanto mi aveva colpito. Non è facile raggiungerla, defilata com’è all'estremità orientale d' Italia. Come spesso sento dire: "a Trieste ci si deve proprio voler andare" ma ne valeva la pena.  Diversa da tutte le altre in Italia per la sua natura mitteleuropea, è...

L’empatia verso gli altri nasce dall'ascolto di sé

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Imparare ad ascoltare sé stessi è il primo passo per potersi aprire davvero agli altri. Il dolore non ascoltato diventa una barriera che isola e inaridisce l'empatia: un richiamo essenziale a non ignorare le proprie ferite per rimanere umani. Maria Cristina Capitoni Quando ti ignori riduci i canali del cuore, scambiando le parti. Se soffochi il tuo dolore non senti più quello degli altri.

Il mazzolino per la maestra

Cristina Podestà -  Giornate in casa, notizie sul coronavirus, nuovo lavoro da remoto e tanti ricordi: una primavera, un gesto, un momento.  La televisione che parla, nessuno la ascolta. Il ticchettio costante delle tastiere dei computer, un lontano suono di voce che proviene dall’altra stanza, suono metallico di Skype. Lezione online. E intorno il nulla. O il tutto. Di questi tempi si confondono abbastanza, il nulla e il tutto. E la mente va, anche se non vorrei farla andare. Va, corre, sperimenta. Fuori il vento soffia ed è un aggancio con la vita, con la natura che fa il suo corso, che è sempre la stessa. Non si occupa di noi, questa natura leopardiana: ci deride, quasi. Figurarsi che fino a due giorni fa c’era il sole ed era primavera! Già, sboccia la primavera anche con questa situazione, anche con migliaia di ammalati e di morti per un virus letale, sfuggito (?) forse da un laboratorio di Whuan. È primavera, come sempre e i fiori nascono nei giardini e sorridono...

Odissea: il film tra spettacolo grandioso e dramma umano

(Introduzione a Marina Zinzani). Il mito di Ulisse torna sul grande schermo con la maestosa regia di Christopher Nolan. Tra imponenti visioni cinematografiche e una profonda introspezione psicologica, il film trasforma il classico omerico in un’opera intimista e dolorosamente attuale, guidata dall'interpretazione di Matt Damon. (Marina Zinzani) Un’opera intimista Certamente “Odissea” è il film del momento, di cui tanti parlano. Riporta con la mente alla versione di tanti anni fa, di Bekim Fehmiu, che ha lasciato una traccia mai dimenticata. Ma qui siamo in un altro campo: il regista Christopher Nolan ha creato un’opera imponente, in cui prende lo spettatore e sembra di portarlo dentro la storia, in mare, nei momenti di terrore di Ulisse e dei suoi compagni, fra le mura di Troia, con i personaggi raccontati, rimasti nella nostra memoria e immaginazione. Un Ulisse moderno, segnato dal peso della colpa Quello di Nolan è un Ulisse provato, stanco, con il peso della coscienza: quello ch...

Contro la forza la ragion non vale: la violenza fa tacere la parola

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti). Il proverbio di oggi: “ Contro la forza la ragion non vale ”. È proprio inutile cercare di ragionare con chi usa la forza?  La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Ma questo proverbio, nella sua brutale immediatezza, trova una rappresentazione vivida e dolorosa nel testo che segue. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca , Non ...