(Introduzione ad a.p.). È possibile dare una forma definitiva al desiderio? Attraverso l'opera dei giganti del Novecento, esploriamo il corpo femminile non più come semplice canone estetico, ma come territorio di scontro tra sogno, inconscio e realtà. Una riflessione che parte da un celebre percorso espositivo romano per farsi indagine universale sulla relazione tra l'io e l'altro.
(a.p.) ▪️
Il dilemma della forma
È immaginabile una forma per la seduzione? Questa domanda, antica e scabrosa, ha attraversato l'intero "secolo breve", spingendo l'arte a misurarsi con il corpo delle donne non più come oggetto statico, ma come campo di battaglia dei sensi. Grandi artisti, diversissimi tra loro — Modigliani e Breton, Guttuso e Picasso, Manzù e Dalì, Carrà e De Chirico, Mirò e Klimt — offrono la loro personalissima idea della seduzione: il corpo femminile come ispirazione, esempio di inquietudine personale e trasposizione di fascino artistico.Dall'idillio classico allo sperimentalismo
Da sempre femminilità e seduzione si confondono secondo percorsi imprevedibili. Nel Novecento, tuttavia, si assiste a una rottura definitiva: sono ormai lontane le belle apparenze e le linee morbide della rappresentazione classica. Prevalgono logiche diverse da quelle naturalistiche, che portano a una radicale destrutturazione del corpo, fin quasi a una sua eclissi. Come in Carrà, Guttuso o Mirò, la seduzione si trasforma in "sedizione": una rivolta geometrica che nega la sensualità tradizionale per cercare una verità più profonda e, talvolta, disturbante.L'interferenza dell'inconscio
La leggibilità della realtà viene alterata dall’inconscio, conducendo alla cancellazione del corpo come l’arte l’aveva sinora raffigurato. Si giunge ai limiti del mostruoso nella donna-scarpa di Dalì o alla frammentazione in feticci anatomici in cui si dissolve il fascino simbolico. Il corpo non è più un intero, ma un insieme di segni da decodificare. Sogni e incubi deformanti si riversano sulle figure femminili abbandonate al sonno che si segnalano per la loro vulnerabilità e passività, determinando un effetto straniante. Così nei nudi di Modigliani o nelle ninfe dormienti di De Chirico: la seduzione qui diventa spaesamento di fronte al reale.Tra artificio e relazione umana
Trova rispondenza in queste opere l’osservazione provocatoria di Jean Baudrillard: la seduzione non appartiene alla sfera della natura ma a quella dell’artificio e del segno rituale. L'arte del XX secolo abbandona definitivamente il mito dell'esaltazione del femminile per affidarsi allo sperimentalismo eversivo. Tra miti e realtà, la femminilità rimane seducente quando allude all’ignoto, al segreto. Ma non in mancanza di quello sguardo che dall’esterno rende il corpo artefice di un’esperienza, risvegliandolo dai significati puramente estetici per riportarlo al piano dell'incontro. L’incontro con l’altro come soggetto e non oggetto: mai contatto anonimo, ma incarnazione di una relazione con una vita particolare, con il nome proprio dell’altra persona.Nota storica
Questo percorso di riflessione trae origine dalla suggestione di una rassegna tenutasi anni fa alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dal titolo "La forma della seduzione". Il corpo femminile nell’arte del ‘900. Quell'esposizione, che raccoglieva 130 capolavori della collezione permanente, rimane ancora oggi un punto di riferimento critico per comprendere come l'arte abbia smesso di "ritrarre" la donna per iniziare a interrogarne l'essenza.





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