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| Giugno, di John W. Alexander |
Come superare le ferite che ancora sanguinano?
di
Marina Zinzani
Si
può perdonare? Fino a quanto si può perdonare? E il perdono libera dai lacci
del rancore? Difficilmente si trova una risposta a questo.
Ognuno ha la sua esperienza, il suo pensiero, e poi questo pensiero va applicato e quando ci si trova di fronte al problema, veramente, in prima persona, tutte le proprie convinzioni possono vacillare.
Ognuno ha la sua esperienza, il suo pensiero, e poi questo pensiero va applicato e quando ci si trova di fronte al problema, veramente, in prima persona, tutte le proprie convinzioni possono vacillare.
Perdonare
e vivere, si abbinano abbastanza queste cose. Nel senso che si convive con la
ferita, ma si dovrebbe guardare avanti, cercando di scegliere la vita nella sua
vitalità, nella sua apertura al futuro.
La
donna tradita, l’amicizia tradita, il senso di tradimento continuo che
accompagna l’uomo, e che muta piano piano il suo rapporto con l’altro: segrete
sono le stanze, tanti sono gli aspetti. E difficilmente si perdona in realtà,
quasi a difesa di quel se stesso che ha patito.
Però
il guardare oltre libera le catene. Forse è il perdono, o forse il rimettersi
nel flusso della vita, lasciando andare ciò che è stato, e che ha fatto
soffrire.

Il perdono richiede un grande sforzo, emotivo ed intellettuale e non dovrebbe essere confuso con la timidezza o la debolezza morale. Chi perdona non è chi non vuole assumersi la responsabilità di punire, correggere, vendicare. Non è di chi vuole necessariamente chiudere un occhio sulla realtà che lo fa soffrire, lasciando correre e guardando oltre: perdonare non significa cercare di dimenticare l’offesa ricevuta, ma solo fare in modo che essa, pur permanendo nel ricordo, non provochi più dolore. La dimenticanza infatti non equivale al perdono.
RispondiEliminaIl perdono implica la propria liberazione da un nemico interno, costituito dall’odio. L’odio, come l’amore, è un sentimento molto forte, che può legare indissolubilmente ad una persona e che fa si che l’offensore sia sempre nei pensieri dell’offeso, nei suoi ricordi, nei suoi progetti. L’odio crea una dipendenza. Per questo, dal punto di vista psicologico, il perdono viene considerato un valido strumento terapeutico: permette di lenire la sofferenza, di riguadagnare la fiducia in sé stessi, e spesso di ristabilire relazioni interrotte fra due persone, attraverso una rinegoziazione delle regole del rapporto
Paolo Brondi
"quasi a difesa di quel se stesso che ha patito"
RispondiEliminabella questa! si sembra proprio il nocciolo della questione, non si riesce a perdonare, veramente, perche' il perdono e' vissuto, incosciamente, come un altro tradimento e questo ci fa sentire stupidi.