Senso
del possesso e desiderio di evasione, come è difficile guardarsi allo specchio
Racconto
di
Paolo Brondi
Non
riesco a vivere nel presente e naufragare nell’attimo. Sono un tipo molto
complicato. Oscillo tra amore della regolarità, delle radici, delle abitudini
che mi danno certezza e sicurezza, e slanci e scelte che tendo immediatamente a
smorzare, smarrita nell’immaginazione.
Vivo e mi guardo vivere con gli occhi degli altri e mi faccio schifo per queste romanticherie che suscitano la mia più corrosiva ironia ma che mi appartengono.
Vivo e mi guardo vivere con gli occhi degli altri e mi faccio schifo per queste romanticherie che suscitano la mia più corrosiva ironia ma che mi appartengono.
Sono
molto possessiva ed esclusivista e mi irrita fino a mandarmi in crisi derogare
per prima a questa condizione, riservandomi spazi per fantasie sentimentali quando
non tollero nelle persone che amo evasioni anche solo immaginarie.
Vivo
giorni di isolamento in montagna e ti scrivo di getto cose comunque pensate e
ripensate, dopo solitarie passeggiate mattutine, attese, ripensamenti e ancora
attese. Adesso passeranno alcuni giorni prima che ci si possa sentire. Per
questo, anche se con fatica, mi sono decisa a scriverti per dirti quello che
per telefono, appena sento la tua voce, non riesco a comunicarti.
Credo
che il telefono non sia il mezzo a me più congeniale, troppo tortuoso il
percorso dei miei pensieri e sentimenti per scandirlo con gli scatti dei
gettoni. Non presumere comunque che la tortuosità denunciata sia sintomatica di
profondità. Credo anzi che sia la spia più fastidiosa della superficialità del
mio modo di essere e pensare. E non si tratta di un bilancio volutamente in
nero per suscitare la reazione opposta su chi lo legge.
Si
tratta proprio della mia immagine, quella che tengo in soffitta, ma che sono
costretta a guardare e riconoscere ogniqualvolta voglio essere sincera con me
stessa. Spero di non averti fatto troppo male e di non essermene fatto.
Certamente ci rivedremo e ti penso.

Mi ritrovo in questa descrizione: ho bisogno di movimento, di novita', di varieta' pur necessitando di un porto sicuro ove approdare al momento opportuno.
RispondiEliminaL' aggettivo che piu' mi si attaglia e' esclusivista, e selettiva! Non tutti mi piacciono, non sopporto evasioni nei miei affetti come la protagonista benche' spesso desideri io stessa la fuga, almeno con la testa. Mi preparo frasi che poi mai diro', o, anzi, quando dovrei dirle hanno gia' perso il loro intrinseco valore, mi appaiono sgonfiate nel significato ed inutili.
Mi piaccio. A volte. Altre mi faccio paura o mi reputo una nullita'. Molto spesso faccio i conti con me stessa, non sempre vado in pari, mi distruggo nel sentirmi inappropriata o nel sentire tale chi mi circonda...insomma un fascio di contraddizioni.
La protagonista mi piace molto, mi ci ritrovo. E cosi non mi sento sola.
Cristina Podestà
Il dilemma rimane tra essere onesti con se stessi o essere bugiardi con gli altri
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