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Incontrarsi

Sembrava un incontro casuale: l’attesa di ritrovarsi insieme


di Laura Maria Di Forti

Fu verso la fine che Giulio la vide. Lo stesso rossetto rosso sulle labbra carnose, lo sguardo spavaldo, quasi irriverente, e l’immancabile pacchetto al braccio, segno che era un’irriducibile cliente dei negozi alla moda.
Lui la guardò con un sorriso ebete in viso, la sensazione di essere stato pedinato o forse, pensò, il fato ha le sue strade traverse, uno strano modo per fare incontrare le persone, separarle per poi donare loro una nuova possibilità.
Era lei la donna che aveva sognato nel suo letto, che avrebbe voluto conoscere anche solo per una notte o magari per tutta la vita, chissà. Bella era bella, di una bellezza prepotente, sfrontata oltre ogni dire, temeraria, una bellezza presuntuosa, audace, quasi sprezzante.
“Il mio nome è Cloe” disse la donna con gli occhi che le brillavano, due enormi fari azzurri incorniciati da una folta capigliatura castana, riccioli severamente composti e perfettamente inanellati.
Cloe, ripeté Giulio nella sua mente, ancora inebetito dall’audacia del fato o della donna, chissà.
E se il merito di quell’incontro sognato, agognato e desiderato oltre ogni aspettativa fosse stato veramente della donna, allora sarebbe stato il caso di festeggiare perché voleva dire solo una cosa, che lei, come lui, aveva sognato, agognato e desiderato quell’incontro e lo aveva voluto tanto da cercarlo, scovarlo, stanarlo.
Glielo chiese poco dopo mentre sorseggiavano un aperitivo in un bar dove entrambi si erano rifugiati dopo la fuga precipitosa, un pretesto urlato a Matteo, la bugia di un impegno improrogabile, si è fatto tardi, come passa il tempo, cose di questo genere. Si erano volatilizzati concedendosi una serata insieme, loro due soli come Robinson Crusoe e Venerdì.
Glielo chiese con tatto ma con una grande curiosità nel cuore, il palpito della scoperta nel petto quasi fosse il mistero per eccellenza, svelato il quale tutto nel creato avrebbe nuovamente avuto un senso.
“Che coincidenza! La settimana scorsa ti vedo per strada bella come il sole e fieramente consapevole di esserlo, e stasera ti rivedo in libreria con il mio libro in mano!” le disse eccitato, impaziente di sapere.
Cloe finì di bere il suo aperitivo, prese una nocciolina dal piattino e la mise in bocca con lentezza guardandolo fissamente quasi a sfidarlo.
“Ti ho cercato io - gli disse con la sua voce sensuale, il canto di un usignolo, il suono di un cembalo, la melodia di un canto d’amore.
Giulio rimase fermo, agghiacciato persino, fortemente impressionato da quella rivelazione, orgoglioso di essere stato, per una volta, preda e non cacciatore.
Cloe chiuse gli occhi per poi riaprirli con una lentezza spasmodica. 
“Ti ho riconosciuto quando ci siamo incrociati la settimana scorsa – continuò con voce calma e seducente - Sono una tua ammiratrice, una lettrice accanita dei tuoi romanzi, tanto sapientemente scritti da te e tanto devotamente letti da me.
Poi, due giorni fa, passando davanti alla libreria, ho visto la locandina con la data della presentazione del tuo libro. L’autore sarà presente e leggerà alcune pagine del nuovo romanzo” - citò a memoria.
“Capisco” disse Giulio per la prima volta imbarazzato. Incredibile, mai avrebbe pensato di essere il bersaglio di una famelica donna dalla bocca rossa e carnosa e dalle lunghe gambe affusolate. Oh, sì, certo che gli piaceva, certo che era quasi confortante essere avvistato, scelto, cercato e circuito! I ruoli si erano invertiti, ecco la magnifica novità!

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