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L’estate, stagione abbagliante


di Laura Maria Di Forti

Boccioli di rosa e lantane rosse e gialle, plumbaco azzurro come il cielo e una cascata di gelsomino profumato.
Un’altalena spinta da abili mani sale in alto quasi ad incontrare una nuvola bianca, spumosa come panna montata e somigliante ad una gigantesca coppa di gelato.
Per l’aria lo svolazzare festoso di due farfalle sbarazzine, il cicaleccio che si perde tra i campi già mietuti e ormai in attesa di essere trebbiati per poi riposare come fanciulle che sognano il principe azzurro.
La campagna è in festa, il mare lambisce la spiaggia soffiando deboli ventate di aria fresca nelle notti di luna, una luna placida, serena e composta, talvolta appena accennata e comunque assai lontana dal palpitare di una Terra scompaginata nelle sue giornaliere traversie.
Rivoli di aria incandescente alita il sole, spirando calore e una luce abbagliante che stordisce e abbacina ma anche seduce convinti cultori della tintarella estiva.
Tutto sembra immobile, sprofondato in un sonno dove il calore confonde e inebria come in un sogno che sa di cose perdute nel tempo e poi ritrovate.
L’estate risplende nel pieno della sua forza, l’estate lucente e fiammeggiante, l’estate che incita alla gioia e allo svago, che inebetisce per il calore e risplende di luce e colori.
Poi, improvvisamente, verrà l’autunno che disperderà il calore e la luce abbacinante donando profondità ai gialli e ai rossi e rivestendo di altri abiti la campagna e la spiaggia. Tutto si perderà e tutto si ritroverà.

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