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Funambolo

Credere nei miracoli


di Marina Zinzani

Ora, mi sento come se stessi aspettando qualcosa che so non arriverà mai, perché adoro illudermi e sperare, ti senti più vivo mentre lo fai. (Charles Bukowsky)

Essere in bilico su una corda, come un funambolo un po’ goffo, è là la meta, la vedi la meta, una farfalla ti gira attorno. Estasi.
Ti rapirono gli dei una notte, ti portarono in un luogo con ancelle e profumi, le essenze ti inebriarono e ti sentisti per la prima volta a casa, era quella la tua casa, il luogo che ti apparteneva, l’unico. Gli dei ti parlarono e ti compresero, le parole erano come doni, ognuna placava la tua sete, soddisfaceva la tua fame, leniva vecchie ferite.
Gli dei parlavano e tu sentivi un amore profondo per ogni cosa, niente più poteva scalfire il tuo corpo, quello che era cosa leggera, e mentre i profumi e i doni e il cibo riuscivano a portarti lontano, oltre, sentivi di essere una farfalla, un germoglio, un battito d’ali appena percepito, era già svanito l’uccello con le piume dorate.
La farfalla vicino a te ti ricorda quel momento, ti indica la via. Hai bisogno di credere nei miracoli, o negli incontri, o nella soddisfazione dell’animo, nel placare i tormenti. Ne hai bisogno, ora che il tuo corpo è appesantito come se ti avessero messo dentro un’armatura. Ne hai bisogno, funambolo goffo. Per non morire.

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