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"Confessione di Stavrogin" di Fëdor Dostoevskij

di Liana Monti

All’interno di un romanzo famoso “I demoni” troviamo un personaggio particolare.  La storia fu inizialmente censurata in quanto ritenuta oltre i parametri dell’etica e della morale.
Il protagonista vive una vita sregolata senza dare troppo peso, apparentemente, al rispetto e alla riservatezza altrui. 
Un giorno accade un fatto che cambierà per sempre il corso dei suoi giorni e che lentamente e inesorabilmente andrà a sgretolare le proprie sicurezze e superficialità.
In una similitudine con il protagonista di “Il sogno di un uomo ridicolo” o anche in “Umiliati e offesi” egli si trova a contatto con una giovane che rappresenta l’innocenza più assoluta, alla quale la vita non ha regalato né molte cose materiali né tanto meno spirituali e pagherà per colpe non sue nel turbamento dell’isolamento e dell’incomprensione, con ingiuste punizioni e percosse fino ad arrivare al suicidio.
Nel corso di questa vicenda emergono fortissimi i concetti di castigo, vergogna, colpa, paura, odio, vendetta che si trasformano in rimorso di coscienza, pentimento e bisogno di pagare per i propri peccati.
Viene da osservare quanto sia attuale questa tragedia nella vita di tante persone ancora oggi e chiedersi come mai la società spesso non sia capace di proteggere i più deboli, nonostante il trascorrere del tempo, i cambiamenti sociali, le conoscenze culturali e tecnologiche, in un mondo in cui esistono ancora forti differenze dovute alla sfortuna di nascere nel posto sbagliato e dove i diritti non sono uguali per tutti e la voce e la sofferenza degli indifesi svaniscono nel vuoto, nel silenzio e nella solitudine.

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