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"La confessione" di Lev Tolstoj

di Liana Monti

Un viaggio incredibile all’interno delle profondità dell’animo umano.
Un uomo adulto, rispettato, famoso ad un certo punto della sua vita si accorge che qualcosa non va, che qualcosa non quadra nella sua vita perfetta, che manca ciò che è più importante.
Cosa è successo? Arrivano incessanti delle domande che non gli danno pace, lo tormentano ed esigono una risposta: “Chi sono io veramente? Quale è il senso della mia vita?”
Inizia così un percorso di ricerca profonda sulla vera ragione delle cose, e dell’esistenza umana ponendosi domande cruciali sentendo la necessità impellente di trovare la soluzione ai quesiti, perché senza di essa egli non può più vivere ed anzi arrivando a pensare molto seriamente al suicidio.
Da dove parte questa crisi esistenziale? Difficile identificare un punto esatto, ma certamente un evento vissuto è stato fra quelli scatenanti: “durante il mio soggiorno a Parigi, l’aver assistito ad una esecuzione capitale, mi mostrò la fragilità della mia fiducia nel progresso.”
Sconvolto, disperato, senza punti di riferimento solidi, vorrebbe fuggire dalla realtà vissuta fino a quel momento, perché il senso datole fino a quel punto è solamente “vanità delle vanità, tutto è vanità!” “Qual è il senso della mia vita? Il nulla.”
“Caddi malato moralmente più che fisicamente. Abbandonai tutto e fuggii nelle steppe.”
L’autore per rendere chiaro al massimo livello il suo stato d’animo ci presenta come paragone di confronto una fiaba in cui si narra la storia di un viaggiatore nel deserto che fugge da una belva feroce. Durante la fuga, cade in un pozzo e si aggrappa a un ramo per non cadere nell’acqua sottostante, dove lo attende un drago. Mentre è sospeso, due topi iniziano a rosicchiare il ramo a cui è aggrappato. Nonostante la situazione disperata, l’uomo nota delle gocce di miele sul ramo e si concentra su di esse, dimenticando temporaneamente il pericolo.
L'immediata considerazione sarebbe quella di chiedersi quanto è assurda l’esistenza quando spesso ci si fissa sui piaceri effimeri e immediati e non ci si cura dei pericoli terribili che stanno incombendo e mettendo gravemente a rischio la propria vita.
L'autore cercò con molta attenzione la risposta alle sue domande nei vari campi della conoscenza e del vivere umano, osservando tutte le teorie degli uomini più studiosi nei vari rami della scienza, filosofia, della teologia, fino ad osservare coloro che invece accettano la semplicità del vivere concreto senza troppi pensieri astratti.
Egli percorre un viaggio all’interno dei ragionamenti ferrei delle scienze, nel solido appiglio sicuro offerto dalle religioni, nella millenaria sapienza orientale, nella umile accettazione dei propri doveri da parte dei milioni di persone che affrontano le fatiche in nome di un bene più alto senza porsi troppe domande, persone quindi “che producono la vita e le dànno un senso.”
Gli si prospettano 4 possibili soluzioni: l’ignoranza, l’epicureismo, la forza, la debolezza.
Indubbiamente un percorso di ricerca interiore, nell’animo, nel cuore, nello spirito, nel senso delle cose, fatto da un uomo maturo e intelligente, non può che essere un viaggio affascinante. Quanti di noi, ad un certo punto della propria vita, si sono trovati di fronte a questo dilemma impellente?
Forse tutti? È evidentemente un percorso che va ben oltre il periodo storico in cui si nasce, oltre l’appartenenza sociale, culturale, geografica. E la risposta qual è? Certamente ognuno la troverà dentro di sé!
“Così la forza della vita si rinnovò in me e di nuovo incominciai a vivere”.

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