di Paolo Brondi
Conformità: la forza della conformità, l’efficacia sociale
del pubblico consenso, la bassa competenza linguistica, che sono i segni di
maggior ricorrenza, inducono ricorrenti manifestazioni di anomia, di
dissacrazione dei valori tradizionali, di noncuranza degli stessi valori
vitali, ecologico- ambientali, socio-affettivi, con l’indifferenza e lo
scetticismo di massa, con fughe negli universi della droga. E, quindi,
l’oggettiva necessità di prevenzione verso tali rischi.
Desideri
dell’epoca: La frequentazione
adolescenziale di giochi, spettacoli, musiche (da discoteca) che, di fatto,
sono forme collettive di espressione della dimensione emozionale, istintuale,
orgiastica, li tiene a lungo separati da quella idealizzazione del Sé che è una
delle principali componenti di una personalità congrua e integrata, e ne fa
figure di decadenza, prone come sono ai “desideri dell’epoca”. Da qui la
necessità di ricomposizione dei tratti personalistici mediante l’oggettiva
conoscenza del proprio Sé , corporeo e psichico.
Edonismo: la situazione socio-culturale, per come vissuta
dai giovani, suggerisce la convinzione che la vita trova significato in beni da
realizzare e fruire immediatamente, in una relazione ben riuscita tra utile e
gioco. I giovani, investiti da tale cultura, sono indotti a soddisfacimenti
narcisistici, motivati da bisogni immediati, ripetitivi, quindi lontani dall’investirsi
in un processo di sublimazione quale richiesto da una crescita sana e, per
converso, causa di sofferta marginalità psicologica.
Forza dei
media: i giovani, fin
dalla più tenera età, sono educati alla relazione tra immagine e parola in
quella forma tutta particolare che deriva dalla loro frequentazione quotidiana
dei mezzi di comunicazione di massa. Ne consegue che il solipsismo indotto
dalle immagini, tiene bassa la competenza linguistica, mortifica lo sviluppo
sociale, annulla i tempi della riflessione, della meditazione, del “sentire” la
presenza e il valore dell’“altro”, apre a desideri e attese d’improbabile
gratificazione e induce quindi a frequenti manifestazioni di ansia, stress,
panico.
Orientamento
temporale: nei sistemi
tecnologici di oggi, rapidi, fluidi, flessibili, autoregolantesi, privi delle
sicurezze antiche, tutti – e i giovani in particolare- faticano a tener testa
al mutamento, ad adattarsi al mutamento continuo, a contrastare gli effetti
penosi dell’omologazione. Da qui l’opportunità di offrire riparo alle possibili
e invalidanti ansie di produttività, allo stress di chi rincorre freneticamente
il successo, alla caduta in depressione di chi avverte penosamente lo scarto
fra le proprie possibilità e i traguardi continuamente prefigurati e innovati.

Lei tocca sempre corde delicate e argomenti che sfuggono ai più, gente questa ultima che si è dotata di ultimissimi modelli di auto o di iPhone, ma che ignora totalmente la conoscenza del se' e dell'altro.
RispondiEliminaEssere conformi , oggi, significa essere riconosciuti e accettati, 'famosi' secondo il triste concetto di fama ben noto, proposto dall' industria televisiva o diffuso dai social media. Se riconosciuto dagli altri, l'individuo riconosce e accetta se stesso; e, preso nel vortice di questo circolo vizioso, trascura qualunque valore gli possa essere stato trasmesso da scuola o famiglia.
I giovani rinnegano le proprie esigenze personali per vendersi alla moda, ai gusti dei più, diventando automi indistinti ed indistinguibili, omologati e massificati....e via andare!
Tutto ciò che lei sottolinea con precisione e competenza, è purtroppo drammatico e reale.
A mio avviso, la cosa più terribile e complessa, per la quale non si intravede soluzione, è lo smarrimento che procura l'eccessiva rapidità tecnologica. I giovani appaiono disorientati, ansiosi in modo compulsivo, devastati dal pensiero di "arrivare dopo e tardi".....
Tutti pretendono da loro prestazioni veloci e perfette, tenendo conto che veloci e perfetti possono essere un robot o una macchina. L'essere umano ha emozioni e potenzialità personali sfaccettate, che ne costituiscono la specificità e la bellezza. Non possiamo fare di più!
Cristina Podestà