Passa ai contenuti principali

Dietro gli alberi

Desideri di libertà e di conoscenza? Raccolti in un piccolo cestino

di Gianantonio Tassinari

C’erano in un bosco due funghi, cresciuti uno accanto all’altro. Quello alto e magro con il cappello rosso e bianco era vecchio, mentre quello piccolo e grasso con il cappello marrone era giovane.
Un giorno il giovane disse al vecchio con entusiasmo: «Chissà come sarà il bosco dietro quegli alberi! Che cosa ci sarà oltre quei cespugli?». Il vecchio rispose: «Non ne ho idea, ma penso che non lo sapremo mai».
Il giovane parve rattristarsi e riprese: «Che peccato! Ma non lo sapremo proprio mai? Mi sarebbe piaciuto andare oltre quegli alberi, vedere dietro quei cespugli. Forse un mondo con tante cose belle e buone …».
Il vecchio ammonì: «Non lo sapremo mai. E poi non possiamo andare via di qui: lontano da questa terra che ci nutre non sopravviveremmo. E così, anche se fossimo in quel mondo, non potremmo vederlo. Penso che forse sia meglio non sapere mai cosa c’è oltre quegli alberi».
Mentre i due funghi così discutevano, arrivò da dietro gli alberi un bambino.
Il giovane si accorse subito di quella presenza e, meravigliato e pieno di stupore, osservò: «Guarda che strana creatura! Chissà se vive oltre quegli alberi». Il vecchio, riflettendo perplesso, chiese: «Ti interessa tanto saperlo?». Poi aggiunse: «Sì, forse vive proprio nel mondo dietro quegli alberi». Il giovane riprese: «Se si avvicina vorrei chiederglielo». Ma il vecchio lo mise in guardia: «Secondo me sarebbe meglio che tu non chiedessi da dove viene. Non sappiamo che intenzioni possa avere».
Allora il giovane, sicuro di sé, continuò: «Questa creatura mi sembra molto bella. Quindi le sue intenzioni devono essere buone. Se tutte le creature del mondo oltre quegli alberi fossero come questa, quel mondo non potrebbe che essere bello davvero!». Il vecchio sentenziò: «Non tutte le creature di quel mondo potrebbero essere belle come questa». «Comunque sia», lo incalzò il giovane, «sono felice di avere visto questa creatura perché è qualcosa di bello di quel mondo». «Parli con sicurezza. Ma se fosse l’ultima cosa che vedi? Saresti sempre felice?» lo interrogò il vecchio. «Sarei ugualmente felice» ammise.
Il quel momento i due funghi si accorsero che il bambino teneva in mano un cestino che posò a terra di fronte a loro. La bassa statura dei funghi non consentiva di vedere dentro il cesto.
Il vecchio disse al giovane: «Quella cosa che la creatura ha posato di fronte a noi non mi pare altrettanto bella. Non si muove nemmeno ed è tutta uguale». Ma il giovane ingenuamente domandò: «A che cosa servirà quella cosa?».
Aveva appena terminato di parlare quando il bambino si mosse rapidamente e con un piede urtò il cesto che si inclinò su un fianco. I due funghi poterono così vedere cosa si trovava nel cestino: c’erano altri funghi che prima giacevano sdraiati sul fondo e che ora erano rotolati verso il bordo.
«Guarda come sono fortunati quei nostri simili! Andranno a vedere il mondo oltre quegli alberi» intervenne il giovane. «Ma che cosa dici!» lo rimbrottò il vecchio, «non possiamo lasciare la terra che ci nutre, nemmeno loro possono farlo». «Ah già, è proprio così» dovette ammettere il giovane. «Sei ancora convinto che andare in quel mondo sia tanto bello?» gli chiese il vecchio. «Beh», replicò il giovane, «non tutte le creature di quel mondo potrebbero essere come questa che priva del nutrimento i nostri simili».
Dopo avere parlato il fungo giovane si sentì afferrare, stringere in modo insopportabile e poi strappare da terra. Sentì il gambo spezzarsi e la vita abbandonarlo. In quel mentre il fungo vecchio pensò che il medesimo trattamento stesse per essere riservato anche a lui. Aspettando di subire quella sorte, ripensò a quanto aveva detto al giovane e si accorse di avere parlato con saggezza.
«Ma ora a che serve?» si chiese. E poi non poté fare a meno di considerare la logica del giovane e, in quei pochi attimi, domandarsi: «Ma valeva proprio la pena vedere una creatura del mondo oltre quegli alberi per finire così miseramente?».
Si consolò pensando di essere vecchio e avere vissuto a lungo. Ma per il giovane non era così.
«Il giovane doveva temere quel mondo» pensò, «non poteva volerlo fino al punto di finire come era finito». Allora proruppe con rabbia: «Quel mondo non ha niente di bello! Niente che valga la pena di essere visto!».
L’istante seguente il fungo più vecchio vide il bambino alzare un piede sopra di lui. Poi si sentì comprimere, schiacciare il cappello e il gambo contro la terra, in mezzo all’erba. Sentì la vita fuggire via. 

Commenti

Post popolari in questo blog

La ciabatta sepolta e l'inquilino fantasma: un’estate a Genova 🩴 ⛱️ 🚣‍♀️

(Introduzione a Daniela Barone). Il trasloco in un nuovo quartiere, un nonno dai capelli di neve che domina i campi di bocce e una notte movimentata da un ospite inatteso. In questo racconto, l’autrice ci riporta nell'Italia dei "musicarelli" e delle estati nel quartiere San Giuliano di Genova, dove i piccoli dispetti infantili diventano i ricordi più nitidi di un mondo che non c'è più. (Daniela Barone) ▪️ 🟢  Il trauma del quarto piano Era estate e ci eravamo appena trasferiti dalla casa popolare di Via Montanari a quella situata al quarto piano in Via Paolo della Cella. Pur trattandosi dello stesso quartiere, il cambiamento fu per tutti noi piuttosto traumatico. Il nuovo alloggio si trovava infatti in uno stabile che dava su una via rumorosa e trafficata.  Per di più non c’era neppure un poggiolino ove porre dei vasi di fiori e stendere comodamente il bucato. La mamma usava una lunga carrucola per appendere i panni sulla corda e ogni volta aveva il timore di cadere ...

Madre Arrighi: Il velo tolto e la danza segreta ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa resta degli anni di collegio? Spesso le sensazioni: il fruscio di una tunica, l'odore di un giardino o un sorriso che sapeva di libertà. In questo racconto, la memoria torna all’Istituto del Sacro Cuore di Castelletto, a Genova, per ritrovare il volto di Madre Arrighi, una figura che ha saputo trasformare il rigore della clausura nella leggerezza di una danza. (Daniela Barone) ▪️ Un sorriso tra le tuniche nere La suora che prediligevo nel maestoso Istituto liberty del Sacro Cuore che frequentai per cinque anni si chiamava Madre Arrighi. Non so quale fosse il suo nome di battesimo. Per tutte le piccole e grandi allieve del collegio lei era Madre Arrighi e basta. Com’era diversa dalle sue consorelle! Pur indossando la medesima tunica nera, si distingueva per il marcato accento emiliano, i lineamenti perfetti e la dentatura candida ma soprattutto per il sorriso disarmante. Nulla le faceva mai corrugare la fronte. Madre Arrighi era il ritratto dell...

Innamoratevi! La lezione di poesia e amore di Roberto Benigni

(a.p. – Introduzione) ▪️ Attilio De Giovanni è lo stralunato docente di letteratura italiana, impersonato da Roberto Benigni, che in una celebre sequenza del film La tigre e la neve (2005) si lancia, davanti a una platea di alunni, in un sorprendente elogio della poesia, dell’amore e del coraggio. Con immagini visionarie e intuizioni comiche, il docente cerca di trasmettere ai ragazzi la sua passione per l'arte e per la gioia di vivere. Una passione umana destinata a rimanere nella dimensione dell’impossibile e incrociare una cocente delusione? Nulla è impossibile. Per questo motivo, l'intervento di Benigni che segue non è solo un omaggio alla poesia, ma un vero progetto di vita e il contesto essenziale per comprendere a fondo la bellezza e la forza del testo tratto dal film. Roberto Benigni: «Innamoratevi!» (Roberto Benigni – Testo) ▪️ «Su, su, svelti, veloci, piano, con calma, non vi affrettate. Non scrivete subito poesie d’amore che sono le più difficili, aspettate almeno un...

Votare è un diritto, capire le conseguenze del proprio voto è un dovere verso la Costituzione ✍️ 🗳️

(a.p.). Il 22 e 23 marzo non saremo chiamati solo a barrare una casella, ma a decidere se e come modificare l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Un tema così denso merita uno spazio di riflessione laica, tecnica e civile. Per questo abbiamo deciso di confrontarci apertamente, analizzando le implicazioni reali di questa riforma sulla vita dei cittadini e sull'indipendenza della magistratura. Un'occasione per trasformare il dubbio in opinione consapevole. Vi aspettiamo. Ne parliamo a Pisa, in un luogo di ascolto e dialogo: • Dove: Chiesa Valdese di Pisa, Via Derna 13. • Quando: Lunedì 16 marzo, ore 18:30. • Con chi: L’Avv. Eunice Ng Pak e il Dott. Angelo Perrone (Giurista, già magistrato). ❇️ Postilla Letture per arrivare preparati all’incontro ℹ️ Riforma costituzionale: i 4 punti critici per i cittadini 📦  ℹ️ Referendum: la delega in bianco e il “salto nel buio” 🤸‍♂️

Riforma costituzionale: i 4 punti critici per i cittadini 📦

(a.p.). L'architettura costituzionale italiana poggia su un equilibrio delicatissimo, dove l'autonomia della magistratura non è un privilegio di casta, ma la garanzia ultima per ogni cittadino di fronte all'arbitrio del potere. 🟣 Oggi, quell'equilibrio viene messo in discussione da una riforma che, sotto il vessillo dell'efficienza, rischia di alterare profondamente il volto della nostra democrazia. Il discredito della politica — quando diventa così audace da voler "disciplinare" la giustizia — finisce per erodere le basi stesse della libertà.  🟣 Non è solo una questione per addetti ai lavori: riguarda la qualità della tutela che riceveremo domani in un'aula di tribunale. Per fare chiarezza nel labirinto normativo, abbiamo isolato i nodi cruciali del provvedimento. 📦 Sintesi della Riforma: I 4 Punti Critici La riforma costituzionale della giustizia introduce mutamenti profondi negli equilibri tra i poteri dello Stato. Al di là degli obiettivi dic...