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La poesia dell'acqua

La vicinanza all’acqua: ispirazione, conforto o minaccia

di Marina Zinzani
(Con un intervento di Angelo Perrone)

Vivere vicino all’acqua
acqua che scorre
pensare vicino all’acqua
acqua che scorre
sentire vicino all’acqua
acqua che scorre.
Immagine riflessa
fragile la verità che arriva.


(ap) Luccicante, come un’immensa pianura sotto i raggi del sole in estate. Torbida: è fango pieno di detriti trascinati per lungo tratto a valle. Scintillante come carta trasparente increspata. Limpida e talvolta opaca, impetuosa oppure indolente. L’acqua è mare, fiumi, laghi, sorgenti, canali; anche nuvole del cielo, grandine, pioggia.
Può essere profonda, oscura ed inesplorata, oppure superficiale e banale. Odorosa del profumo dei temporali o dei sapori della vegetazione secca e della terra appena seminata.
Da sempre riparo di tanti esseri variopinti che vi navigano in ogni direzione, esposti alla cattura per il nutrimento dell’uomo. Nelle campagne e nelle città è via di accesso e transito: lenta, silenziosa, perciò rassicurante e modesta. Per le labbra e i campi coltivati l’acqua è dissetante, preziosa, desiderata; lo spreco insensato la rende inutile, senza alcun valore.
Combatte con gli scogli, accarezza le spiagge basse ricoperte di sabbia, travolge cose e persone, e con loro tante speranze, in vortici che tumultuosamente diventano spirali di una morte spesso annunciata. L’acqua accompagna con il suo fruscio delicato le pause della giornata e i sogni, incrocia di continuo le occupazioni quotidiane creando sollievo o affanno, suscita talvolta con il suo movimento l’impressione di aver dimenticato qualcosa di importante.
Ci si sente comunque sollevati, e meno soli, in riva al fiume, a margine di un torrente, sugli scogli davanti al mare. Non frastornati dalle onde, ma stranamente rassicurati quando si è preda delle ansie più acute.
Non torna mai indietro, su se stessa, l’acqua che scorre via. Come il vento, che soffia forte tra gli alberi, spazza le cime dei monti e si perde all’infinito oltre lo sguardo. Solo per un attimo, quel fluire insinua il timore di aver perduto qualcosa che non potrà più essere visto e sentito in quel modo, poi ci si accorge che tutto ha un nuovo inizio.

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