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⚖️ Illazioni contro i giudici: il pretesto per riforme decisive

(a.p.).    ▪️Le parole pesano come macigni. È il caso delle recenti affermazioni del Sottosegretario Alfredo Mantovano sulle "Procure forti" che influenzerebbero i Giudici per le Indagini Preliminari (GIP).
Un'accusa grave e priva di prove, che mina la credibilità di chi garantisce i nostri diritti. Affermare senza evidenze che siano condizionati equivale a dire che un arbitro sia corrotto senza dimostrarlo.

Chi accusa deve provare

Chi accusa deve provare. Ma in politica sembra non valere.
Imputare ai Pm influenze indebite senza fatti concreti mina la fiducia delle persone, la sicurezza legale. L’imparzialità giudiziaria non è un’opinione, ma un principio. Prima di parlare di riforme, si dovrebbero fornire prove; altrimenti, le parole restano insinuazioni. Soffio di riforma.

Le domande senza risposta

Quali sono i fatti concreti? Ci sono prove, testimonianze, sentenze? Nomi e casi in cui l’influenza è chiara? Si tratta di pressioni, giochi nascosti o soldi? Da dove viene la “forza” delle Procure? Dalla fama delle sedi, dai riflettori dei media, dai successi contro il crimine? Senza risposte, l’accusa diventa un’arma politica che divide, ignorando i veri problemi: poco personale, processi lenti, burocrazia complicata, carceri al collasso.

L’attacco alla professionalità dei giudici

L'attacco è doppiamente dannoso: oltre a essere infondato, dipinge i GIP come giudici "deboli", influenzabili, negando la preparazione professionale, e l’equilibrio individuale. Invece di risolvere i problemi reali, alimenta sospetti.

Servono soluzioni, non sospetti 

Accettare narrazioni basate su insinuazioni danneggia tutti. La saggezza istituzionale dovrebbe concentrarsi su soluzioni concrete: investimenti morali ed economici per una giustizia più efficiente. Riformare con accuse infondate indebolisce il sistema e i diritti dei cittadini. La domanda resta: perché distrarre l’attenzione con sospetti, invece di agire sui fatti?

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