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Il mazzolino per la maestra

Giornate in casa, notizie sul coronavirus, nuovo lavoro da remoto e tanti ricordi: una primavera, un gesto, un momento

di Cristina Podestà

La televisione che parla, nessuno la ascolta. Il ticchettio costante delle tastiere dei computer, un lontano suono di voce che proviene dall’altra stanza, suono metallico di Skype. Lezione online. E intorno il nulla.
O il tutto. Di questi tempi si confondono abbastanza, il nulla e il tutto. E la mente va, anche se non vorrei farla andare. Va, corre, sperimenta. Fuori il vento soffia ed è un aggancio con la vita, con la natura che fa il suo corso, che è sempre la stessa.
Non si occupa di noi, questa natura leopardiana: ci deride, quasi. Figurarsi che fino a due giorni fa c’era il sole ed era primavera! Già, sboccia la primavera anche con questa situazione, anche con migliaia di ammalati e di morti per un virus letale, sfuggito (?) forse da un laboratorio di Whuan. È primavera, come sempre e i fiori nascono nei giardini e sorridono al sole, loro, mentre noi sepolti dietro le nostre finestre imploriamo un’ora d’aria, cerchiamo distrazione, tentiamo di farci coraggio, un giorno va meglio l’altro no!
Cerco di cacciare via il pensiero dominante, il costante assillo che, alzando gli occhi, vedo riflesso in tv. Mi alzo, giro intorno al tavolo, torno a sedermi sul divano. Chiudo gli occhi, voglio rivivere momenti belli, uno o più momenti della mia vita che sono stati bellissimi. Fortunatamente ne ho, non sono sprovvista: in questo caso pensare alle cose buone mi apre il cuore ma al tempo stesso mi intristisce. Sento gli anni che passano, rifletto che la vita oramai mi ha già dato le migliori soddisfazioni, il futuro non può essere meglio del passato.
Allora mi sforzo e getto alle spalle la malinconia. Allora, vediamo, a cosa posso pensare? Intanto la televisione elenca i morti, uomini della sanità appaiono tutti vestiti, sembrano astronauti. Forse è un sogno, un incubo? O un film di fantascienza.
A cosa stavo pensando? Ah già, alle primavere della mia infanzia, quando raccoglievo fiori mentre andavo a scuola per dare un mazzolino alla maestra. Che carina ero! Avevo le trecce e una cartella rossa. Poi ne sono venute altre di primavere belle. Una in cui mi sono laureata, una in cui mi sono sposata, una in cui si è laureata mia figlia, molte in cui andavo in gita coi miei alunni.
Quanti viaggi con i ragazzi! Tutti molto belli, interessanti, pieni grondanti di cultura e educazione, di amicizie ravvivate, di saggezza condivisa, di esperienze professionali positive per tutti, di affetti inestimabili costruiti con perizia nel tempo. E quella volta che… E sorrido al ricordo. Invece in quell’altra gita… E scoppio proprio in una fragorosa risata. Quel giorno a Napoli, l’altro a Innsbruck, lo scorso anno a Rovereto. Belle le mie tante primavere, tutte migliori di questa.
Torno alla realtà con la voce del giornalista che di nuovo fa il punto della situazione. Ma oramai è tardi. E anche questa giornata è finita, siamo entrati in un altro giorno, diverso ma uguale al precedente in questa segregazione mondiale.
Bisogna resistere, bisogna andare avanti, andrà tutto bene! Dobbiamo dire così. Ed io ubbidisco, lo dico, lo faccio, mi arrendo agli arresti domiciliari, non pongo resistenza. Per ora va bene così. Va bene pensare al passato anche sorridendo di malinconia. Non posso pensare al futuro. O devo? Questo enigma lo affronterò domani. Per stasera basta.
Il vento soffia ancora. Fa freddo. E una inquieta sera di marzo ha lasciato il passo ad una notte stellata.

Commenti

  1. Una congerie di sensazioni e travolgenti ricordi permea questo breve racconto. La forza della primavera si impone sulla tragedia che si consuma nei nosocomi di mezzo mondo, mentre la speranza sembra affacciarsi dai petali dei fiori che compongono il mazzolino donato alla maestra. La nostalgia non è qui rimpianto ma un potente volano che scaglia verso un futuro che non sarà di sole lacrime. E le stelle prevarranno, nonostante tutto.
    Marco Podestà

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  2. Racconto vero, sentito, sofferto ma pieno di speranza e positività, misti ad ottimismo e fiducia in un futuro migliore. In giorni di lunghezza interminabile, dove tutto è rallentato, la mente ci porta a riflettere e meditare, a tornare indietro nel tempo, per trovare un conforto al dolore che proviamo e che, a tratti, è a dir poco soffocante! La lettura mi ha dato serenità, mi ha fatto capire la bellezza riscontrabile nella semplicità, nelle piccole cose, nel vissuto con amici, colleghi, familiari, alunni, tanto piacevoli e spensierati quanto vivi nella memoria. Quest’ultima, nonostante la tragicità del momento storico, gioca un ruolo fondamentale nel riportare alla luce tutto ciò che fa bene al cuore, alla mente, allo spirito, di cui ora abbiamo diritto di nutrirci insaziabilmente.
    Jessica Lecchini

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  3. Ex malo bonus. Questa pagina è un risarcimento alla nostra prigione quotidiana e ha il pregio di insegnarci a investire in modo costruttivo e non banale il nostro tempo. La brillantezza dello scrivere accompagna questo volo, nel ricordo si aprono finestre, si abbattono le mura di casa. Ci sembra di nuovo di passeggiare nella natura non più matrigna, e ci offre la possibilità di recuperare la memoria, tornare a vivere esperienze felici del passato, che leniscono il dolore che ci circonda.
    Francesco Pietrini

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  4. Lo scritto è fresco, nostalgico, triste ma anche equilibrato e vero. Assai ben costruito da una donna che ha trovato, apparentemente almeno, un equilibrio, che riconosce il bene ricevuto, che ha vissuto il male ma ne ha fatto una ragione per crescere.
    Giuliana Michelotti

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  5. Frammenti e pensieri di vita vissuta, richiamati alla coscienza di un oggi cosi tormentato, con stile pulito, svincolato da patetiche ridondanze anche quando il dolore grida o la dolcezza di alcuni momenti affiora. Per questo lo scritto appare essenziale ed efficace.
    Anna Rosa Vatteroni

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