Passa ai contenuti principali

⚖️ Riforma della magistratura: magistrati più docili, sentenze peggiori

disegno allegorico raffigurante un giudice bendato con una bilancia in mano, sotto un albero con foglie adornate di stelle., a raffigurare la precarietà della giustizia, minacciata dalla riforma.
(a.p.) ▪️ Ogni cittadino che entra in un tribunale dovrebbe porsi una domanda semplice: "Il giudice che ho davanti ha la serenità e gli strumenti per decidere bene?". La riforma costituzionale ignora completamente questo interrogativo. Non si occupa di risorse, di personale o di velocità dei processi: si occupa, al contrario, di depotenziarlo. Il "decidere bene", inteso come atto di alta professionalità tecnica e indipendenza, è il grande assente (o meglio, il grande tradito) di questo progetto.

🗳️ Il falso bersaglio: colpire l'istituzione non i disservizi

I cittadini chiedono risposte rapide e competenti. La riforma, invece di riparare la "macchina" giustizia, ne attacca l'architettura. Misure come la duplicazione dei CSM o il sorteggio non servono a smaltire l'arretrato, ma a ridurre l'autorevolezza del magistrato, rendendolo più vulnerabile. È un'operazione che punta verso il basso: si preferisce un giudice mediocre e prevedibile a un giudice autonomo e preparato.

📉 Smantellare la professionalità: il tridente che indebolisce il giudizio

La qualità del giudicare viene aggredita su tre fronti:

1. Il sorteggio (Fine del merito): Affidare al caso la scelta dei membri del CSM significa rinunciare a selezionarli per competenza. Se il merito sparisce dal vertice, la mediocrità si diffonde in tutta la base.

2. Il doppio CSM (Frammentazione): Creare due burocrazie distinte non migliora una sola sentenza, ma rende la magistratura un corpo diviso e più facile da influenzare.

3. L'Alta Corte (La pressione psicologica): Un giudice che decide con il timore di un controllo disciplinare esterno e senza le garanzie della Cassazione, è un giudice che tenderà a decidere in modo "prudente", non necessariamente corretto.

🗳️La scommessa perduta: da garante a burocrate

La riforma rischia di trasformare il magistrato da custode dei diritti a passivo applicatore di norme sotto scacco del potere. Limitare l'autonomia significa condannare il cittadino a decisioni mediocri. Difendere l'assetto attuale non è corporativismo: è rivendicare il diritto di ogni cittadino ad avere un giudice capace, sereno e, soprattutto, in grado di decidere bene.

🛡️ Vigilare sulla professionalità è un dovere civico

La Costituzione garantisce una magistratura di alta qualità tecnica e morale, libera da ingerenze. Smantellare queste garanzie per una riforma inefficace è un errore storico. La magistratura è la "sentinella della libertà"; disarmarla significa indebolire la democrazia. Difendere l'assetto attuale non è corporativismo, ma tutela del diritto di ogni cittadino ad avere un giudice capace di decidere bene.

Commenti

Post popolari in questo blog

🎭 Totò e l'arte della truffa: il sogno di possedere la Fontana di Trevi

(a.p.) ▪️ L’arte comica di Totò è molto più di una collezione di gag; è un commento sottile e malinconico su un’epoca, uno stile, un’idea. I suoi film non offrono solo risate, ma ritratti complessi di un’Italia in bilico tra furbizia e ingenuità, espedienti e grande cuore. Questa comicità, che ha saputo esprimere e definire un intero periodo storico, ci regala momenti di pura magia, capaci di trasformare persino un reato in una ballata di ilarità. Il ricordo di un’emozione si lega indissolubilmente all'episodio culmine di Totò Truffa '62, l’immagine dell'attore che vende la Fontana di Trevi a un ingenuo italo-americano, ironicamente chiamato Decio Cavallo (e subito storpiato in Caciocavallo). 🕵️‍♂️ La truffa perfetta e il mito dell'ignoranza Nella celebre scena, Totò, affiancato dal fido Nino Taranto, individua la vittima perfetta: uno straniero, ignorante delle cose d’arte e credulone. La truffa si basa sulla sapiente str...

Il comico del circo: la solitudine di un’identità senza nome 🎪

(Introduzione a Daniela Barone). C'è una distanza siderale tra gli applausi sotto le luci di un tendone e il silenzio di una strada di città. In questo racconto, la memoria dell'infanzia diventa lo specchio di una riflessione necessaria: come siamo passati dallo scherno verso "quelle persone" al rispetto dell'identità di chi, oggi, rivendica il diritto di essere chiamato con il proprio nome. (Daniela Barone) ▪️ L'arrivo del carrozzone: la magia dell'estate Ogni estate nel piazzale del mio quartiere arrivava il carrozzone del circo Remo Travaglia. Erano momenti davvero speciali non solo per noi bambini, ma anche per i grandi che si accomodavano sulle sedie di legno un po’ malconce per assistere agli spettacoli serali. Anche la mamma e papà si divertivano a guardare le malefatte dei pagliacci o i numeri strampalati degli attori. Spesso ci sedevamo in seconda fila, vicino a una vecchia signora elegante che tutti chiamavano ‘la Contessa’. Nessuno sapeva se rea...

Riposano sulla collina: la Spoon River di un condominio genovese 🏞️

(Introduzione a Daniela Barone). Ritornare davanti a un vecchio portone dopo quarant'anni non è mai un semplice esercizio di nostalgia, ma un incontro ravvicinato con chi siamo stati. In questo racconto, l'autrice trasforma una citofoniera in una soglia tra il presente e un passato popolato di figure vivide, tragiche e talvolta grottesche. Ispirandosi alla suggestione della "collina" di Edgar Lee Masters e De André, Daniela Barone tesse una trama di segreti, dolori e rinascite, regalandoci una galleria di umanità che, pur nel silenzio del riposo eterno, continua a parlarci con forza. (Daniela Barone) ▪️ Ritorno al portone: i nomi del passato Stamattina sono passata davanti al caseggiato dove avevo abitato per anni. Ci eravamo trasferiti per vivere in una ridente località di mare, a una quindicina di chilometri dalle alture del Righi dove avevo trascorso i miei primi nove anni.  Allora ero nella terza elementare del prestigioso Istituto del Sacro Cuore, frequentato dai...

Tre colpi a Minneapolis e il silenzio del PM: la separazione delle carriere e la crisi della legalità 🧭

(Introduzione ad a.p.). Il caso di Renee Nicole Good a Minneapolis svela il volto drammatico di una giustizia senza controllo di legalità. L'isolamento del Pubblico Ministero dalla giurisdizione trasforma l'accusa in un braccio esecutivo del potere politico. Un'analisi necessaria sui rischi della separazione delle carriere e sul futuro della magistratura in Italia. (a.p.) ▪️  Omicidio di Renee Nicole Good: la giustizia resta muta Il tragico epilogo di Renee Nicole Good a Minneapolis — uccisa il 7 gennaio 2026 da un agente dell'ICE in un'azione che i video smentiscono e la politica blinda — non è solo un fatto di sangue. È il sintomo di un’eclissi: quella del Pubblico Ministero come custode di legalità. In quel momento, mentre la forza si faceva arbitrio sotto l'egida di una retorica emergenziale, l'accusa è rimasta un’entità fantasmatica, incapace di abitare lo spazio del controllo. Il capolavoro dell’isolamento: la deriva della separazione delle carriere Do...

Contro la forza la ragion non vale: la violenza fa tacere la parola

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti). Il proverbio di oggi: “ Contro la forza la ragion non vale ”. È proprio inutile cercare di ragionare con chi usa la forza?  La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Ma questo proverbio, nella sua brutale immediatezza, trova una rappresentazione vivida e dolorosa nel testo che segue. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca , Non ...