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Stop, i conti non tornano: La sindrome del "costruttore ostacolato" sul Ponte

(a.p.)    ▪️La reazione della politica al parere della Corte dei Conti sul ponte sullo stretto non è stata una risposta tecnica, ma l'attivazione di un copione, la “sindrome del costruttore ostacolato”, che ha forte impatto emotivo.

Il costruttore ostacolato: L'emozione contro il merito

Come non schierarsi con "chi vuole fare" contro "chi impedisce", la solidarietà è immediata. Ma è anche capace di cancellare qualsiasi domanda inopportuna sul merito o sulla legalità.

Corte dei Conti: il consulente che difende i nostri risparmi

Eppure la Corte dei Conti non è un comitato eversivo di oppositori politici, e fin qui non era composta da toghe rosse; è una sorta di consulente finanziario a guardia dei nostri risparmi. Quando questo consulente dice "Stop, i conti non tornano, e le procedure sono a rischio", l'ostacolo non è più il giudice, ma i vizi rilevati nelle carte del progetto. L'interrogativo non è se si voglia ostacolare il ponte, ma se si voglia farlo male e a spese incerte della collettività.

Chi è la vera vittima potenziale dello stop?

Si vuole l’opera? Ebbene, la vera vittima potenziale dello stop non è il politico che viene ritardato, ma il contribuente che domani potrebbe pagare danni erariali su un'opera nata male. La vera garanzia di quest’opera è la regolarità, non la velocità viziata.

Diversivo: confondere i conti con le riforme penali

Quando poi la reazione all'allarme contabile si traduce nella proposta di riformare la giustizia ordinaria – una questione che nulla ha a che vedere con i giudici che controllano i bilanci – la manovra diventa un diversivo. Si usa lo scontro sul ponte come benzina per un'altra battaglia, confondendo i soldi (la contabilità del ponte) con le leggi penali (la riforma delle carriere).

Proteggere il contribuente dai conti allegri

La questione è semplice: fino a quando la politica continuerà a urlare al complotto senza dimostrarlo, il cittadino dovrà parteggiare per la legalità dei propri denari, non per la vittima apparente. Se chi deve tutelare la legalità finanziaria dei cittadini è il primo a essere attaccato, chi proteggerà il contribuente dai conti allegri?

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