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🏛️ Due Csm al posto di uno: la giustizia frammentata è più vicina ai partiti

(Introduzione ad a.p.). Prosegue il nostro viaggio nella riforma della magistratura, concentrandoci sul Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Questa non è una modifica procedurale: è una trasformazione che ridefinisce l’identità stessa della magistratura, con impatti profondi sulla credibilità-efficienza della giustizia.
Nella tappa precedente del nostro viaggio, abbiamo esaminato il tema cruciale del sorteggio per la nomina dei componenti magistrati nel CSM riformato, evidenziando come questa modalità possa influire sulla trasparenza e sull'indipendenza del sistema giudiziario.

✒️ Perché il CSM è cruciale per la nostra vita quotidiana

(a.p.) ▪️ È naturale guardare a temi come il CSM, o il sorteggio, come a "questioni tecniche" lontane dagli interessi del cittadino comune, preoccupato dalla lentezza dei processi o dall'efficacia della giustizia. Eppure, proprio qui risiede il punto della riforma, che è un meccanismo astratto che però incide sulla concretezza della nostra vita.
La modifica dell'organo di autogoverno (il CSM) non è un dettaglio: da lì discendono le conseguenze sulle nostre cause pendenti, sul rapporto con la giustizia e sull'imparzialità delle sentenze. Occuparci di questo tema significa tutelare la nostra vita quotidiana, perché l'indipendenza del giudice è l'unica vera garanzia di una giustizia equa. Vediamo perché.

✒️ Il CSM: garanzia di autonomia

Per decenni, il CSM ha rappresentato il pilastro dell'unità della magistratura, unendo giudici e pubblici ministeri con le stesse tutele e sequenze di carriera. Non si trattava solo di un aspetto organizzativo, ma della base della credibilità e indipendenza del sistema giudiziario. L'unità della magistratura non è un mero dato formale, ma il presupposto stesso della sua legittimità. Un corpo giudiziario diviso infatti è più vulnerabile alle pressioni esterne e meno capace di difendere la propria autonomia.

✒️ La riforma: da organo unitario a sistema frammentato

La riforma proposta stravolge questo equilibrio con l’introduzione di due CSM distinti: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Si tratta di una decisione che frammenta l’unità della magistratura, creando due visioni differenti del ruolo del magistrato. Inoltre, il potere disciplinare viene sottratto al CSM e affidato a un'Alta Corte esterna, politicizzata, suscitando dubbi di legittimità, soprattutto perché le sue decisioni non saranno impugnabili in Cassazione, ma solo davanti a chi le ha emesse.
Separare giudici e PM nelle garanzie del ruolo di fronte al potere politico significa indebolire la funzione della magistratura, cioè la capacità del giudice di decidere di noi con serenità ed equilibrio.

✒️ Dal merito al caso: il sorteggio al posto delle elezioni

Un altro cambiamento significativo riguarda il metodo di selezione dei componenti togati del CSM. Finora, questi venivano eletti dai magistrati stessi, garantendo rappresentanza e competenza. La riforma sostituisce le elezioni con il sorteggio, introducendo un elemento di casualità che rischia di ridurre la qualità e l’autorevolezza dell’organo. Come sottolinea Massimo Luciani, "un CSM eletto a sorte non è un CSM democratico, ma un organo di mera ratifica, privo di reale capacità decisionale".

✒️ Una delega in bianco: regole da definire, rischi concreti

La riforma presenta un'ulteriore criticità: l'assenza di criteri certi e chiari per differenziare le garanzie tra giudici e PM, poiché la questione è demandata a una legge ordinaria senza però stabilire le linee guida che dovranno essere rispettate. Questo apre la porta a disparità ingiustificate, a un possibile indebolimento delle garanzie per i PM e a norme poco trasparenti. Questa scelta è un azzardo istituzionale che lascia spazio a interpretazioni arbitrarie e derive politiche.

✒️ Conseguenze: una magistratura meno credibile e qualificata

Nel complesso, la riforma rappresenta un cambio di paradigma che rischia di trasformare i PM da parte processuale a potere autonomo dello Stato, di creare conflitti istituzionali tra due CSM con logiche diverse e di indebolire l'organo di autogoverno, rendendolo meno rappresentativo e competente.

✒️ Verso quale giustizia?

La riforma del CSM non è un semplice aggiustamento; rappresenta un punto di svolta che impone una riflessione sul tipo di giustizia che desideriamo. Non abbiamo bisogno di una riforma che frammenta e delegittima la magistratura scegliendo di non rafforzare il sistema giudiziario e dotarlo di mezzi e risorse.
Il rischio è quello di trasformare la giustizia in un terreno di scontro politico con un drastico ridimensionamento della qualità del servizio giustizia.
La risposta non può essere lasciata al caso: deve emergere da un’informazione pubblica consapevole, fondata su coerenza, trasparenza e rispetto delle regole. Solo così potremo costruire una giustizia che meriti la fiducia dei cittadini. Partecipa al nostro impegno per sostenere questi valori e fare la differenza.

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