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Il giudice pauroso: perché la gogna di Nordio ricade sui cittadini 🛡️

Sedia vuota sotto un fascio di luce intenso in una stanza buia
(a.p.). Nel dibattito referendario si fa un gran parlare di "responsabilità" dei magistrati. Ma c'è una differenza tra un giudice responsabile davanti alla legge e un giudice intimidito dal potere politico. Le recenti dichiarazioni del ministro Nordio al Corriere della Sera (16 febbraio 2026) ci offrono uno scorcio inquietante sul futuro che attende la giustizia italiana.

💧 Marchio d'infamia: "metodo para-mafioso"

Quando il ministro della Giustizia sceglie deliberatamente di accostare il termine "para-mafioso" al sistema di autogoverno della magistratura, non sta solo facendo una critica tecnica. 
«Ne ho altre [di citazioni]. Anche peggiori. Ogni giorno ne tirerò fuori una», dichiara Nordio, promettendo una pioggia quotidiana fino al giorno del voto.

💧La sostanza delle cose

Cosa accade alla serenità di giudizio di un magistrato quando il vertice politico lo addita pubblicamente con il linguaggio riservato alla criminalità organizzata? Si crea il giudice pauroso. Un magistrato che sa di essere nel mirino non sarà più un arbitro imparziale, ma un funzionario preoccupato di non irritare chi detiene il potere ispettivo e mediatico.

💧 Solitudine del magistrato senza "Padrino"

Nordio sostiene che la sua riforma serva a liberare i magistrati dalle correnti, affermando che oggi:
«Se [il magistrato] non ha un "padrino" è finito, morto. Il sorteggio rompe questo meccanismo».

💧 La sostanza delle cose

Il ministro promette di eliminare i "padrini" correntizi, ma l'effetto delle sue parole e della riforma (separazione delle carriere e alta corte disciplinare) è quello di lasciare il magistrato solo di fronte all'esecutivo.
Senza una rappresentanza forte e sotto il peso di accuse infamanti come quella di "sguazzare nel verminaio", il giudice perde lo scudo della sua indipendenza. Il rischio non è più il "padrino" della corrente, ma il "padrone" politico che decide, tramite il controllo mediatico e disciplinare, chi è un buon magistrato e chi non lo è.

💧 Il danno collaterale: il cittadino senza difesa

Se il magistrato ha paura, chi ne paga le conseguenze?
Se un magistrato teme di essere definito "mafioso" o "ideologizzato" ogni volta che indaga su un esponente del potere, finirà per archiviare per prudenza.
Se un giudice teme di indagare su un caso di corruzione in un appalto pubblico, il cittadino rischia di pagare il prezzo di opere incompiute o di servizi inefficienti, senza che nessuno ne risponda.

💧 Esiti:

La narrazione di Nordio sul "verminaio ai danni dei cittadini" è un'arma a doppio taglio. Distruggendo la dignità della magistratura con il pretesto di difendere il popolo, il ministro sta in realtà disarmando l'unico potere in grado di controllare l'operato del Governo.
Un giudice che deve guardarsi le spalle dal proprio ministro non avrà mai la forza di guardare in faccia un potente e applicare la legge in modo uguale per tutti. La riforma di Nordio non libera il cittadino dalla "casta", ma lo priva di un giudice coraggioso.

💧 Futuro:

La vera riforma di cui abbiamo bisogno non è quella che indebolisce i giudici, ma quella che garantisce loro le risorse e l’autonomia per fare il loro lavoro: combattere l’illegalità e tutelare i diritti di tutti, senza timore di ritorsioni.
La Costituzione italiana affida ai magistrati il compito di garantire la legge uguale per tutti (art. 101).

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