Passa ai contenuti principali

Alessandro (La paura)

di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(ap) Racconti dedicati alle emozioni. Un attimo è quanto possono durare, quella frazione di secondo in cui siamo turbati e scossi e ci chiediamo il perché. Oppure lasciano una traccia, sedimentano in noi, e si trasformano in qualcosa di più profondo, sentimenti che ci accompagnano per lungo tempo.
Qualcosa può paralizzarci, impedirci di procedere e prima ancora di capire come stiano le cose. Pensiamo in anticipo a quello che accadrà ed entriamo in ansia. È solo un’ipotesi la supposizione lugubre che associamo alla previsione del futuro. In effetti, ci sono mille altre possibilità. Non è affatto detto che si verifichi il peggio: perché dovrebbe accadere proprio ciò che ci spaventa?
Almeno, una semplice statistica o l’esperienza che abbiamo accumulato fin qui dovrebbero rassicurarci e farci pensare positivo. Non sempre avviene. Ci servirebbe un ritorno alla ragionevolezza, al pacato esame dei dati di fatto, ma a noi, che ci definiamo uomini razionali, questa semplice verità spesso sfugge drammaticamente. E non riusciamo ad orientarci nel quotidiano.
Non dovremmo bloccarci di fronte alle difficoltà, tanto meno davanti a quelle solo immaginate; che dovremmo saper affrontare. Poi accada quel che deve accadere. Noi ce l’abbiamo messa tutta, abbiamo vissuto appieno il presente, non possiamo nutrire alcuna recriminazione.
Sappiamo tutto questo. Ma l’ignoto, i cattivi pensieri, qualche brutta esperienza passata rimangono lì, come macigni, a distorcere la nostra visione del futuro.
Dopo “Sabrina”, dedicato all’invidia, Ilaria sulla rabbia, Rosa incentrato sulla malinconia, Giacomo sul senso di colpa, Maurizio, dedicato al “rimpianto”, Alessia sul “rimuginare”, ecco la paura.

Andare per strade sconosciute, è notte, chi si può incontrare. La paura dell’altro, di chi viene da lontano, di chi ha una storia misteriosa, porta tanti detriti nel fiume, l’acqua non scorre, l’acqua si ferma, e i detriti possono essere in realtà sassi appuntiti, che fanno male ai piedi.

Vorrei lasciarmi andare e raccontarla a qualcuno questa storia. Vorrei potere dire che mi sono innamorato di una ragazza, ma non è di qui, viene da lontano, e quanti dubbi, quante riflessioni, quante paure. No, non lo dico a nessuno ancora, devo essere sicuro di questo sentimento, io per primo.
Perché ho paura, un po’ ho paura. Ho paura di prendere una strada e di perdermi, di entrare in un vicolo, si dice così, vicolo cieco, in cui tutto può rivelarsi diverso da come credevo.
Quando si ama si affida il proprio cuore, si piantano semi che devono germogliare, ecco, sì, è così, e qui si tratta di un seme piantato nella terra, la pianta può crescere, deve crescere, ma bisogna avere fiducia che cresca, avere coraggio. Bisogna annaffiarla, e proteggerla dagli insetti e dalle intemperie, un acquazzone troppo forte può far morie la pianticella sul crescere. L’amore è come una pianta, un orto magico con fiori che profumano intensamente, brio, dolcezza, tocco delicato.
Ma la paura mi assale. Cosa penseranno gli altri? Cosa mi diranno, quando io dirò chi è la ragazza che amo, quella che voglio sposare? Per prima cosa mi guarderanno, pensando che potevo sceglierla più vicina, e poi che possono esserci differenze culturali importanti, che possono incidere, soprattutto se si avranno figli, diversa educazione, diverso modo di pensare. E se poi non andate d’accordo e lei se ne va chissà dove con tuo figlio, tu che fai? L’ho sentito altre volte questo discorso, purtroppo accaduto.
Da una parte la sensazione che sia lei la donna che ho sempre aspettato. Da un’altra il timore non solo degli altri, del loro giudizio, forse della loro ostilità, ma anche la paura che non tutto fili liscio, che la realtà spazzi via questa sensazione dolce, finisca tutto, gli altri si mettono in mezzo, anche i parenti di lei, chissà, forse non vogliono che venga qui, che si allontani.
Amore e passione, paura anche. E dubbi. Paura di essere ferito, di buttarmi a capofitto, l’ho già fatto in passato ed è finita male, paura di buttarmi in una storia che è una cosa e invece può rivelarsi altro. No, mi dico, non può essere così, andrà bene, c’è un’alchimia fra di noi.
Non sono un uomo coraggioso. Ho tanti dubbi. In questa frammentazione si decide il mio futuro. L’acqua che nutre la pianta e la paura delle nubi, di una pioggia improvvisa.

Commenti

Post popolari in questo blog

Pensioni? Facciamo un bello spot. Il solco tra disagio sociale e politica 📺

(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani).  Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...

Risveglio in cucina: silenzio e rito del caffè ☕

(Marina Zinzani) ▪️ 🧘 Solitudine necessaria: silenzio, aria fresca e la tregua dalle notizie Il risveglio del mattino, silenzio in cucina, guardare fuori, aprire la finestra e respirare l’aria fresca: quei minuti prima che tutto inizi si accompagnano ad una solitudine piacevole, necessaria. Il rituale del caffè. Il preparare la colazione. La televisione spenta. Nessuna notizia è ancora entrata, provocando in qualche modo pensieri, reazioni emotive: un nuovo femminicidio, venti di guerra che non si attenuano. Si è da soli, in quei minuti di silenzio. ☕ Il rito della quiete: caffè, pensieri tenui e l'imminente flusso Il caffè sorseggiato. Pensieri per la giornata. Le cose da fare. Uno spazio dove il silenzio è vita, l’assaporare una quiete che dura pochi minuti, perché poi la casa si anima. È tutto un correre, poco dopo. O un fare delle cose, assorbiti da un flusso continuo, spesso fatto di doveri e incombenze. Ma prima, in cucina, guardando dalla finestra, si riesce a vedere il tet...

Il campanello dello 8: un abbraccio dopo il segreto

(Introduzione a Paolo Brondi). Nella cornice idilliaca di una villa a Fiesole, si consuma il dramma silenzioso di Saverio. Diviso tra l'amore profondo per la sua compagna Laura – un commissario capo assorbito dai doveri della giustizia – e una solitudine pomeridiana che riapre antiche ferite d'abbandono, l'uomo si ritrova a fare i conti con il vuoto e la noia.  Sarà un'interruzione brusca e inaspettata nella routine del suo studio medico, lo squillo insistente di un campanello alle otto del mattino, a squarciare il velo sui segreti del passato. Il racconto ci conduce lungo i sentieri misteriosi degli affetti familiari, dove una verità rimasta a lungo nell'ombra si trasforma nell'occasione per riscoprire il senso profondo dell'amore e della fraternità. (Paolo Brondi). La vita a Fiesole e la solitudine di Saverio Saverio Motta e Laura Baldi, ormai conviventi, vivevano tranquilli in una villa, da lei acquistata per una fortunata occasione, a Fiesole. Vi si acce...

Il calore del ritrovarsi: la festa come viaggio emotivo tra passato e presente

(Introduzione a Marina Zinzani). Le feste, specialmente quelle che celebrano i grandi traguardi della vita come i matrimoni, non sono solo occasioni di convivialità, ma veri e propri catalizzatori di emozioni. Diventano il pretesto perfetto per riannodare i fili del tempo, permettendo ad anime che hanno condiviso un tratto di strada passato di incrociarsi nuovamente. Che si tratti di cugini, zii o parenti lontani, queste occasioni riaccendono una scintilla profonda, sospesa tra nostalgia e gioia. (Marina Zinzani). L'incontro delle anime e l'anello dei ricordi Ritrovarsi dopo tanti anni: si organizza una festa, in genere è ad un matrimonio che ci si ritrova, ma non solo. La festa diventa un incontro di anime, che provengono dal passato, con cui si è fatto un tratto di strada assieme. Succede fra cugini, zii, parentele varie. I ricordi appaiono come avviluppati da un manto nostalgico, piacevole, umoristico anche, sono come anelli che si uniscono ed arrivano alla parte più profond...