(Introduzione ad a.p.). In un tempo che reclama competenze, affidare la giustizia alla sorte non è una riforma, ma una fuga dalla responsabilità. È il tramonto del merito che cede il passo all'azzardo, mettendo a rischio l'equilibrio della nostra democrazia.
(a.p.) ▪️
La rinuncia al merito e la deriva della sorte
Presentare il sorteggio per il CSM come cura al "correntismo" è un inganno: non si corregge il sistema, lo si abdica alla lotteria. È paradossale che, mentre ogni professione esige preparazione, per il vertice della magistratura si scelga di sostituire il giudizio con il calcolo statistico. Estrarre a sorte significa dichiarare la propria incapacità di riconoscere il valore.
La trappola della politica: minoranze compatte e togati dispersi
Il sorteggio creerebbe uno squilibrio pericoloso. I magistrati estratti sarebbero individui isolati, una "maggioranza sparsa" senza visione comune. Al contrario, i membri laici eletti dal Parlamento resterebbero espressione di una strategia politica coesa. In ogni organo collegiale, una minoranza compatta domina sempre una massa frammentata: il sorteggio, dunque, non libera il CSM, ma lo consegna definitivamente al controllo della politica.
Il valore del pluralismo contro l'appiattimento
Le correnti non sono solo potere, ma filoni di pensiero che arricchiscono il diritto. Una magistratura senza diverse visioni della società sarebbe piatta e sterile. Sostituire il dibattito culturale con un’urna significa rinunciare alla complessità. La democrazia non deve temere il confronto delle idee, ma l’irresponsabilità di chi decide senza un mandato programmatico verificabile.
Per una giustizia di responsabilità
La Costituzione affida alla magistratura la legge uguale per tutti: un compito che richiede giudizio, non probabilità. Il sorteggio è la bandiera bianca di una politica senza coraggio. La fiducia dei cittadini non si costruisce con un numero estratto, ma con la certezza di una competenza indipendente e responsabile.

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