(a.p.). Le regole che sorreggono la nostra convivenza non sono formule astratte scritte su carta ingiallita, ma promesse solenni che una comunità ha fatto a sé stessa per evitare di ricadere negli errori del passato.
In questo tempo di riflessione profonda, siamo chiamati a guardare la nostra Carta non come un monumento immobile, ma come un organismo che respira e che chiede di essere protetto.
Ogni intervento sui pilastri della Repubblica deve rispondere a un interrogativo che trascende il presente: le modifiche rendono il patto sociale più resiliente o lo espongono a nuove fragilità?
Custodire le garanzie costituzionali è un impegno dinamico verso il futuro. È il riconoscimento che la giustizia è un approdo sicuro, un luogo dove la forza della ragione prevale sempre sulla ragione della forza. La nostra vigilanza è il tributo che dobbiamo a chi ha sognato per noi una società libera e giusta.

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