Passa ai contenuti principali

Tra le tue mani: il risveglio dal sogno e la verità del possesso 💭

Ragazzo bacia dolcemente la mano di una ragazza commossa
(Introduzione a Laura Maria Di Forti). Cosa accade quando l'immagine perfetta di una modella si infrange per rivelare l'anima misera e vibrante di una donna? In questo intenso racconto, Guido e Flora si scontrano con il fantasma di un tradimento che è esistito solo nella mente, ma che basta a scardinare ogni certezza. Un confronto serrato tra l'illusione delle "ombre" e la realtà della dipendenza affettiva, dove il potere passa di mano in un gioco di specchi tra chi ama e chi crede di possedere.

(Laura Maria Di Forti) ▪️

Il pianto della verità

Guido salì in camera. Flora era seduta sulla poltrona vicino al letto e stava piangendo. Appena lo vide entrare alzò il capo per poi coprirsi subito il viso con le mani e riprendere a piangere singhiozzando.
Sembrava nuda in quel suo pianto dirotto, pareva che avesse l’anima esposta, il cuore aperto e dilaniato da quello che sembrava un tradimento di Guido e lo era in effetti, lo era veramente anche se era stato solo un tradimento sognato, vagheggiato con la mente, il desiderio di vivere un’altra vita, di essere un altro uomo, uno che ama la purezza di un sogno.

L'illusione del possesso

“Credevo di essere sicura del tuo amore, del tuo attaccamento. Credevo di averti in pugno, capisci, tra le mie mani. Finalmente avevo una cosa mia, io che mai nella vita ho posseduto qualcosa, ora grazie a te avevo tutto.
Mi sentivo fiera, felice perché ero la tua modella, la tua amante, il tuo desiderio. Pensavo che non ti avrei mai perduto, che saresti rimasto innamorato di me sempre e che, sempre, mi avresti protetto, fatta sentire tua, forse un giorno persino sposata, chissà.”
Mai come in quel momento Flora era stata tanto sincera. Si rendeva conto di aver perso tutto, ogni cosa, si rendeva conto che nulla le apparteneva, che sarebbe tornata ad essere povera, una creatura misera alla ricerca di un poco di felicità.

La bellezza di fronte all'amore

La sua bellezza, il suo corpo stupendo, il suo viso perfetto sarebbero presto divenuti preda del decadimento e cosa le sarebbe rimasto?
“Mi hai fatto credere di essere al riparo – riprese – e mi sono illusa di poter vivere con te per tutta la mia vita. Sono stata ingenua, non credi? Io, che mi sono sempre creduta una ragazza scaltra, che ho avuto la presunzione di averti nella mia rete, io ho perso. 
E sai perché? Perché la mia bellezza non vale nulla di fronte all’amore. L’ho compreso oggi, l’amore è la cosa più importante. E io, che pensavo di poter vivere beffandomi dell’amore, dall’amore sono stata punita e per amore io soffrirò. Come potrò vivere senza di te? Perché è vero, sai, che io ti amo. L’ho capito soltanto adesso, ho capito che perdere te sarà come morire.”

L'ombra di Adele e il risveglio

Guido la guardò con tenerezza per la prima volta da quando la conosceva. Flora era l’incanto, la bellezza, Flora era tutto, non solo il desiderio, la cupidigia, no, Flora era la sua donna, ora anche indifesa, persino tenera. Non avrebbe potuto fare a meno di Flora, di questo ne era certo.
Adele era stata solo una parentesi, un tentativo di sottrarsi da una dipendenza forse divenuta ingombrante, troppo difficile da sopportare. Alcune cose dovevano cambiare, certo. 
“Adele è stata solo un sogno. Sai, quando si dorme, si crede che il sogno sia realtà, che quello che la tua mente produce sia tutto vero, sia reale, concreto e che ciò che provi sia indelebile, che la felicità sia la felicità per antonomasia e che il dolore, invece, sia il più terribile dolore che tu abbia mai provato. Ma non è così.
Quando ti svegli, la realtà è un’altra e capisci, perché capisci, in definitiva, di esserti illuso, di aver creduto a delle ombre, di esserti ingannato credendo a dei fantasmi e che tutto è stato solo apparenza, immagini distorte della tua fantasia. La realtà è diversa, certo. Il sogno, se pur bello, meraviglioso, il sogno non è reale, non esiste, non ha corpo, il sogno.”

Una nuova consapevolezza

Flora si asciugò le lacrime con un fazzolettino di cotone che lei stessa aveva ricamato con le sue cifre. Aveva, da qualche mese, cominciato a mettere a frutto la sua abilità nel ricamo riempiendo con le sue cifre lenzuola e asciugamani, nel puerile tentativo di farsi un corredo e, marchiando quei capi, di darsi così l’illusione di possederli o, meglio, di averli sempre posseduti.
Guido sorrise. In fondo, scopriva solo ora la parte nascosta dell’anima di Flora, la sofferenza e la miseria patite e la speranza che la animava, la fiducia di un futuro migliore con lui. E forse era vero che si era innamorata di lui e che, alla fine di tutto, lei e solo lei era la persona adatta a lui. 
Doveva abbandonare le chimere e ogni fantasia, i sogni e i miraggi, gli abbagli e tutte le illusioni che lo avevano confuso negli ultimi giorni e che non lo avrebbero fatto felice, mai.
Guardare oltre la siepe, vedere la vita vera e non gli inganni della sua mente, del cuore, fantasticherie pericolose e utopie inesistenti, perché lì, davanti a lui, c’era una donna che lo avrebbe seguito sempre e della quale lui conosceva ogni tratto, ogni singolo centimetro di pelle ma anche ogni palpito, ogni sbuffo, difetto, e pregi, risa, ogni fremito e ogni inganno.
Guido sorrise. Le prese le mani e le baciò. Sarebbe sorta una nuova tenerezza da tutta quella storia, sarebbe sorto un nuovo amore, la consapevolezza di non essere soli, di avere qualcuno, su questa terra, che in fondo tiene a te, da te dipende e cerca il tuo appoggio.
“Ora sono io a tenerti tra le mie mani – le disse dolcemente – Ti ho in pugno Flora, ti ho in pugno.”

Commenti

Post popolari in questo blog

Lettera a Davide Cavallo, il ragazzo che sa perdonare 👨

(Introduzione a Daniela Barone – Commento a.p.). La cronaca nera ci ha abituati alla narrazione della brutalità, del conflitto e del legittimo sdegno. Raramente, però, ci costringe a fermarci davanti a un gesto che scuote le nostre categorie interpretative. La vicenda di Davide Cavallo, il ragazzo di 22 anni rimasto gravemente invalido dopo un’aggressione in Corso Como a Milano, ha preso in aula di tribunale una piega inaspettata: quella di un abbraccio e di un dialogo sul perdono con i suoi assalitori. Riceviamo e pubblichiamo questa toccante lettera aperta scritta da una nostra collaboratrice, che ha scelto di rivolgersi direttamente a Davide, stabilendo con lui un ponte intimo tra generazioni, storie ed esperienze di vita diverse. (Daniela Barone). Una ferita nel cuore della movida Caro Davide, quando ho letto la tua storia mi sono commossa. Sai, ai settantenni le lacrime sgorgano facilmente; forse succederà anche a tua nonna. Quello che ti è capitato mi ha indignato: a soli 22 anni...

Mio padre come Anchise, quando l'uomo forte è diventato il mio bambino 👨‍🦳

(Introduzione a Daniela Barone). Le immagini dell'arte anticipano a volte il destino delle nostre vite. L'affresco raffaellesco dell' Incendio di Borgo , con Enea che carica sulle spalle il vecchio padre Anchise, non è solo un mito antico, ma la fotografia di quel momento doloroso e universale in cui i ruoli si invertono. Nel racconto dell'autrice, la figura di un padre forte, vitale, capace di riscoprirsi poeta a settant'anni con la sola licenza elementare, sfuma lentamente nei tratti fragili della malattia. Diventare madri dei propri genitori è un cammino faticoso, a tratti insopportabile, che trasforma il dolore cocente in uno struggimento leggero, simile a un dolce frullio d'ali. (Daniela Barone).  Il mito che si fa realtà: la pietas romana In occasione della visita ai Musei Vaticani mi aveva colpito l’affresco di Raffaello dell’ Incendio di Borgo , in particolare la figura di Enea che, fuggendo dalle fiamme di Troia, portava sulle spalle il padre Anchise e...

Parma, il prof non denuncia: se il web sostituisce il tribunale 🖥️

(Introduzione ad a.p.). L’episodio accaduto a Parma – un docente inseguito dagli studenti e il video diventato virale – riapre il dibattito sul ruolo dell'autorità e della giustizia nella scuola. Le ragioni del professore, che ha rifiutato di sporgere querela invocando un intento educativo e la sanzione già subita dai ragazzi sul web, sollevano tuttavia profonde perplessità giuridiche e pedagogiche. Una riflessione necessaria sui confini del limite e sui rischi del "tribunale dei social".  (a.p.). La cronaca in un video viralizzato La cronaca recente (Corriere della sera, 27 maggio 2026) ci consegna un episodio avvenuto all'esterno di un Istituto Tecnico Industriale di Parma che, nel giro di poche ore, ha monopolizzato il dibattito pubblico nazionale. Un video, rimbalzato di bacheca in bacheca sulle principali piattaforme social, mostra scene che l'opinione pubblica, la politica e i sindacati scolastici hanno immediatamente catalogato come un'intollerabile agg...

Robin Williams, il clown triste che faceva ridere: un viaggio tra cinema, vita e memoria 🤡

(Introduzione a Daniela Barone). Alcuni attori sono capaci di entrare nelle nostre case in punta di piedi, per poi diventare parte integrante dei nostri ricordi più intimi. Robin Williams è stato esattamente questo: un "fiume in piena" in grado di far ridere e piangere nello spazio di un solo secondo. Attraverso il racconto appassionato di una madre e insegnante, questo articolo ripercorre la straordinaria carriera del leggendario attore. Dai pomeriggi domenicali passati con i figli a guardare le videocassette di Mrs. Doubtfire, fino alle lezioni di vita del Professor Keating, riscopriamo la straordinaria sensibilità di un uomo che ha regalato al mondo infinito stupore, nascondendo dietro la maschera del buonumore una profonda e toccante malinconia. (Daniela Barone). Un'ancora di salvezza in una domenica di pioggia Per sopravvivere alla noia mortale di una domenica piovosa, avevo acceso la TV per cercare qualche film interessante su Netflix. Mi ero imbattuta in Good Morni...

L'altra faccia del kintsugi: quando le ferite non si riparano 🏺

(Introduzione a Marina Zinzani). La filosofia giapponese del kintsugi ci ha affascinati con la sua promessa di bellezza nata dalle macerie, diventando quasi una moda culturale. Ma cosa accade quando l'oro non basta o quando la grazia della ricostruzione non arriva? Qui, una riflessione intima e controcorrente: l'arte di accettare i vasi che restano frantumati, trovando la pace nella comprensione dei nostri limiti e dei nostri fallimenti. (Marina Zinzani). La seduzione dell'oro: l'arte di rinascere dalle macerie La parola kintsugi si incontra facilmente oggi, è quasi di moda. L’arte di riparare un oggetto rotto con l’oro, fino a renderlo emblema dell’imperfezione ma anche della bellezza delle cose vissute, fa parte del pensiero giapponese.  È un concetto affascinante e potente, che trasforma ciò che è frantumato in qualcosa che assume nuova vita e una nuova forma di bellezza. È la storia di persone che vivono con una frammentazione, ma che sono riuscite a dare un signifi...