(ap) Omran Daqneesh, 5 anni, siriano, tutto l’orrore in una foto, la
tragedia racchiusa in uno scatto. Seduto sul sedile di un’ambulanza, è stato estratto
vivo dalla macerie di un palazzo dopo un bombardamento ad Aleppo. Il viso
sporco di sangue, il corpo ricoperto di polvere. Le gambe bianche ciondoloni.
Soprattutto gli occhi vitrei, immobili, lo sguardo perso nel vuoto, e solo la
percezione di un riflesso, quello di un racconto impossibile, la guerra come
massacro, le azioni umane che provocano lo strazio infinito di vite innocenti, le
atrocità che non incontrano limiti. Oltre l’indifferenza e il silenzio di
troppi. Il miracolo di quel bimbo rimasto comunque illeso rammenta che solo
dalla vita può nascere la speranza. Persino il sedile fresco e pulito di un’ambulanza
rappresenta un rifugio rassicurante in un mondo che ha smarrito se stesso.
(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta. Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

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