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| (Gallura, Sardegna) |
di Paolo Brondi
Mentre
trascolora il mare
e rosa si
tinge il cielo
nel tempo
che fugge
il lido
deserto
indugia
l’emozione di te
sospesa nel
frullo marino
di danzanti
gabbiani
E parlo,
parlo, con me
e nel
fruscio della marea
ascolto
voci, le nostre voci
dolci
mormoranti in memoria
e vinco la
paura
Asciugando,
non so
Se spruzzi
di sale
O lacrime
amare

La contemplazione del trascolorare del cielo porta a lasciarsi andare nel 'mare dell'infinito', ove nessun tocco umano, nulla di terreno potrà rompere l'incantesimo. Le sensazioni, il frullo, i rumori del mare e della terra, parlano nel presente rivestendo l'immagine di poesia, rivisitando l'altrui persona e trasfigurandone i tratti fisici e psicologici tanto da farne una visione eterea e smaterializzata. Le lacrime (o gli spruzzi?) scendono nel silenzio e nel ricordo di chi non c'è più o, forse, non c'è mai stato come immaginato.
RispondiEliminaBellissimo flasch, una poesia dolcissima e ricca di pathos
Cristina Podestà