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Quando non c’era la password

Tutto era diverso qualche tempo fa: eravamo anche più felici?


di Cristina Podestà

Io me la ricordo la felicità. L’ho vista tante volte e l’ho anche provata sulla mia pelle. Erano anni felici, le persone avevano poco, ma bastava. Le automobili senza aria condizionata, i mari puliti e abitati da pesci, le estati senza afa, gli inverni con la neve.

I bambini facevano i compiti da soli, giocavano in cortile, non andavano in palestra, avevano regali a Natale e al compleanno. Gli anziani erano depositari di saggezza.
I lavoratori erano rispettati, i pensionati dopo una vita di sacrifici si facevano scampagnate in montagna. Si giocava a nascondino, e la gioia dei bambini era fare il bagno in un mare non inquinato, bere acqua fresca dei termos, mangiare un gelato e salire sulle altalene. Le classi erano numerose, ma nessuno si lamentava, non i maestri, non i genitori né gli alunni.
A scuola si facevano le foto di classe e nessuno pensava a fotografare la pizza o la pasta nel piatto. Il telefono era in casa o, al massimo, al bar o nella cabina apposita. Si studiava sui libri, scrivevamo sui quaderni e venivamo interrogati a sorpresa.
La domenica si andava al cinema con gli amici, a volte alla messa, si mangiava insieme a nonni, zii, cugini. Per Natale c’era la tombola di famiglia e un paio di panettoni ma, soprattutto, la voglia di stare insieme. Io me la ricordo la felicità, era prepotente, sottile ma tenace, ci rimaneva addosso anche tutta la notte. Non aveva password, non dipendeva dal denaro, non veniva cercata in modo assillante come oggi. C’era e basta.

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