Passa ai contenuti principali

Un tramonto malinconico

Il perdono di coppia? Inutile sbuffare come una vecchia locomotiva a vapore

di Paolo Brondi

Perdonare è concedere un dono. Ma quando? Non sempre nella coppia si manifesta l'amore che cerca il vero bene dell'altro. Messo in crisi il legame, non c'è più, nei confronti del partner, quella lealtà che si provava prima e questo può dar luogo ad una grande malinconia, perché è come se tutto rovinasse intorno.
Sorge anche, come una sorta di autoterapia, il desiderio di oblio: i ricordi impallidiscono ed accade la stessa sorte di una vecchia locomotiva a vapore che cessa la propria funzione se non si gettano palate di carbone o di legna nella caldaia.
In fondo, il partner che ha deluso appare come un ipocrita e l'ipocrita è come la lucciola: splende ma non riscalda. Perché ci sia vero perdono devono essere coinvolti tutti i sistemi: cognitivo, emotivo e comportamentale. Occorre un autoesame e l'interrogarsi se è ancora possibile provare empatia verso l'artefice dell'offesa ed il suo punto di vista, quale e quanto sia il peso della propria rabbia, delusione, tristezza, depressione. Se sia possibile elaborare una visione meno distorta degli eventi e loro contestualizzazione; se si è in grado di superare i pensieri ossessivi; se è mai possibile provare sentimenti di autentica compassione per il partner e la comune travagliata storia affettiva.
Volontà di salvare, di ricostruire. Ricostruire come? Con la forza dell'amore: l'amore è sempre la rupe solitaria che riesce a sfidare ininterrottamente la distruzione. Come scriveva Oscar Wilde: "C'è una terra dei vivi e una dei morti: il ponte è l'amore, l'unica sopravvivenza, l'unico significato".

Commenti

  1. (Lo stesso commento fatto a "Il senso della sconfitta" di Marina Zinzani.
    Non è un ne bis in idem, ma una scelta consapevole dettata dal mio cuore).

    Momenti di disaccordo in una coppia credo ci siano per tutti, gli argomenti in discussione possono essere infiniti.
    Quando però si mette in discussione l'amore, la paura del distacco, del cambiamento repentino, dello stravolgimento della mia vita mi fa reagire così:
    accetto ciò che è.
    Lascio perdere ciò che è stato.
    Ho fiducia in ciò che sarà.
    Catia Bianchi

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

🎭 Totò e l'arte della truffa: il sogno di possedere la Fontana di Trevi

(a.p.) ▪️ L’arte comica di Totò è molto più di una collezione di gag; è un commento sottile e malinconico su un’epoca, uno stile, un’idea. I suoi film non offrono solo risate, ma ritratti complessi di un’Italia in bilico tra furbizia e ingenuità, espedienti e grande cuore. Questa comicità, che ha saputo esprimere e definire un intero periodo storico, ci regala momenti di pura magia, capaci di trasformare persino un reato in una ballata di ilarità. Il ricordo di un’emozione si lega indissolubilmente all'episodio culmine di Totò Truffa '62, l’immagine dell'attore che vende la Fontana di Trevi a un ingenuo italo-americano, ironicamente chiamato Decio Cavallo (e subito storpiato in Caciocavallo). 🕵️‍♂️ La truffa perfetta e il mito dell'ignoranza Nella celebre scena, Totò, affiancato dal fido Nino Taranto, individua la vittima perfetta: uno straniero, ignorante delle cose d’arte e credulone. La truffa si basa sulla sapiente str...

Il comico del circo: la solitudine di un’identità senza nome 🎪

(Introduzione a Daniela Barone). C'è una distanza siderale tra gli applausi sotto le luci di un tendone e il silenzio di una strada di città. In questo racconto, la memoria dell'infanzia diventa lo specchio di una riflessione necessaria: come siamo passati dallo scherno verso "quelle persone" al rispetto dell'identità di chi, oggi, rivendica il diritto di essere chiamato con il proprio nome. (Daniela Barone) ▪️ L'arrivo del carrozzone: la magia dell'estate Ogni estate nel piazzale del mio quartiere arrivava il carrozzone del circo Remo Travaglia. Erano momenti davvero speciali non solo per noi bambini, ma anche per i grandi che si accomodavano sulle sedie di legno un po’ malconce per assistere agli spettacoli serali. Anche la mamma e papà si divertivano a guardare le malefatte dei pagliacci o i numeri strampalati degli attori. Spesso ci sedevamo in seconda fila, vicino a una vecchia signora elegante che tutti chiamavano ‘la Contessa’. Nessuno sapeva se rea...

Riposano sulla collina: la Spoon River di un condominio genovese 🏞️

(Introduzione a Daniela Barone). Ritornare davanti a un vecchio portone dopo quarant'anni non è mai un semplice esercizio di nostalgia, ma un incontro ravvicinato con chi siamo stati. In questo racconto, l'autrice trasforma una citofoniera in una soglia tra il presente e un passato popolato di figure vivide, tragiche e talvolta grottesche. Ispirandosi alla suggestione della "collina" di Edgar Lee Masters e De André, Daniela Barone tesse una trama di segreti, dolori e rinascite, regalandoci una galleria di umanità che, pur nel silenzio del riposo eterno, continua a parlarci con forza. (Daniela Barone) ▪️ Ritorno al portone: i nomi del passato Stamattina sono passata davanti al caseggiato dove avevo abitato per anni. Ci eravamo trasferiti per vivere in una ridente località di mare, a una quindicina di chilometri dalle alture del Righi dove avevo trascorso i miei primi nove anni.  Allora ero nella terza elementare del prestigioso Istituto del Sacro Cuore, frequentato dai...

Tre colpi a Minneapolis e il silenzio del PM: la separazione delle carriere e la crisi della legalità 🧭

(Introduzione ad a.p.). Il caso di Renee Nicole Good a Minneapolis svela il volto drammatico di una giustizia senza controllo di legalità. L'isolamento del Pubblico Ministero dalla giurisdizione trasforma l'accusa in un braccio esecutivo del potere politico. Un'analisi necessaria sui rischi della separazione delle carriere e sul futuro della magistratura in Italia. (a.p.) ▪️  Omicidio di Renee Nicole Good: la giustizia resta muta Il tragico epilogo di Renee Nicole Good a Minneapolis — uccisa il 7 gennaio 2026 da un agente dell'ICE in un'azione che i video smentiscono e la politica blinda — non è solo un fatto di sangue. È il sintomo di un’eclissi: quella del Pubblico Ministero come custode di legalità. In quel momento, mentre la forza si faceva arbitrio sotto l'egida di una retorica emergenziale, l'accusa è rimasta un’entità fantasmatica, incapace di abitare lo spazio del controllo. Il capolavoro dell’isolamento: la deriva della separazione delle carriere Do...

Contro la forza la ragion non vale: la violenza fa tacere la parola

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti). Il proverbio di oggi: “ Contro la forza la ragion non vale ”. È proprio inutile cercare di ragionare con chi usa la forza?  La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Ma questo proverbio, nella sua brutale immediatezza, trova una rappresentazione vivida e dolorosa nel testo che segue. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca , Non ...