Passa ai contenuti principali

Sensibili, come bilance

Le categorie del bene e del male, indispensabili anche nella vita politica, spesso sono elaborate in modo arbitrario

di Paolo Brondi

Nella stagione preelettorale, i giochi di potere continuamente appaiono rimodellati e non è facile il mantenimento delle condizioni adatte a favorire l’armonia degli intenti e il rispetto del diritto.
Quello che sembra carente è un’educazione utile a maturare un certo sistema di concetti, di regole razionali, valide per qualunque coesistenza; il sentimento del dovere; la realizzazione dell’equilibrio: l’espressione di una fede reciproca. Scriveva Nietzsche (Aurora, libro II, 112, pag. 81): “L’uomo giusto ha continuamente il bisogno della delicata sensibilità di una bilancia. Essere giusto è quindi difficile, ed esige molto esercizio, molta buona volontà e uno spirito assai ricco e buono”.
Nella Genealogia della morale, il “buono” rappresenta una connotazione derivante da determinati rapporti di potere. Chi detiene il potere è anche in possesso di un codice linguistico di certo più espanso e ricco di quello dei governati, ed in forza di ciò può imporre nomi, denominando ad arbitrio cose e avvenimenti che diventano quindi segni autoreferenziali.
In Umano, troppo Umano, Fredrich Nietzsche inscrive la qualità dell’essere “buono” nell’ordinato porsi del comportamento individuale lungo le direttrici del conformismo e della tradizione: “Si dice “buono” chi, dopo lunga tradizione, fa quasi per natura, in altre parole facilmente e volentieri, ciò che è conforme al costume qual è di volta in volta. Egli è detto buono perché è buono “a qualcosa”; dato però che benevolenza, compassione e simili furono sentite, pur nel mutamento dei costumi, sempre come “buone a qualcosa”, come utili, ora si dice principalmente “buono” il benevolente, il caritatevole” (vol. I , 96, pag. 73, 74).
Ancora, associa la bontà alla “forza di carattere” che vede in possesso di chi si conduce “in conformità a pochi motivi”, orientato non da “cinquanta possibilità”, ma da “forse solo due possibilità”. Una logica per cui il bene è assolutamente bene e il male è assolutamente male, legittimando quindi lo sterminio del male con tutti i mezzi a disposizione.
Il legame fra questa logica primitiva a due valori e ogni genere di conflitto è evidente! “Sin da quando Hitler raggiunse il potere disse al popolo tedesco che era circondato da nemici, qualsiasi cosa che Hitler decidesse di chiamare “ariana” era per definizione nobile, virtuosa, eroica, insomma gloriosa. Il coraggio, l’autodisciplina, l’onore, la bellezza, la ricchezza e la gioia, erano “ariane”. L’assassinio degli ebrei diviene alla luce di quest’orientamento un dovere morale da essere eseguito metodicamente e coscienziosamente” (Ibidem, p. 263).
Chi ragiona in tal modo, e oggi non mancano esempi, è l’individuo conformista che salva e preserva i valori della tradizione attraverso l’aspetto autoritario della legge. Anche lo Stato procede così, e ogni padre educa in ugual maniera il figlio: “tieni per vero soltanto questo”, dice, e “sentirai come questo fa bene”’(Ibidem, I , 227, pp. . 164)

Commenti

  1. Ho sempre messo il mio diletto in quello che leggevo di lui come studio; ma ho quasi paura di esercitare il mio diletto perché magari mi finisce come Schopenhauer o per Kundera che ho lasciato mi devinessero estranei. Kundera mi orripilato anche un pochetto. Ad un certo punto lo volevo pure bruciare, ma non l'ho fatto a motivo di ciò che mi ha insegnato.

    RispondiElimina
  2. Il tema bene/male è davvero interessante per la trattazione variegata che se ne fa. Da sempre. Istintivamente mi viene da dire che il concetto della contrapposizione tra bene e male è molto soggettivo, legato senza dubbio a ciò che abbiamo appreso fin da piccoli dai nostri educatori, figure genitoriali in primis, ma anche docenti, figure di riferimento, vari educatori che hanno costruito il nostro super-io. Presso gli antichi era bene ciò che per noi non lo è più ed, altrettanto, succedeva con il male. Cambiando la società, l'epoca, il singolo individuo, viene valutata diversamente ogni azione sottoponendola al personale e/o collettivo giudizio del momento. La politica sottomette l'aggettivo BUONO alle proprie esigenze e ci rende partecipi socialmente di quella valenza che essa stessa impone al termine. L'esempio di Hitler è validissimo: ciò che rientrava nei canoni dell'arianesimo andava bene, era BENE, il resto no. E chi si discosta dal bene va punito. Ma chi stabilisce il bene? Ovviamente la politica che permea e plasma di sè la società. Pertanto, a seconda della politica del momento, accettiamo come buono quel che una volta avremmo disprezzato o contrastato, mentre ci appare negativa una cosa che era data per certamente buona, magari solo poco tempo prima. In tale ottica, superficiale appare la nostra esistenza e modulata su ciò che altri ci impone. E dunque ha ragione Nietzsche affermando che è buono chi ha capacità di fare la cosa che nel momento presente è accettata conformemente come buona , che è adeguata ai tempi e si adatta allo standard , che si inserisce in modo lineare nella contingenza dell'azione.
    Cristina Podestà

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Pensioni? Facciamo un bello spot. Il solco tra disagio sociale e politica 📺

(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani).  Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...

Risveglio in cucina: silenzio e rito del caffè ☕

(Marina Zinzani) ▪️ 🧘 Solitudine necessaria: silenzio, aria fresca e la tregua dalle notizie Il risveglio del mattino, silenzio in cucina, guardare fuori, aprire la finestra e respirare l’aria fresca: quei minuti prima che tutto inizi si accompagnano ad una solitudine piacevole, necessaria. Il rituale del caffè. Il preparare la colazione. La televisione spenta. Nessuna notizia è ancora entrata, provocando in qualche modo pensieri, reazioni emotive: un nuovo femminicidio, venti di guerra che non si attenuano. Si è da soli, in quei minuti di silenzio. ☕ Il rito della quiete: caffè, pensieri tenui e l'imminente flusso Il caffè sorseggiato. Pensieri per la giornata. Le cose da fare. Uno spazio dove il silenzio è vita, l’assaporare una quiete che dura pochi minuti, perché poi la casa si anima. È tutto un correre, poco dopo. O un fare delle cose, assorbiti da un flusso continuo, spesso fatto di doveri e incombenze. Ma prima, in cucina, guardando dalla finestra, si riesce a vedere il tet...

Il campanello dello 8: un abbraccio dopo il segreto

(Introduzione a Paolo Brondi). Nella cornice idilliaca di una villa a Fiesole, si consuma il dramma silenzioso di Saverio. Diviso tra l'amore profondo per la sua compagna Laura – un commissario capo assorbito dai doveri della giustizia – e una solitudine pomeridiana che riapre antiche ferite d'abbandono, l'uomo si ritrova a fare i conti con il vuoto e la noia.  Sarà un'interruzione brusca e inaspettata nella routine del suo studio medico, lo squillo insistente di un campanello alle otto del mattino, a squarciare il velo sui segreti del passato. Il racconto ci conduce lungo i sentieri misteriosi degli affetti familiari, dove una verità rimasta a lungo nell'ombra si trasforma nell'occasione per riscoprire il senso profondo dell'amore e della fraternità. (Paolo Brondi). La vita a Fiesole e la solitudine di Saverio Saverio Motta e Laura Baldi, ormai conviventi, vivevano tranquilli in una villa, da lei acquistata per una fortunata occasione, a Fiesole. Vi si acce...

Il calore del ritrovarsi: la festa come viaggio emotivo tra passato e presente

(Introduzione a Marina Zinzani). Le feste, specialmente quelle che celebrano i grandi traguardi della vita come i matrimoni, non sono solo occasioni di convivialità, ma veri e propri catalizzatori di emozioni. Diventano il pretesto perfetto per riannodare i fili del tempo, permettendo ad anime che hanno condiviso un tratto di strada passato di incrociarsi nuovamente. Che si tratti di cugini, zii o parenti lontani, queste occasioni riaccendono una scintilla profonda, sospesa tra nostalgia e gioia. (Marina Zinzani). L'incontro delle anime e l'anello dei ricordi Ritrovarsi dopo tanti anni: si organizza una festa, in genere è ad un matrimonio che ci si ritrova, ma non solo. La festa diventa un incontro di anime, che provengono dal passato, con cui si è fatto un tratto di strada assieme. Succede fra cugini, zii, parentele varie. I ricordi appaiono come avviluppati da un manto nostalgico, piacevole, umoristico anche, sono come anelli che si uniscono ed arrivano alla parte più profond...