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La buona Giustizia. Persone, carta riciclata e dedizione: il volto umano che parla al presente 👨‍🎓 👩‍🏫 🧑‍✈️ 🙎‍♀️

L'esterno di un palazzo d'epoca dove era la sezione distaccata del tribunale di Pisa
(Introduzione ad a.p. con un post-scriptum). Esistono testi che il tempo non consuma, ma rivela. Questo racconto è stato scritto tempo fa. Parla di una sezione distaccata di Tribunale, di faldoni, di carta riciclata a mano e di silenzi operosi.
Non leggetelo come un reperto archeologico. Oggi, mentre il dibattito pubblico si arena su tecnicismi referendari e grandi riforme sistemiche, questo "busto dell'antenato" esce dal sotterraneo per parlarci di ciò che stiamo perdendo: la prossimità.
Riproporlo oggi non è un esercizio di memoria, ma un monito. È la prova che la "buona giustizia" non abita solo nei grandi palazzi, ma nel senso di appartenenza di chi considera l'ufficio "cosa propria". In un momento in cui tutto sembra diventare astratto, torniamo a dove la giustizia era, semplicemente, un fatto umano.
🔵🔵🔵

Lavorando in una sezione distaccata di Tribunale: la giustizia decentrata

(a.p.). Pochi passi separano, ai due lati estremi del corridoio centrale, la stanza del giudice da quella dell’ultimo cancelliere. È il microcosmo del settore penale, nella sezione distaccata di Pontedera del Tribunale di Pisa. Non molto più ampio è lo spazio a disposizione del settore civile. In un palazzo d’altri tempi, al centro della piccola cittadina.
L'aula del palazzo adibita a sede dei processi, a Pontedera

Un palazzo d'altri tempi e la lotta contro l'abbandono

Stanze strapiene di fascicoli, ma il cumulo a volte si disperde miracolosamente in locali che diventano, da un giorno all’altro, più ampi solo per l’esodo del personale: chi va in pensione non viene più sostituito. Sono apparse, solo per brevi periodi, alcune stagiste (senza stipendio), venute “per imparare”. Il Comune ha messo a disposizione, con buona volontà, una sua dipendente part-time.
Oggi, però, è ormai lontano l’eco delle lamentele che in passato animarono alcune assemblee indette dall’ordine forense, con la partecipazione di rappresentanti comunali e di magistrati, per denunciare lo stato di “abbandono” della sezione, priva di magistrati titolari e sottoposta alla rotazione dei giudici di Pisa. Allora, la giustizia, già affannata di suo, arrancava ancor di più in questa periferica cittadina.

Il riscatto di una periferia efficiente

Ora, i corridoi della sezione sono stracolmi di persone, tutti i giorni si celebrano udienze civili e penali sino a tarda ora, l’assegnazione in maniera stabile di diversi magistrati ha permesso di modificare la situazione del passato.
Il numero dei fascicoli pendenti è di tutto rispetto anche nei confronti della sede centrale: nel penale, la sezione tratta un numero di fascicoli pari a due terzi di quelli pendenti a Pisa. I processi hanno tempi di trattazione piuttosto veloci.
Sono all’ordine del giorno questioni delicate, in materia di sicurezza sul lavoro, di tutela dell’ambiente e del territorio, di garanzie per le persone. Gli adempimenti di cancelleria sono svolti con solerzia ed attenzione.
Dipinto allegorico di Luca Giordano, figura di donna che rappresenta la Giustizia

Frammenti di vita: Francesco, Donatella e Simonetta

I giorni di lavoro trascorrono in modo intenso, ma non mancano episodi sorprendenti da ricordare, piccoli frammenti di vita lavorativa. Francesco, funzionario di cancelleria, sottopose una volta al giudice penale una questione, e, vedendolo molto indaffarato, si offrì di preparargli la minuta del provvedimento: il testo predisposto fu inappuntabile, nulla era da modificare.
Donatella, che assisteva il giudice in un’udienza fiume, protrattasi – come spesso accade - dalla mattina alla sera, quella volta, dopo 10 ore continuative di lavoro, vedendo la situazione, non si lamentò e disse sottovoce al giudice che, nonostante la stanchezza, se ci fossero stati ancora altri testimoni presenti da sentire, non c’erano problemi.
Simonetta, assistente giudiziario, una volta rifiutò cortesemente il gesto di un avvocato che, altrettanto cortesemente, aveva predisposto le copie di un atto da notificare, ben conoscendo la scarsezza di carta in ufficio. Lo fece – disse garbatamente - perché avrebbe avuto difficoltà ad attestare la “copia conforme” di atti non copiati personalmente da lei stessa.
banco al centro dell'aula con dei microfoni, usato dal giudice nell'udienza

La carta "di quella buona" e la cura delle persone

La stessa Donatella è l’assistente giudiziario che rifornisce tutti di “carta usata”, la recupera nei vari uffici e la redistribuisce. Non si tratta di fogli di “carta riciclata”, prodotta da cellulosa già utilizzata, ma proprio di fogli precedentemente usati su un lato che poi vengono usati sull’altro, quando proprio non si tratta di stampare provvedimenti originali, allorché serve la carta nuova.
Anche la carta usata è preziosa, e la signora è molto corteggiata. A volte, entra nella stanza del giudice con un pacco di carta usata “di quella buona”, come dice lei, cioè usata ma più decente dell’altra, e gliela porge compiaciuta, come se fosse un regalo particolare.
Paola, assistente giudiziario, una volta si preoccupò di avvertire il giudice prima dell’udienza che una signora, citata come parte offesa, aveva timore di presentarsi in aula per paura del marito, inquisito di violenze nei suoi confronti.
Fu sufficiente raccomandare alla sorveglianza di prestare particolare attenzione, per fronteggiare la cosa. Poi però l’assistente si prese la briga di accompagnare quella signora verso un’uscita secondaria del palazzo per evitarle inopportuni incontri.

L'orgoglio di provincia e il saluto della sera

Carla, un giovane magistrato onorario in servizio a Pontedera, partecipando ad un convegno fiorentino, si avventurò in una dotta questione giuridica citando le divergenti interpretazioni in materia, sino a che non sembrò aver imboccato finalmente la strada giusta per concludere, annunciando la soluzione del caso con le parole “noi, a Pontedera.” Lo disse con tenerezza e con orgoglio, come se avesse detto: “noi, a Roma presso la Corte di Cassazione.”
Riccardo, il telefonista non vedente, si trovò una volta fuori della sua stanza, fermo nel corridoio. Un signore gli chiese un’informazione, e lui senza perdersi d’animo si prodigò, non solo a parole ma a gesti eloquenti, con le mani e lo sguardo, per indicare la stanza nella quale quel tale sarebbe dovuto andare: il tizio ringraziò, non rendendosi minimamente conto che Riccardo gli aveva dato quelle indicazioni senza vedere.
Sempre Donatella, dopo un’eccezione della difesa su una notifica, fu chiamata dal giudice ad aiutarlo a cercare, dentro molti faldoni, quell’atto mancante: si divisero il lavoro. Lei si mise a cercarlo, e lo fece con rapidità e competenza, saltando gli atti irrilevanti, sfogliando le carte con consumata intelligenza.
Rosa, funzionario di cancelleria, alla quale il giudice una volta manifestò il suo apprezzamento per la diligenza e l’impegno mostrati dal personale, disse semplicemente che lì ci si sentiva “come una famiglia”, essere in pochi faceva sentire l’ufficio come “cosa propria” e il lavoro come un “fatto personale”.
Quando la giornata di lavoro termina, l’ultimo saluto al giudice – spesso rimasto solo nell’ufficio – è quello che gli rivolgono le signore addette alla pulizia del palazzo: erano abituate a canticchiare in un palazzo deserto, ora sono più accorte e riservate mentre si muovono per le stanze vuote, forse sanno che qualcuno è ancora presente al lavoro: è bello il loro saluto cordiale, quando il giudice scende le scale, tra secchi dell’acqua sporca, spazzoloni per pulire a terra e sacchi della spazzatura.
donna allegorica con la spada e la bilancia

Un rigo in una tabella: il senso di una presenza

Pontedera? Potrebbe essere anche un’altra sezione distaccata del Paese. Potrebbe chiamarsi anche Pescia, o Empoli, o Viareggio, per non andare lontano. Sarebbe lo stesso. Quelle ricordate sono persone realmente esistenti, ma i nomi sono di fantasia.
Forse non avrebbero piacere ad essere menzionate per nome, amano la discrezione, non credono di fare nulla di speciale. Le incontri tutte insieme solo la mattina presto, a bere il caffè alla macchinetta al centro del corridoio, poi ognuno al suo posto.
Per loro, e forse per molti, “parcellizzazione della giustizia, spreco di risorse, inefficienza” sono concetti complicati e oscuri, forse troppo difficili da comprendere in un piccolo posto di provincia, in cui più che le parole contano i gesti.
Così, tutte quelle persone sono rimaste sorprese quando un giorno hanno trovato il nome del loro ufficio inserito al rigo 3, della pagina 3 della Tabella A, art. 1, comma 1, di uno schema di decreto legislativo che prevede la soppressione della sede.
Piccolo è bello? Forse, di questi tempi, non nuoce rammentare che, anche nel piccolo, nella periferia del Paese, si trovano competenza, diligenza, senso di appartenenza. E poi si incontra qualcosa di speciale nelle persone e nel modo di lavorare. Lo avverti subito, percorrendo quel corridoio centrale del palazzo.
Anche questo è un esempio di buona giustizia, e di buon vivere civile. È bello percepirlo e ti fa stare meglio, dando alla gente qualche speranza in più. Qualcosa che potrebbe ancora essere utile a questo paese.

**

Post scriptum 2026

> Quelle sezioni distaccate non esistono più. I nomi di fantasia sono diventati ricordi. Ma la domanda resta: la giustizia è più veloce oggi che è più lontana? O abbiamo solo barattato l'umanità di un corridoio con il freddo rigore di un database?
Oggi, proprio oggi, il "NO" a certe logiche di smantellamento passa anche dal ricordo "di quella buona", la carta usata e riciclata, purché dignitosa.

Commenti

  1. Con piacere leggo e vedo e ci sono; all'interno delle stanze, mentre poso gli occhi sui volti con nome di fantasia ma esistenti. E questo è ciò che l'anima percepisce. Poi c'è la "razionalità della lettura", quando si capisce, si comprende, che ciò che si sta leggendo è cronaca, è necessità di diffondere, è mettere a conoscenza di...Di una buona, valida, situazione, che potrebbe comunque ahimè, soccombere quando meno ci aspetta.
    Metto così insieme la pancia e la testa della lettura appena fatta; sensibilità e informazione, da inserire nel mio bagaglio personale, mai abbastanza sazio di conoscenza...
    Giovanna vannini

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  3. Caro Angelo, 
le persone che citi vivono nei nostri cuori e nei nostri quartieri, sono le persone che, nel danno, nell'errore, cercano giustizia ma anche accoglienza e rispetto, sono quelle che ancora credono che valga la pena "lavorare bene" perchè il cittadino ha diritto al rispetto. Questa vostra realtà è un gioiello di umanità e andrebbe assolutamente salvata perchè la competenza senza questo importante nutrimento viene in gran parte sprecata..
un saluto,
 Serena Biagini

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  4. Domenico Corradini H. Broussard4 agosto 2012 alle ore 10:26

    Caro Consigliere,
    quelle persone di buona volontà, che lei ha citato, meritano il plauso di chi al buon funzionamento della giustizia tiene, e fede nella giustizia ha perché la giustizia è chiamata a tutelare i diritti attraverso il diritto, e sono d'accordo con la sua difesa della Sezione Distaccata di Pontendera, che mi pare difesa di tante altre Sezioni Distaccate o forse di tutte le Sezioni Distaccate, e su questo punto ho avuto modo di dissentire con garbo e in pubblico dalla Ministra Severino, ma questa è un'altra storia.
    Con stima. E se permette, anche con empatia.

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  5. Salve Dottore, la sua narrazione mi ha veramente toccato; mi ha ricordato come nella Pubblica Ammnistrazione i buoni risultati siano spesso, "troppo spesso", unicamente frutto della buona volontà, dello spirito di abnegazione e di quel "qualcsoa in più" dei pochi. Il Suo racconto mi ha risvegliato "vecchi" ricordi dei quali Lei, caro Dottore,ne è parte.
    Con immensa stima ed amicizia.

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