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Il successo delle menzogne

Tecniche e strategie elettorali: come difendersi dalle manipolazioni

di Paolo Brondi

Voci e promesse elettorali: torna l’inganno di Ulisse, che non lascia nulla al caso e sempre la fa franca, o la menzogna camaleontica, alla Richelieu, che mesce sapori e colori indefiniti, manipolando la realtà, stemperandone i confini e mascherandone i territori?
Si assiste, infatti, ad un occultamento della verità, pianificazione cognitiva a lungo temine delle scelte tattiche, senza che la vittima ne sia consapevole e dia il suo consenso e ad un controllo emotivo del comportamento da esibire. La necessità di occultare l’azione reale induce false credenze nell’altro ed esibisce l’intenzione strumentale di fornire informazioni veritiere e ritenute tali dal parlante, un paradosso comunicativo.
Perché si realizzi l’effetto di convincere il proprio interlocutore occorre che l’atto del mentore abbia successo e sia pertanto sincero, ma contemporaneamente fallisca ovvero venga meno il suo requisito di sincerità. Pertanto, l’abile mentitore dovrà predisporre una struttura comunicativa comprendente sia l’atto di falsificazione, di occultamento o di omissione dei fatti, sia il contenuto del messaggio, sia l’atto di falsificazione sulle proprie credenze, nonché l’apparente intento cooperativo della propria comunicazione.
Inoltre presente è pure l’aggiustamento, a breve termine, della strategia, correlato al contesto di interazione fra parlante e destinatario. Decisivo è il gioco di alcuni fattori, come il grado di familiarità dei parlanti, la valenza emotiva della situazione, a elevata o bassa attivazione emotiva, e il ruolo del destinatario, esperto, naif, smascheratore o acquiescente, per orientare il mentitore al successo o all’insuccesso.

Commenti

  1. Come ben dice Nietzsche " Il primo impulso alla verità nasce dall'esigenza dell'uomo di fuggire dall'inganno..."...Come non essere d'accordo? Pur tuttavia oggi tutto è menzogna! Le foto sui social, i sorrisi tra conoscenti, i cibi di cui ci si nutre. Addirittura si potrebbe reputare necessario e stretto un legame tra morale e menzogna qualora, quest'ultima, sia uno strumento di offesa. Il linguaggio della politica, oramai, appare oscuro e incomprensibile, lontano dai problemi reali e nascosto sotto mentite spoglie in cui appare a favore del cittadino mentre è l'esatto contrario. Ma il nostro segretario fiorentino più famoso, Machiavelli, non aveva già consentito anche l'uso della falsità all'uomo politico se essa era finalizzata al bene dello Stato? E pure Aristotele! Si potrebbe anche ribattere che, se la menzogna politica porta più vantaggi che svantaggi, in special modo alla comunità, si può fare uno "sconto" e guardare a fini pratici e non etici. Dunque dovremo purtroppo adeguarci e pensare che tutto ciò che ci viene servito su un piatto d'argento, altro non sia che apparenza e addirittura arrivare ad accettare che i nostri politici, a forza di mentire , faranno la fine prevista da Dostoevskij secondo il quale colui che mente agli altri e a se stesso arriva a dare ascolto egli stesso alla propria menzogna. Non è una consolazione. Ma è la realtà.
    Cristina Podestà

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