Passa ai contenuti principali

Dietro la solennità del funerale di Filippo

Tante storie nel corteo che ha accompagnato Filippo di Edimburgo


di Marina Zinzani

E così un’altra pagina di storia se n’è andata. I funerali del principe Filippo hanno chiuso un’era, funerali che hanno portato ad ammirare la sontuosità, la perfezione di una cerimonia preparata da anni dallo stesso Filippo, ma che hanno fatto sentire l’evento anche dal lato umano. Un funerale, una persona che non c’è più, un’altra che resta sola, i suoi cari che piangono il padre, il nonno.
Quando si parla di famiglia reale inglese sembra che gli argomenti scorrano a fiumi, diventando un oggetto di attenzione per i tabloid e per i sudditi, ma anche oltre confine.  Sono stati sottolineati dei punti, su cui si è conversato, discusso, scritto.
Il web riporta una frase della regina Elisabetta: “Il dolore è il prezzo che paghiamo per amare”. In queste parole si può racchiudere la sensazione quasi di tenerezza per una donna rimasta sola. Una donna abituata a camminare sorridente accanto al marito, nei suoi vestiti colorati e con i suoi cappellini bizzarri.
E ora, in chiesa, è apparso quel quadro di una solitudine crudele, assolutamente crudele indipendentemente dal ceto e dall’età, e quel quadro diventa rappresentazione della precarietà, dell’ingiustizia, della condanna ad una separazione e a vivere soli in un futuro che non sarà mai più uguale, perché manca chi era sempre al proprio fianco.
Quel quadro di donna rimasta sola diventa icona di compostezza e di qualcosa di struggente. In pubblico c’è contegno, in altri luoghi il peso della solitudine è uno shock a cui è difficile abituarsi. E tutto questo, nella sua tragicità, è universale.
Si è parlato anche della spilla che la regina aveva sul cappotto nero, se poteva essere il simbolo di qualcosa: delegare ad un oggetto la manifestazione di uno stato d’animo, anche solo di un ricordo, di un momento lieto, di una ricorrenza. 
I gioielli che si indossano in certe occasioni: sottolineano il particolare momento, sono rappresentativi, hanno un significato. Ad un anniversario la moglie si mette gli orecchini che il marito le aveva regalato, o una spilla preziosa, o indossa una collana anche di poco valore comprata in un luogo speciale, in un momento di felicità.
Ecco allora che gli oggetti parlano, e così è stata sottolineata la collana indossata da Kate Middleton appartenuta a Diana, quasi un manifestare la continuità delle tradizioni, l’appartenenza ad una famiglia anche con il cuore, perché Diana era stata molto amata, la gente la sentiva vicina. 
I gioielli di una madre che vengono donati alla propria moglie: sono gesti che hanno un significato più ampio di una semplice tradizione di famiglia, sono la conferma che quella persona non si è dimenticata, che le sue cose, di poco o tanto valore non importa, sembrano farla vivere un po’. Oggetti appartenuti ad una persona che passano ad un’altra, e quel portarli è un gesto tenero, amorevole.
Qualcosa di una persona amata continua ad essere indossato, quella persona sembra più vicina, e gli si è fatto onore. Non sapremmo mai se Kate ha avuto pensieri simili nell’indossare la preziosa collana di Diana, ma gli osservatori hanno notato il gioiello, hanno suggerito un certo legame nel portarlo in quel momento, doloroso, solenne.
L’altra cosa sottolineata è che i due fratelli William ed Harry, lontani durante la cerimonia, alla fine hanno scambiato qualche parola, forse incoraggiati da Kate. Si sono scritti fiumi di inchiostro sulla Megxit, sul vivere negli Stati Uniti di Harry e Meghan, ma le risposte potrebbero riguardare anche le persone comuni. Le famiglie e le attese, l’anelito ad una libertà da costrizioni, l’affermare la propria individualità: non è la storia di tutti, ma di alcuni, spesso in ambienti altolocati.
L’operaio difficilmente ha problemi di questo genere, ha necessità più semplici, primarie. Eppure qualcosa di universale c’è anche in questa diatriba fra i fratelli: il ruolo di uno rispetto all’altro, il cercare di uscire da una gabbia, spesso di semplici aspettative ma che a tratti possono far soffocare, i contrasti latenti che possono esplodere per cose anche da poco. 
Ma dietro ad un feretro ogni cosa diventa piccola piccola. La solennità non è solo lo scenario fiabesco, in questo caso triste, la solennità è anche lo sguardo al mondo, alle cose, alle persone che arriva solo in certi momenti, quando la morte è arrivata, ha sfiorato, ha toccato, e tutto sembra cambiare in un attimo. Si gira una nuova scena, e si è nudi. Il re è nudo. Ognuno di noi è nudo.

Commenti

Post popolari in questo blog

Tajani e la Polizia “oppressa” dal PM: se la Legge diventa un ostacolo 🧭

(Introduzione ad a.p.). La proposta del ministro Antonio Tajani di "liberare" la Polizia Giudiziaria dal controllo del PM nasconde l'insidia dello smantellamento dei presidi costituzionali. L'articolo 109 della Costituzione (sulla dipendenza della Polizia dal pubblico ministero) non è un laccio burocratico, ma lo scudo che garantisce a ogni cittadino una giustizia indipendente dal potere politico. (a.p.) Le parole di Tajani: se la "liberazione" diventa sottomissione « La separazione delle carriere non basta. Dobbiamo liberare la Polizia Giudiziaria dal controllo dei Pubblici Ministeri ». Questa frase, pronunciata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani (La7, 25 gennaio 2026), apre uno scenario oltre la cronaca politica. Non siamo di fronte alla scelta di un lessico opinabile, ma a un impianto ideologico che sembra voler riscrivere i principi della nostra Costituzione. È una dichiarazione che, forse più di ogni altra, illumina il senso profondo della riform...

La guerra, lato oscuro dell’uomo: un’eredità di memoria e speranza 🌈

(Introduzione a Daniela Barone). Dai racconti di guerra dei genitori all'impegno civile tra i banchi di scuola. Un viaggio nella memoria familiare che attraversa l'orrore dei conflitti e il dovere della testimonianza, per approdare a una convinzione profonda: solo la cultura della riabilitazione e dell'inclusione può spezzare il ciclo della violenza. (Daniela Barone) ▪️ Tra Genova e i Nebrodi: la guerra come racconto familiare Fin da piccola amavo ascoltare le storie dei miei genitori sulla guerra. Ciò che mi piaceva di più era però la diatriba che ogni volta si innescava in modo quasi teatrale fra papà e la mamma.  « Genova fu colpita duramente dai bombardamenti, sai? Ancora adesso ricordo le sirene che ci svegliavano di notte. Che incubo! Scappavamo da casa con coperte e cuscini per raggiungere in fretta le gallerie-rifugio. » mi raccontava con enfasi.  « Eh, quante ne abbiamo passate » continuava la mamma lanciando occhiate provocatorie a papà.  Lui ogni volta l’interr...

L'attesa di Felice Casorati: il tempo sospeso e la speranza 🎨

(Introduzione a Marina Zinzani e ad a.p.). Il ciclo poetico di Marina Zinzani evoca la solitudine del nido vuoto e l'inquietudine di chi cerca un segno. Questa tensione tra il desiderio di pienezza e l'isolamento trova un riflesso pittorico intenso nell'opera di Felice Casorati, "L'Attesa" (1918). Il quadro, austero e metafisico, non dipinge solo uno stallo, ma la membrana sottile e vibrante che separa la paura dalla speranza. 📝 La casa vuota: tra nido svuotato e silenzio sacro (Marina Zinzani - POESIA) ▪️ Casa vuota, e attesa. Attesa di un figlio, cambiato dalla sua nuova vita, si è sposato. Io sono la madre, mi sento improvvisamente sola, la sindrome del nido vuoto, forse. Casa vuota e attesa. Attesa che lui torni, il suo cuore torni, il suo cuore è altrove, lo sento. Sento l’amarezza e l’inquietudine dei suoi silenzi, qui in casa. Casa vuota e attesa. Attesa di un segno, che Dio torni a parlarmi, io, con la mia tunica da prete, e il silenzio che è calato ...

L’algoritmo Guardasigilli: se la Giustizia rinuncia al giudizio ✨

(Introduzione ad a.p.). L’intelligenza artificiale in tribunale non è solo una sfida tecnologica, ma il sintomo di una pericolosa stanchezza democratica. Dietro il mito della "giustizia pronta all'uso" si cela la rinuncia al giudizio umano e la rimozione del concetto di Legge come limite invalicabile. Un’analisi critica su come la tecnocrazia stia tracimando nelle riforme moderne, trasformando il diritto in un algoritmo al servizio del potere. (a.p.)  Il miraggio della Giustizia digitale Negli ultimi anni l’idea che l’intelligenza artificiale possa contribuire in modo decisivo all’amministrazione della giustizia ha progressivamente abbandonato l’ambito della fantascienza per entrare nel discorso pubblico. Non parliamo più di scenari futuribili, ma di una realtà che si estende a macchia d'olio: sistemi di AI sono già utilizzati per il calcolo del rischio di recidiva, per l’allocazione delle risorse giudiziarie e per il supporto alle decisioni amministrative. Con l’avve...

Valentino, l'ultimo imperatore: il rosso, la seta e l'eredità della bellezza

(Introduzione a Marina Zinzani). Questo omaggio a Valentino Garavani non è solo una cronaca del lusso, ma un'analisi estetica sul senso profondo del "creare". L'autrice esplora il contrasto tra l'artigianalità lenta di un tempo, paragonabile alle belle arti, e la velocità spesso priva di anima della moda contemporanea. Attraverso il celebre "Rosso", il testo celebra la capacità di uno stilista di trasformare la stoffa in energia vitale e in uno strumento di riscoperta del sé. (Marina Zinzani) ▪️ Il tocco del genio e la ricerca della bellezza Una vita dedicata alla rappresentazione della bellezza. La recente scomparsa di Valentino ricorda il suo talento unico, il tocco particolare, fatto di leggerezza e ricerca, quel tocco che voleva rendere più belle le donne. Il suo mondo emerge anche nel film-documentario “Valentino: l’ultimo imperatore”, che mostra il dietro le quinte di una sfilata, la sua vita quotidiana, l’attenzione estrema ai dettagli. L’idea che...