Passa ai contenuti principali

Quale roccia per il regno

La morte del principe Filippo


di Marina Zinzani

Si prova un po’ di tristezza per la morte del principe Filippo. È un mondo così lontano, di cui si sa qualcosa solo attraverso i giornali, le notizie che ne evidenziano le caratteristiche più conosciute, le gaffe, il restare un passo indietro alla Regina, il suo passato nella Marina, i presunti tradimenti, l’essere definito comunque dalla moglie come la sua roccia.
Si sa in realtà molto più di lui dopo aver visto la serie Netflix “The Crown”, che rappresenta la storia della famiglia reale in un contraddittorio di eventi pubblici e privati, portando sempre la cinepresa dentro il personaggio, negli aspetti più intimi, sofferti, inquieti, e qui sta proprio la grandezza della serie e il successo che ha avuto.
Il principe Filippo aveva carattere, decisionismo, che cercava di manifestare fra le mura domestiche. Un marito e un padre che rivendicava il suo ruolo. Un’infanzia difficile, con un padre distante, una madre problematica, una sorella morta assieme alla sua famiglia in un incidente aereo. Certamente non deve essere stato facile adeguarsi alla vita reale, almeno all’inizio, rinunciare alla libertà ed essere sempre sotto i riflettori. Anche i rapporti con i figli e le nuore non sono sempre stati facili.
Come in una famiglia comune. Infatti il pensiero alla Regina diventa quello verso una donna che si vede mancare il compagno di una vita. Verso qualsiasi donna privata dell’affetto che la sostiene, dell’amore che diventa davvero roccia su cui appoggiarsi. Si è nudi di fronte al dolore, non ci sono corone in testa, né ampi palazzi. Si è soli in una stanza e in un letto improvvisamente vuoto. Dietro ci sono i ricordi di una vita.

Per amor di Dio, sediamoci sulla nuda terra a recitar le tristi cronache della morte dei re: come alcuni furon deposti, altri uccisi in guerra, altri ossessionati dai fantasmi di chi avevan deposto, alcuni avvelenati dalle mogli, o assassinati nel sonno: tutti morti ammazzati.
Ché entro la vuota corona che cinge le tempie mortali di un re, tiene corte la morte: e là s'insedia, beffarda, irridendo al potere di lui, ghignando alla sua pompa, concedendogli un breve respiro, una particina - sovraneggiare, incuter timore, fulminar con lo sguardo - facendolo pieno di sé, quanto di vuote illusioni, come se questa nostra carne, prigione dello spirito, fosse di bronzo indistruttibile. E dopo averlo così lusingato, viene alla fine, e con uno spillo da nulla perfora le mura di quella fortezza, e addio re!
Copritevi la testa, non irridete a un impasto di carne e sangue con riverenze solenni, gettate via rispetto, tradizione, formalità, dovere, etichetta: in tutto questo tempo voi mi avete frainteso. Io vivo di pane, proprio come voi; provo desideri, assaporo il dolore, ho bisogno di amici. Così asservito, come potete venirmi a dire che sono un re?
Riccardo II, Shakespeare

Commenti

Post popolari in questo blog

Pensioni? Facciamo un bello spot. Il solco tra disagio sociale e politica 📺

(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani).  Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...

Risveglio in cucina: silenzio e rito del caffè ☕

(Marina Zinzani) ▪️ 🧘 Solitudine necessaria: silenzio, aria fresca e la tregua dalle notizie Il risveglio del mattino, silenzio in cucina, guardare fuori, aprire la finestra e respirare l’aria fresca: quei minuti prima che tutto inizi si accompagnano ad una solitudine piacevole, necessaria. Il rituale del caffè. Il preparare la colazione. La televisione spenta. Nessuna notizia è ancora entrata, provocando in qualche modo pensieri, reazioni emotive: un nuovo femminicidio, venti di guerra che non si attenuano. Si è da soli, in quei minuti di silenzio. ☕ Il rito della quiete: caffè, pensieri tenui e l'imminente flusso Il caffè sorseggiato. Pensieri per la giornata. Le cose da fare. Uno spazio dove il silenzio è vita, l’assaporare una quiete che dura pochi minuti, perché poi la casa si anima. È tutto un correre, poco dopo. O un fare delle cose, assorbiti da un flusso continuo, spesso fatto di doveri e incombenze. Ma prima, in cucina, guardando dalla finestra, si riesce a vedere il tet...

Il campanello dello 8: un abbraccio dopo il segreto

(Introduzione a Paolo Brondi). Nella cornice idilliaca di una villa a Fiesole, si consuma il dramma silenzioso di Saverio. Diviso tra l'amore profondo per la sua compagna Laura – un commissario capo assorbito dai doveri della giustizia – e una solitudine pomeridiana che riapre antiche ferite d'abbandono, l'uomo si ritrova a fare i conti con il vuoto e la noia.  Sarà un'interruzione brusca e inaspettata nella routine del suo studio medico, lo squillo insistente di un campanello alle otto del mattino, a squarciare il velo sui segreti del passato. Il racconto ci conduce lungo i sentieri misteriosi degli affetti familiari, dove una verità rimasta a lungo nell'ombra si trasforma nell'occasione per riscoprire il senso profondo dell'amore e della fraternità. (Paolo Brondi). La vita a Fiesole e la solitudine di Saverio Saverio Motta e Laura Baldi, ormai conviventi, vivevano tranquilli in una villa, da lei acquistata per una fortunata occasione, a Fiesole. Vi si acce...

Il calore del ritrovarsi: la festa come viaggio emotivo tra passato e presente

(Introduzione a Marina Zinzani). Le feste, specialmente quelle che celebrano i grandi traguardi della vita come i matrimoni, non sono solo occasioni di convivialità, ma veri e propri catalizzatori di emozioni. Diventano il pretesto perfetto per riannodare i fili del tempo, permettendo ad anime che hanno condiviso un tratto di strada passato di incrociarsi nuovamente. Che si tratti di cugini, zii o parenti lontani, queste occasioni riaccendono una scintilla profonda, sospesa tra nostalgia e gioia. (Marina Zinzani). L'incontro delle anime e l'anello dei ricordi Ritrovarsi dopo tanti anni: si organizza una festa, in genere è ad un matrimonio che ci si ritrova, ma non solo. La festa diventa un incontro di anime, che provengono dal passato, con cui si è fatto un tratto di strada assieme. Succede fra cugini, zii, parentele varie. I ricordi appaiono come avviluppati da un manto nostalgico, piacevole, umoristico anche, sono come anelli che si uniscono ed arrivano alla parte più profond...