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Eddy, caro

Voglia di famiglia, a distanza


di Catia Zinzani

Anni fa io e mio marito abbiamo accolto, attraverso un’associazione, un bambino della Bielorussia, con tanta emozione ma anche paura.  
Eddy era un bambino dell’orfanotrofio, con molte problematiche e una storia alle spalle molto triste. Aveva cambiato molte famiglie, non riuscivano a gestirlo. Abbiamo passato momenti difficili ma anche bellissime emozioni, per noi era diventato come un figlio. D’estate lo portavamo in vacanza in montagna, trascorrevamo delle bellissime giornate camminando e giocando, lui era sereno.
Per tre anni venne da noi in estate, poi un bel giorno l’associazione ci disse che in Italia non sarebbe più venuto, perché la zia l’avrebbe preso in affido. Fu un duro colpo il pensiero di non rivederlo più. Chiedevamo sue notizie ma nessuno sapeva più niente.
Dopo un po’ di tempo abbiamo deciso di andare in Bielorussia, a trovare la bambina che nel frattempo stavamo ospitando. Ci fermammo ad una stazione di servizio un po’ prima di arrivare, e dietro una siepe venne fuori un ragazzino con un secchio in mano, e ci chiese se poteva lavare il vetro del furgone. Lo guardai e lo riconobbi subito, era lui, era Eddy. Gli corsi incontro, lo abbracciai forte, non mi sembrava vero!
I suoi occhi erano tristi, sembrava un nomade, non era più quel bambino solare. Parlammo tanto e gli dissi che l’avrei aiutato, ma purtroppo in Italia non poteva venire. Lui pianse, ci salutammo. 
Una volta a casa gli mandai degli aiuti. Ci siamo sentiti di continuo da allora. Ora è un uomo sposato ed ha una bimba, ed è felice nel suo Paese. Ogni tanto parliamo di lui e un po’ ci manca.

Commenti

  1. Molto commovente. Sono bene cosa è rappresentato per voi. Siete persone meravigliose.
    Grazie Liana

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