Passa ai contenuti principali

La voce distorta delle statue

Le statue (Montanelli in Italia o Colombo in America) attirano una furia iconoclasta in nome della purezza ideologica. E' sbagliato semplificare il passato. E distorcere la storia con la faziosità


di Bianca Mannu

Dissento dalla furia iconoclasta. La distruzione di monumenti è una reazione di pancia, la quale sembra mirare a ristabilire una verità adulterata. In realtà fallisce lo scopo, perché, cancellando elementi simbolici, libera dall'impegno di interrogare la storia per far riemergere ciò che è stato eluso o rimosso e lasciarne nuova traccia accessibile. Ciò che resta, e per poco, è solo maceria.
Tutti dovremmo diventare consapevoli, tramite l'istruzione scolastica e la libera informazione, che ogni statua, ogni cippo, allude, non a un solo fatto, ma a un contesto in cui si è lottato e si lotta, ci si è contrapposti e ci si contrappone contro o per qualcosa, di cui una parte di umanità è priva. Il contesto e i fatti non sono mai neutri, son terreno di parole d'ordine, di obiettivi da raggiungere o da contendere, posta di lotte.
Quando una decisione d'imperio, locale o statuale, decide di dare visibilità, stile e parola, per dir così,  a un personaggio o a un accaduto, si appropria di un significato o lo distorce a proprio uso e lo pone come espressione accettata dall'intera collettività. In realtà la scelta dell’evento, il modo di presentarlo alla memoria è piuttosto espressione di un ricarico simbolico che, nel migliore dei casi, esprime la volontà egemonica della parte vincente o prevalente sul tutto.
E' come una postazione militare occupata che, ricevendo una certa sottolineatura, testimonia di fatti e contesto come indiscutibili, mentre in realtà subisce torsioni in senso "partigiano" o autoreferenziale del potere costituitosi.
E' bene, allora, apportare dei correttivi, non alle statue o ai cippi, ma ai luoghi, con altri segni ugualmente autorevoli e forse più rispettosi delle verità storiche. Bene che la critica storica sia parte dell'informazione attuale, della cultura storica, della cultura  generale e della formazione scolastica.  Dunque bene che il Montanelli (lo cito perché se n’è tanto scritto e detto nei media) venga ridiscusso storicamente e così la stessa decisione che lo volle a modello e che forse rappresentò un atto politicamente meno trasparente di quanto si voglia far credere.
La questione statua-Montanelli è effetto del familismo del potere, quel legame poco perspicuo che sostiene collegamenti profondi tra individui e famiglie appartenenti alle élite di potere, ed è nel tempo assai più saldo della fedeltà alle diverse e avverse militanze.

Commenti

  1. Interessante punto di vista...condivisibile, se non fosse per un fatto occorsomi qualche tempo fa quando mi capito' di provare la stessa "reazione di pancia", che evidentemente han provato quelli che hanno "ridipinto" Montanelli, nell'imbattermi casualmente in uno dei cartelli denominatori delle vie della mia cittadina, su cui era scritto Piazza Bettino Craxi.
    Ecco, e' quella voglia di prendere a zampate tanto il cartello quanto il fiero palo che lo sosteneva, che mi e' tornata alla mente quando ho avuto notizia dello sfregio alla statua del "grande" Montanelli;
    Pertanto pur ritenendo valida la considerazione di base, credo che qualche limite possa esser messo e penso che fuori da quel limite possano tranquillamente accomodarsi tanto il "grande statista" quanto il valoroso giornalista, strenuo difensore della razza.
    tanto per...( tratto da wired.it L. Mastrodonato):
    "Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può. Non si deve”, scriveva il giornalista nel 1936;
    Negli anni ’60 invece il giornalista, commentando le rivolte per l’iscrizione di un afroamericano all’università di Oxford, scrisse che per quanto la sollevazione segregazionista fosse un errore, “tuttavia questo errore e questo sopruso sono stati un eccesso di difesa ispirato da una preoccupazione che purtroppo è legittima: quella della salvaguardia biologica della razza bianca”. Sempre in quegli anni, peraltro, Montanelli rilasciava un’intervista a Le Figaro Littéraire in cui diceva: “Ah! La Sicilia! Voi avete l’Algeria, noi abbiamo la Sicilia. Ma voi non siete obbligati a dire agli algerini che sono francesi. Noi, circostanza aggravante, siamo obbligati ad accordare ai siciliani la qualità di italiani“.
    Sono solo alcuni episodi, sparsi nel tempo, della figura e del pensiero del grande Indro Montanelli. Testimonianze che rendono il matrimonio colonialista con una dodicenne solo una tessera di un puzzle ben più ampio, dove al passare dei decenni continuavano a emergere tracce di razzismo, suprematismo, antimeridionalismo. Tracce del Montanelli fascista, insomma. L’interrogativo più esatto è allora quello con cui Mimun aveva terminato il suo sfogo nel 1995: Montanelli è ancora fascista? Un dubbio che, a rileggere la sua letteratura oggi, appare legittimo. Anche per le ombre che ci sono sulle parti più esaltate del personaggio, come quella militanza antifascista dopo la rottura con il regime che a posteriori sembrò essere più un elemento di facciata e su cui il giornalista non accettò mai di fare chiarezza.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Pensioni? Facciamo un bello spot. Il solco tra disagio sociale e politica 📺

(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani).  Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...

La reputazione tra parole e silenzio: la lezione del principe Andrea in "A Very Royal Scandal"

(Introduzione a Marina Zinzani). Esistono momenti in cui siamo posti davanti a un bivio cruciale per la nostra immagine pubblica e privata: affrontare una tempesta parlando per difenderci o chiuderci nel silenzio sperando che passi? È il dilemma universale della reputazione, un nodo cieco che attraversa le decisioni di ognuno di noi e che la miniserie Sky A Very Royal Scandal fotografa in un caso di scuola macroscopico: il crollo mediatico dell'ex principe Andrea d'Inghilterra. (Marina Zinzani). Il bivio del Principe Andrea Una miniserie di tre puntate, A Very Royal Scandal, attualmente su Sky, accende i riflettori su un evento del 2019, che riguarda la famiglia reale inglese. L’ex principe Andrea (ora non ha più titoli nobiliari) è accusato da Virginia Giuffre di essersi intrattenuto con lei quando era minorenne.  La stampa non parla d’altro, la situazione è davvero imbarazzante. Anche perché inizia a girare la foto di loro due insieme, nella casa di Ghislaine Maxwell, fidan...

Risveglio in cucina: silenzio e rito del caffè ☕

(Marina Zinzani) ▪️ 🧘 Solitudine necessaria: silenzio, aria fresca e la tregua dalle notizie Il risveglio del mattino, silenzio in cucina, guardare fuori, aprire la finestra e respirare l’aria fresca: quei minuti prima che tutto inizi si accompagnano ad una solitudine piacevole, necessaria. Il rituale del caffè. Il preparare la colazione. La televisione spenta. Nessuna notizia è ancora entrata, provocando in qualche modo pensieri, reazioni emotive: un nuovo femminicidio, venti di guerra che non si attenuano. Si è da soli, in quei minuti di silenzio. ☕ Il rito della quiete: caffè, pensieri tenui e l'imminente flusso Il caffè sorseggiato. Pensieri per la giornata. Le cose da fare. Uno spazio dove il silenzio è vita, l’assaporare una quiete che dura pochi minuti, perché poi la casa si anima. È tutto un correre, poco dopo. O un fare delle cose, assorbiti da un flusso continuo, spesso fatto di doveri e incombenze. Ma prima, in cucina, guardando dalla finestra, si riesce a vedere il tet...

Il campanello dello 8: un abbraccio dopo il segreto

(Introduzione a Paolo Brondi). Nella cornice idilliaca di una villa a Fiesole, si consuma il dramma silenzioso di Saverio. Diviso tra l'amore profondo per la sua compagna Laura – un commissario capo assorbito dai doveri della giustizia – e una solitudine pomeridiana che riapre antiche ferite d'abbandono, l'uomo si ritrova a fare i conti con il vuoto e la noia.  Sarà un'interruzione brusca e inaspettata nella routine del suo studio medico, lo squillo insistente di un campanello alle otto del mattino, a squarciare il velo sui segreti del passato. Il racconto ci conduce lungo i sentieri misteriosi degli affetti familiari, dove una verità rimasta a lungo nell'ombra si trasforma nell'occasione per riscoprire il senso profondo dell'amore e della fraternità. (Paolo Brondi). La vita a Fiesole e la solitudine di Saverio Saverio Motta e Laura Baldi, ormai conviventi, vivevano tranquilli in una villa, da lei acquistata per una fortunata occasione, a Fiesole. Vi si acce...