Passa ai contenuti principali

Svelto di parola

In un lembo immaginario della Sardegna, il ribelle Ranieri se ne va di casa, libero da costrizioni. Come sbarca il lunario? Un lavoro con i braccianti. Ma forse è solo una diceria

di Bianca Mannu
(Tratto dal libro Da Nonna Annetta, ed. La Riflessione, 2011)

Ranieri era nato povero e primo di una numerosa schiera di fratelli minori. Sua madre, rimasta vedova e senza terra, doveva faticare non poco per accudire altri cinque mocciosi, la sola eredità che il marito le avesse lasciato. Rimediava la sopravvivenza lavando al fiume la biancheria di numerose famiglie benestanti, compresa quella di nonna Annetta. Ma neppure con un po’ d’orto e di galline ovaiole campava.
Stretta dai bisogni crescenti, Pinotta aveva più volte tentato di mandare il figlio maggiore a servizio, come servo pastore o bovaro. Ma Ranieri si era sempre ribellato; e più d’una volta prese la fuga. L’ultima volta fece perdere le sue tracce per intere settimane, tanto che lo pensarono morto. Invece tornò a casa di notte, più nero e più lungo che mai, ma col sacco pieno di tutto ciò che di commestibile era riuscito a predare nelle campagne e nelle capanne incustodite dei pastori. E alla madre, che voleva rimandarlo a servizio, minacciò il suicidio. Si sarebbe impiccato al noce che sorgeva, solitario e imponente, sul lato est della scarpata sovrastante il loro abituro.
“Se morirai impiccato, non sarà certo per colpa mia. Però gira al largo, perché a te da mangiare non ne do”, affermò recisamente Pinotta.
Da quel momento Ranieri visse libero come un uccello: bazzicava ancora le campagne, specialmente quelle tra Mandara e Isoli, meno brulle, con chiusi più grandi e orti e ovili. Là c’era sempre la speranza di rimediare qualcosa. A Gesòli lo si vedeva di rado. Si seppe poi che s’era intruppato fra le compagnie dei braccianti, i quali nel periodo della semina, della zappatura, della sarchiatura e del raccolto, giravano i paesi offrendo manodopera.
Così lui, svelto di lingua come lo era di fiuto, divenne una specie di capoccia. Trattava ingaggi e soluzione di contratti per singoli e per gruppi; sulla parola, s’intende; perché leggere sapeva poco o niente, e scrivere, neanche a parlarne. Però si raccontava che fosse abile nell’ottenere buoni contratti a promessa, ma più ancora nello spremere margini di agio dai proprietari dei campi come dai lavoranti. Ma era più quello che si diceva di quanto realmente facesse.
Pinotta continuava a lavare, ma forse con minore esasperazione. Aveva spedito a servizio la sorella contigua di Ranieri e incassava il suo piccolo salario; senza contare che non le pesava più il suo mantenimento. Anzi da quei padroni qualcosa pioveva sempre, almeno per le feste. Sentendosi appena sollevata nel carico di lavoro, pensò bene facilitarsi l’onere di sfamare meglio le bocche rimaste. Incrementò l’allevamento dei polli, di cui vendeva le uova nella bottega dove “teneva libretto”, e inoltra ingrassava il maiale. Dapprincipio uno solo, poi due. E così rimediava il grasso da condimento per tutto l’inverno e oltre. E ne vendeva persino ai lavoranti di passaggio: a quelli più poveri, che non potevano spendere per comprare un companatico migliore.
Dei quattro ragazzini rimasti a casa, due li sguinzagliava nelle campagne circostanti per procurare erba e mangimi di fortuna per le bestie (qualche po’ di crusca gliela procurava Ranieri, quando, avendo procurato qualche bene, tornava dal suo lungo giro). Gli ultimi due mocciosi avevano bazzicato l’asilo e preso il caffellatte gratis dalle monache; e ora facevano irruzioni a scuola con profitto incerto. La sera si tiravano dietro una capra e frequentavano i dirupi umidi, dove prosperavano gli arbusti.

Commenti

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il mio mondo in una tazzina di caffè: ricordi di una donna

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono gesti quotidiani che scandiscono la nostra esistenza. Il profumo di una moka che sale, il rumore del macinino di legno, la schiuma calda di un espresso al bar: per la protagonista di questo racconto, il caffè non è soltanto una bevanda, ma una mappa emotiva. Attraverso il suo aroma, l'autrice ci riaccompagna nei ricordi della prima infanzia, tra le ombre delle relazioni passate e le prime scintille di una sofferta emancipazione, fino alla conquistata serenità della maturità.  (Daniela Barone). Il profumo dei primi anni e il rituale della moka Il primo caffè che assaggiai fu quello di Carlotta, la mia anziana vicina di casa. Io avevo solo quattro anni ma accettavo con piacere di mettere i grani lucenti e profumati nel macinino di legno che faceva un rumore simpatico.  Data la mia tenera età mi era concesso di berne solo un cucchiaino ma devo ammettere che non ne ero entusiasta. Imparai ad apprezzarlo da ragazzina, al ritorno dal liceo; a...

"Move to Heaven", il potere delle cose che restano

(Introduzione a Daniela Barone). Lasciare andare le persone amate è uno dei passi più complessi dell'esistenza, un percorso in cui gli oggetti materiali cessano di essere semplici cose per trasformarsi in custodi di memorie, segreti ed emozioni taciute.  Qui, l'esperienza dolorosa dello sgombero della casa genitoriale diventa la chiave di lettura per esplorare Move to Heaven, celebre serie televisiva coreana targata Netflix. Il racconto ci invita a superare il tabù occidentale della morte, mostrandoci come il ricordo e la cura verso chi non c'è più possano diventare uno straordinario strumento di rinascita per chi resta. (Daniela Barone). Il doloroso addio Una persona amata ci lascia, le sue cose rimangono. Arriva per tutti il momento doloroso di svuotare la casa dei propri cari; c’è chi preferisce svolgere autonomamente l’incombenza e chi preferisce condividerla con qualcuno.  Io dovetti farlo da sola per entrambi i miei genitori, morti a distanza di sette mesi l’una dall’...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

La rotta del mare: viaggio interiore oltre il passato

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni. Una potente allegoria sulla consapevolezza e sul libero arbitrio interiore. Come muoversi tra il rischio di rimanere imprigionati nella nostalgia e l'atto coraggioso di correggere lo sguardo? Un componimento che invita al silenzio e all'attesa attiva, ricordandoci che per tornare a navigare verso il futuro occorre smettere di guardare indietro. (Maria Cristina Capitoni) Abbagli e richiami improvvisi disturbano il flusso leggero un filo sottile conduce al sentiero  correggi lo sguardo  che guarda all’indietro  immagini e voci passate son solo riflessi e il fiato non basta per tutti  conviene aspettare  finché non riaffiora la rotta del mare.