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Covid-19, il parrucchiere per rinascere

Il gesto di andare dal parrucchiere nel post Covid-19, un piccolo atto di libertà


di Laura Maria Di Forti

Lunedì 18 maggio i parrucchieri hanno riaperto le porte dei loro negozi. Giorno memorabile per anziane signore bisognose di tinta, per giovani capelloni desiderosi di un taglio che li faccia uscire improvvisamente e una volta per tutte dall’incubo degli anni ’70 e per ragazze smaniose di una pettinatura all’ultima moda.
Hanno riaperto di lunedì, giorno per tradizione riservato alla chiusura settimanale, e hanno imposto appuntamenti per evitare le resse, inevitabili dopo tre mesi di chiusura, decisi a lavorare fino a tarda ora e anche la domenica mattina, come i barbieri.
I parrucchieri hanno provveduto a mascherine di emergenza, a guanti e gel disinfettanti, hanno liberato i ripiani di tutti i giornali, assolutamente proibiti in questo periodo, e si sono presentati muniti di forbici e di tanta grinta.
Il mio parrucchiere, come tutti ingrassato di almeno cinque chili per il cibo confortante ingurgitato in quantità sovrumana, sembrava un drogato in astinenza: aveva bisogno di prendere in mano i capelli, trattarli, tingerli, tagliarli e lavorarli come se fossi dovuta andare a sfilare sul tappeto rosso.
Però, dopo, mi sono sentita rinata. Non soltanto bene o a mio agio, non puramente in ordine o finalmente degna di me stessa, ma letteralmente rinata. Mi sono sentita come il serpente che cambia pelle, la crisalide che diventa farfalla, come se improvvisamente fossi tornata ad essere donna, nel senso di femmina, e non solo un essere umano che, più simile forse ad uno zombie che ad una persona, esce unicamente per fare la spesa e basta. D’altronde io il cane non ce l’ho, e pertanto tante scuse per uscire non le avevo, uscivo solo per necessità.
Lunedì 18 maggio sono invece uscita dal negozio con le ali, leggera come una piuma che volteggia nella brezza di una giornata di sole lungo la riva del mare. Quasi quasi, se ci penso bene, credo di aver persino sentito in lontananza il suono melodioso di archi e cembali, tanto era paradisiaca la sensazione provata.
Probabilmente, una soddisfazione così non la proverò mai più, e in fondo lo spero proprio, vorrebbe dire che tutto sarà finito. Una simpatica vignetta, una di quelle che spopolano in rete, recita così: ci accorgeremo che tutto sarà finito quando in farmacia venderanno le mascherine con l’offerta 3x2. Speriamo presto! I parrucchieri, allora, potranno di nuovo riposare il lunedì.

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