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L'uomo che sussurrava al mare

Era bello quell’uomo in riva al mare: un’aria fiera, una giacca un po’ sdrucita

di Cristina Podestà

Lo vidi a distanza. Camminava curvo sul tramonto di un giorno qualunque, di un giorno che non sa che da lì a poco arriverà la sua fine, inghiottito nel rosso del mare. Il suo sorriso era estasiato; il volto, qualche ruga qua e là, evidenziava una bellezza passata, ma ancora persistente; gli occhi vivaci, determinati e forti, pur con il peso sulle spalle di tante atrocità.
La lentezza dei movimenti adesso, non contrastava con la tenacia che traspariva dal suo portamento. Ed era bello a vedersi, bianco il capello, scura e un po' sdrucita la vecchia giacca, rotte le scarpe, una fierezza inusitata e lampi d’orgoglio nell’incedere. Il mare rumoreggiava nel silenzio circostante; l’acqua portava e la risacca si riprendeva conchiglie, granchietti, sassolini colorati e variopinti.
Lo osservavo incuriosita; mi ricordava qualcuno, un nonno, un conoscente chissà! La sua presenza era buona, mi faceva sentire caldo il cuore. Mi avvicinavo senza dare nell’occhio; volevo che lui non fosse interrotto nei suoi pensieri da una sconosciuta, ma la mia curiosità era forte e prepotente, cosi continuavo nel mio passo.
Volse lo sguardo al mare e cominciò a parlare con lui, parlò agli scogli, alle acque, al cielo; parlò ai suoi cari, al mondo e a se stesso. “Partimmo insieme, tanto tempo fa, diceva, partimmo da un luogo tanto lontano. Giovani e fieri, le nostre donne e i bambini con noi, gli zaini in spalla, i piedi scalzi, il vento in faccia e nessun timore.”
Parlava l’uomo al mare. Ed io, accostandomi, riuscivo a percepire qualcosa. Si voltò di scatto e mi vide. Io arrossii sapendo di averlo tradito, di averlo spiato in un attimo tutto suo e privato. Volendomi scusare mi avvicinai di più.
“Buonasera” dissi. Avrei voluto dire altro ma mi mancavano le parole giuste. Mi scrutò prima serio, poi abbozzò un sorriso. “Mi accompagna al bar? Avrei voglia di bere qualcosa!” Lo presi sottobraccio mentre annuivo e lui si appoggiò. Intanto che camminavo, affondando i piedi nella sabbia e stringendo al mio braccio la sua mano, mi sentii sollevata e contenta.
“Che ne dice, si ferma a prendere un aperitivo con me?” Azzardai. “Grazie” rispose “volentieri. Lei però non fa bella figura con uno come me.” Si schernì. “Lei invece è bello come è; rappresenta le nostre radici, la nostra storia. Io ho sempre apprezzato gli anziani che portano dentro saggezza e conoscenza. Stia tranquillo, tra i due lei è la persona migliore, non ho dubbi, lei certamente ha vissuto epoche difficili, tormenti a me sconosciuti e ha lottato come un leone. Si vede. Glielo leggo negli occhi.”
Sorrise sorpreso e si fermò. Mi prese le mani e me le baciò; ed io ripresi a camminare fiera con lui sottobraccio, verso il bar dove dei bambini facevano un chiasso infernale.

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