Passa ai contenuti principali

Le mani del padre

Un padre e il figlio, i gesti e i momenti insieme

di Marina Zinzani

Le mani che tagliano il cordone ombelicale è un’emozione che fa quasi stare male, intensa, unica. Le mani che prendono in braccio il figlio appena nato quando la notte non dorme, quando la mamma è stanca, e allora deve provarci lui, il padre, a farlo acquietare. Se lo appoggia al petto, e cerca di narrargli storie, ha sonno, alla fine si addormentano tutti e due.
Le mani che lo tengono per mano, una mano decisa, l’idea di essere forte, punto di riferimento, deciso quanto serve, ma dentro avere mille dubbi, non si è mai pronti ad essere padri. Le mani che montano la prima costruzione, un giocattolo favoloso, e il piccolo urla, entusiasta. Le mani che lo se lo tengono sulle ginocchia, mentre ci sono i cartoni alla tv e la mamma cucina.
Le mani che raccolgono il primo disegno, questo sei tu, questa la mamma, questo sono io. Le mani che fanno un gesto autoritario, e con lo sguardo lo fulmina, insegnargli i pericoli. Avere una paura fottuta che succeda qualcosa. Le mani che gli rimboccano le coperte, dopo avere parlato animosamente di una partita di calcio, sa già tante cose, piccola parentesi di felicità.
Le mani che lo accompagnano a scuola, maestre e compagni, quaderni, libri, cosa dirgli ora? Studia, devi portare a casa bei voti così poi, a fine anno scolastico, ti regalo... Cose superate, che faceva suo padre, e il padre di suo padre. Altro tempo ora, ma molta indecisione. Deve studiare. Le mani che sono state tutte il giorno davanti a delle carte al lavoro, la testa scoppia, e il bambino è vivace, una peste, chi gli sta dietro.
Le mani che se lo vedono sfuggire quando corre dai compagni, adesso si sentono altre parole in casa, parole che ha sentito fuori, non parole belle, non quelle che lui gli ha insegnato. Le mani che si fermano, non lo accarezzano, non sanno cosa fare, di fronte al suo sguardo triste, è un periodo difficile per tutti.
Le mani che nascondono una lacrima, poi in bagno è un pianto dirotto. E’ piccolo suo figlio, cavoli. Non si sfascia una famiglia così, e sua moglie avrà le sue ragioni, ma... Provarci, se non mentire. Il bambino ne soffrirebbe troppo. Le mani che fanno zapping, pilota automatico nella mente, discussioni azzerate dopo che si è appurato che la lingua, quella dei sumeri, dei babilonesi, non riesce a comprendere la lingua di uno sperduto paese del Perù. Così erano ormai le discussioni con sua moglie. Così sono finite.
Le mani che sbattono la porta, e fuori manca l’aria, non si respira, è troppo dura. Le mani e le certezze delle madri, il loro impegno che ne fa una vita piena, e la sua diventa terribilmente vuota. Le mani che sorreggono la testa, nel silenzio di una stanza, in una casa minuscola, senza amore. Le mani che un giorno si lavano la faccia con acqua fresca, che aprono la porta della nuova casa e decidono che deve entrarci aria, molta aria.
Le mani che cucinano, che accolgono il bambino, bambino che cresce, che cambiano programmi alla tv e poi arrivano alla partita fatidica, loro due sul divano, e le urla, quando si arriva al gol. Le mani che sono timide, meno accoglienti di una madre, meno espansive, ma cercano di essere mani solide, mani che stringono altre mani, di insegnanti, di genitori di compagni, di istruttori, le cose che fa un figlio, l’importante è esserci, essere presenti.
Le mani che si privano di una cosa piacevole, per un regalo, un assegno più grande. Le mani che accoglieranno la prima ragazzina, cosa dirgli, cosa fa un padre in questi casi, senza apparire retorico e fuori moda? Le mani che vorrebbero dargli uno schiaffo per la stupidaggine che ha fatto, ma si trattiene, deve trattenersi.
Le mani che aprono il frigorifero, prendono una birra, accendono la tv, non è ancora tornato ed è quasi l’alba. Le mani che rimangono in tasca, in una sorta di timidezza, il padre sta un passo indietro, deve garantire il mantenimento, la stabilità economica, secondo certe donne. Ma quante cose ha un padre dentro, non espresse.
Le mani che si vestono con un abito che non si indosserà facilmente un’altra volta, si sposa, si sposa! Le mani una vicino all’altra, e cade una lacrima, siamo arrivati fino qui, e sembra ieri, quel vagito, quella vita che ha acceso. E ora una cerimonia, e tanti invitati, e tanta gente, e tanto, tanto, e in quel tanto, il chiedersi se è stato un bravo padre. Suo figlio si gira e gli sorride e quel sorriso dice tutto, è il loro codice segreto. E lui è un uomo felice.

Commenti

Post popolari in questo blog

Tajani e la Polizia “oppressa” dal PM: se la Legge diventa un ostacolo 🧭

(Introduzione ad a.p.). La proposta del ministro Antonio Tajani di "liberare" la Polizia Giudiziaria dal controllo del PM nasconde l'insidia dello smantellamento dei presidi costituzionali. L'articolo 109 della Costituzione (sulla dipendenza della Polizia dal pubblico ministero) non è un laccio burocratico, ma lo scudo che garantisce a ogni cittadino una giustizia indipendente dal potere politico. (a.p.) Le parole di Tajani: se la "liberazione" diventa sottomissione « La separazione delle carriere non basta. Dobbiamo liberare la Polizia Giudiziaria dal controllo dei Pubblici Ministeri ». Questa frase, pronunciata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani (La7, 25 gennaio 2026), apre uno scenario oltre la cronaca politica. Non siamo di fronte alla scelta di un lessico opinabile, ma a un impianto ideologico che sembra voler riscrivere i principi della nostra Costituzione. È una dichiarazione che, forse più di ogni altra, illumina il senso profondo della riform...

La guerra, lato oscuro dell’uomo: un’eredità di memoria e speranza 🌈

(Introduzione a Daniela Barone). Dai racconti di guerra dei genitori all'impegno civile tra i banchi di scuola. Un viaggio nella memoria familiare che attraversa l'orrore dei conflitti e il dovere della testimonianza, per approdare a una convinzione profonda: solo la cultura della riabilitazione e dell'inclusione può spezzare il ciclo della violenza. (Daniela Barone) ▪️ Tra Genova e i Nebrodi: la guerra come racconto familiare Fin da piccola amavo ascoltare le storie dei miei genitori sulla guerra. Ciò che mi piaceva di più era però la diatriba che ogni volta si innescava in modo quasi teatrale fra papà e la mamma.  « Genova fu colpita duramente dai bombardamenti, sai? Ancora adesso ricordo le sirene che ci svegliavano di notte. Che incubo! Scappavamo da casa con coperte e cuscini per raggiungere in fretta le gallerie-rifugio. » mi raccontava con enfasi.  « Eh, quante ne abbiamo passate » continuava la mamma lanciando occhiate provocatorie a papà.  Lui ogni volta l’interr...

L'attesa di Felice Casorati: il tempo sospeso e la speranza 🎨

(Introduzione a Marina Zinzani e ad a.p.). Il ciclo poetico di Marina Zinzani evoca la solitudine del nido vuoto e l'inquietudine di chi cerca un segno. Questa tensione tra il desiderio di pienezza e l'isolamento trova un riflesso pittorico intenso nell'opera di Felice Casorati, "L'Attesa" (1918). Il quadro, austero e metafisico, non dipinge solo uno stallo, ma la membrana sottile e vibrante che separa la paura dalla speranza. 📝 La casa vuota: tra nido svuotato e silenzio sacro (Marina Zinzani - POESIA) ▪️ Casa vuota, e attesa. Attesa di un figlio, cambiato dalla sua nuova vita, si è sposato. Io sono la madre, mi sento improvvisamente sola, la sindrome del nido vuoto, forse. Casa vuota e attesa. Attesa che lui torni, il suo cuore torni, il suo cuore è altrove, lo sento. Sento l’amarezza e l’inquietudine dei suoi silenzi, qui in casa. Casa vuota e attesa. Attesa di un segno, che Dio torni a parlarmi, io, con la mia tunica da prete, e il silenzio che è calato ...

L’algoritmo Guardasigilli: se la Giustizia rinuncia al giudizio ✨

(Introduzione ad a.p.). L’intelligenza artificiale in tribunale non è solo una sfida tecnologica, ma il sintomo di una pericolosa stanchezza democratica. Dietro il mito della "giustizia pronta all'uso" si cela la rinuncia al giudizio umano e la rimozione del concetto di Legge come limite invalicabile. Un’analisi critica su come la tecnocrazia stia tracimando nelle riforme moderne, trasformando il diritto in un algoritmo al servizio del potere. (a.p.)  Il miraggio della Giustizia digitale Negli ultimi anni l’idea che l’intelligenza artificiale possa contribuire in modo decisivo all’amministrazione della giustizia ha progressivamente abbandonato l’ambito della fantascienza per entrare nel discorso pubblico. Non parliamo più di scenari futuribili, ma di una realtà che si estende a macchia d'olio: sistemi di AI sono già utilizzati per il calcolo del rischio di recidiva, per l’allocazione delle risorse giudiziarie e per il supporto alle decisioni amministrative. Con l’avve...

Valentino, l'ultimo imperatore: il rosso, la seta e l'eredità della bellezza

(Introduzione a Marina Zinzani). Questo omaggio a Valentino Garavani non è solo una cronaca del lusso, ma un'analisi estetica sul senso profondo del "creare". L'autrice esplora il contrasto tra l'artigianalità lenta di un tempo, paragonabile alle belle arti, e la velocità spesso priva di anima della moda contemporanea. Attraverso il celebre "Rosso", il testo celebra la capacità di uno stilista di trasformare la stoffa in energia vitale e in uno strumento di riscoperta del sé. (Marina Zinzani) ▪️ Il tocco del genio e la ricerca della bellezza Una vita dedicata alla rappresentazione della bellezza. La recente scomparsa di Valentino ricorda il suo talento unico, il tocco particolare, fatto di leggerezza e ricerca, quel tocco che voleva rendere più belle le donne. Il suo mondo emerge anche nel film-documentario “Valentino: l’ultimo imperatore”, che mostra il dietro le quinte di una sfilata, la sua vita quotidiana, l’attenzione estrema ai dettagli. L’idea che...